La Torino dell’Avvocato Agnelli e quella di oggi, si può fare un confronto?
«L’Avvocato è stato un uomo illuminato, di grande visione, che ha contribuito a far conoscere il Piemonte e l’Italia nel mondo. Un confronto penso non sia possibile, perché esiste una sola Torino e un solo Piemonte, in una sola frase “essere sabaudi”.
L’abbiamo raccontato l’11 maggio quando abbiamo celebrato i 50 anni di Confindustria Piemonte, con 500 partecipanti provenienti da tutt’Italia alla Nuvola Lavazza. C’è un filo conduttore fatto di qualità, innovazione e serietà, di cui anche l’Avvocato Agnelli fu protagonista e poi trasmise a tutto il mondo, e lo stesso avviene ancora oggi. È un percorso che poggia sul bene più prezioso che ci sia, ovvero il capitale umano, che è il collante e l’abilitatore in ogni singolo ufficio, impianto, stabilimento, centro di ricerca e università. Quando, zaino in spalla, andiamo all’estero a vendere i nostri prodotti, è questo capitale umano che fa la differenza, perché oltre ai nostri straordinari prodotti e servizi, trasmette i valori e il valore aggiunto di quello che produciamo. Lavoriamo insieme con le istituzioni piemontesi e con le parti sindacali, con cui in questi anni difficili abbiamo fatto molto, con un obiettivo chiaro: crescita, occupazione, occupabilità. Anche grazie a questo sforzo quotidiano siamo ancora la quarta regione italiana per export. È un risultato che si costruisce giorno dopo giorno, che origina anche nelle nostre scuole e università, prosegue nelle aziende dove aggiornamento e formazione sono continui».
Lavoriamo insieme con le istituzioni piemontesi e con le parti sindacali, con cui in questi anni difficili abbiamo fatto molto, con un obiettivo chiaro: crescita, occupazione, occupabilità.
Qual è lo stato di salute dell’imprenditoria piemontese, dopo il Covid e con il permanere della situazione bellica?
«Pandemia, costo dell’energia e guerra ci hanno obbligato a guardare in avanti, a difendere e immaginare un futuro che stiamo costruendo di ora in ora. Non c’è più tempo per guardare nello specchietto retrovisore. Grazie a questo spirito da undici trimestri in Piemonte crescono investimenti, occupazione e utilizzo degli impianti. Gli iscritti alle università aumentano, gli innovatori hanno qui terreno fertile dove sviluppare i loro progetti, anche grazie al prezioso contributo delle aziende, del sistema bancario e delle fondazioni di origine bancaria. Possiamo essere contenti? Ci basta? Siamo arrivati? No! Le incertezze perdurano: tanti colleghi e lavoratori, giovani e meno giovani, sono in difficoltà. La politica ha il compito di compiere delle scelte, ma noi imprese abbiamo il dovere di indicare le nostre priorità, non come lista della spesa, ma come acceleratori per fare meglio il nostro lavoro. Insieme alle territoriali piemontesi, alla Piccola Industria, ai Giovani Imprenditori e all’Ance, nel 2021 abbiamo presentato e condiviso con la Regione Piemonte un piano industriale che ha l’obiettivo di generare una crescita del 3% del PIL regionale. Abbiamo così condiviso e identificato undici filiere industriali: Mobilità Sostenibile, Agrifood, Wine, Aerospazio, LifeScience, Tessile, Circular Economy, Costruzioni, Gioielleria, Turismo, Sistema Casa, Energia. E poi 7 obiettivi trasversali: Industria 5.0, Infrastrutture, Logistica, Semplificazione, Development Governance, Competenze, Internazionalizzazione. Questo è il nostro lavoro quotidiano».
Esiste un profilo vincente di giovane imprenditore, e quale può essere la ricetta per diventarlo?
«Non esiste un profilo “jolly”, esistono lo spirito imprenditoriale e la cultura d’impresa. Ogni azienda è un insieme di storie. Certamente i giovani imprenditori devono avere ben chiare le sfide che li attendono. Penso ai processi legati alle transizioni ecologiche, digitali e ambientali, affinché siano processi sostenibili e giusti, inclusivi e rispettosi delle diversità. La neutralità tecnologica deve essere la via maestra da percorrere: è necessario non perdere di vista le ricadute economiche e sociali, oltre che di impatto ambientale. Come Confindustria abbiamo aderito al Global Compact dell’ONU, e ci impegniamo a diffondere questa cultura; e i giovani sono sicuramente ambasciatori di questa visione. Oggi più che mai è poi centrale la crescita dimensionale. Le medie imprese hanno un indice di produttività più elevato, oltre che una maggiore capacità di investimento. Ecco perché ogni sforzo va compiuto per favorire filiere ed aggregazioni, e l’apertura del capitale a investimenti terzi e joint venture di sviluppo. È una direzione che Confindustria e i suoi associati seguono da sempre: le startup devono diventare Piccole Imprese, le Piccole medie e le PMI grandi imprese, e queste multinazionali. Un’evoluzione che è alla nostra portata, e lo stiamo dimostrando. Bisogna però accelerare e ci deve essere una chiara politica industriale che spinga in questa direzione. Si tratta di problemi storici del nostro Paese. Così come per lo sviluppo delle infrastrutture, la riduzione della burocrazia e una politica fiscale che favorisca chi crea lavoro».
Quali sono i progetti di Confindustria Piemonte per il futuro?
«Come abbiamo raccontato ai 50 anni, il lavoro deve proseguire. I prossimi anni ci possono consegnare un Piemonte ancora più competitivo. Guardo alle infrastrutture, dopo più di 30 anni abbiamo finalmente una data di conclusione del traforo della Torino-Lione (che ricordiamo è un tassello fondamentale del corridoio Lisbona-Kiev), ovvero il 2032. Oltre alla TAV, entro la fine di questo decennio, il nostro Osservatorio Territoriale Infrastrutture stima la possibilità che vengano realizzate altre opere, per un controvalore di 23 miliardi di euro, di cui 9 sono ancora da reperire. Parliamo di autostrade, raccordi, retroporti… da cui deriva una ricaduta economica rilevante ma anche una risposta sociale e di sviluppo. C’è poi il tema energetico, che oggi è un costo, e credo debba tornare a essere una risorsa. Abbiamo siglato con Confindustria Asti e Confindustria Veneto un accordo per creare una hydrogen valley nell’astigiano, così come monitoriamo e mappiamo le aree industriali dismesse, che possono essere riconvertite anche per utilizzi energetici. Servono formazione e competenze per gestire questi cambiamenti. Ci sono poi le AI, e nel medio termine ci sarà l’avvento dei computer quantistici: un’altra decisiva rivoluzione. Essere preparati a queste transizioni ci renderà più attrattivi verso nuovi soggetti economici, verso i talenti e i giovani, anche stranieri. Così contribuiremo alla crescita delle filiere nazionali e internazionali di cui le nostre imprese sono già oggi protagoniste».
(foto CONFIINDUSTRIA PIEMONTE)

