Come ogni esperto di marketing sa, un logo può raccontare molto. E il nuovo volto di Banor Sim – tra le principali società italiane indipendenti di wealth management, con circa 12 miliardi di Asset Under Supervision, sedi a Milano, Roma, Torino, Biella e una presenza internazionale a Montecarlo e Londra – lo fa con eleganza e precisione: la “B” interrotta nel suo tratto di design e la scomparsa del quadrato che fino a ieri racchiudeva la stella, simbolo storico del marchio, parlano di libertà, evoluzione e visione. Segni grafici che esprimono un’identità in movimento, pronta a guardare avanti, con lo sguardo rivolto ai prossimi 25 anni.

È quanto ci racconta in questa intervista il fondatore e CEO di Banor Sim, Massimiliano Cagliero, ripercorrendo 25 anni di crescita e tracciando una rotta nel presente, in un mercato scosso da crisi globali, rivoluzioni tecnologiche e nuove generazioni di investitori sempre più preparati ed esigenti.
25 anni di Banor: è tempo di bilanci o di progetti?
«Quando si parla di bilanci, è sempre bene definirne la connotazione. Perché “bilancio” non necessariamente significa chiudere una fase, un capitolo della storia. Per noi, allo scadere del quarto di secolo, è arrivato il momento di una giusta riflessione e autocritica, in quell’ottica di miglioramento continuo che da sempre ci caratterizza. Una riflessione, dunque, che ci permetta di proiettarci al futuro in maniera ancora più chiara. Penso ai primi anni dalla nascita di Banor Sim, periodo stimolante, ma certo difficile, così impegnati nel costruire la nostra reputazione agli occhi di clienti e possibili collaboratori. Oggi è tutto molto più facile: siamo un’azienda accreditata, forte e solida, nonostante l’evidente momento di crisi internazionale. Quindi, tornando alla domanda, rispondo senza dubbio che questo è tempo di progetti per Banor: siamo “serenamente affamati” di nuove sfide e opportunità, e guardiamo con ottimismo al futuro».

Che fase sta dunque attraversando oggi Banor Sim?
«Quella di una serena e ragionata crescita. Se guardiamo i nostri numeri, non possiamo che ritenerci soddisfatti: Banor Sim oggi si avvale di circa 150 collaboratori, di cui 35 acquisiti negli ultimi tre anni, durante i quali i nostri utili sono triplicati, proprio come se fossimo una startup (ma abbiamo 25 anni!). Il nostro però è un business delicato, dobbiamo dimostrare di saper fare sempre meglio, sia con clienti che con i collaboratori. Per questo parlo di crescita serena e ragionata: solo così possiamo permetterci di guardare con fiducia ad altri 25 anni di attività. E questo è il vero lusso del nostro lavoro».
25 anni di storia recente dell’industria finanziaria in Italia: com’è cambiato il mercato delle gestioni patrimoniali e come sono cambiate le esigenze dei vostri clienti?
«Partirei da ciò che non è cambiato ed è quanto bisogna offrire ai clienti: fiducia e trasparenza. Lo facciamo da 25 anni e continueremo a farlo. Di fronte a noi, però, si sta per attuare un passaggio generazionale epocale. Se in passato l’imprenditore era focalizzato solo sulla gestione della sua azienda, ora i figli trentenni sono consapevoli della necessità di gestire anche il patrimonio di famiglia, e lo sono in maniera preparata ed esigente. Noi siamo in grado di stare al loro fianco accompagnandoli nelle loro scelte, forti di un servizio completo e realmente personalizzato di consulenza. Il nostro approccio agli investimenti è di lungo periodo e, in tale ottica, operiamo in completo allineamento di interessi con i nostri clienti, guardando con fiducia al nostro e al loro domani».

La tecnologia, in particolare AI e machine learning, sta guidando una profonda trasformazione in tutti i settori. Come sta cambiando il vostro modo di lavorare e servire i clienti?
«È questa l’area su cui stiamo investendo maggiormente. All’interno del nostro conto economico due sono le voci principali: il personale e la tecnologia, appunto. Ad esempio, abbiamo creato di recente un team composto da matematici, ingegneri e fisici impegnati a leggere i trend di mercato. Il nostro “laboratorio” è nato con l’obiettivo preciso di creare modelli gestionali sfruttando l’intelligenza artificiale. Per noi l’intelligenza umana deve assolutamente restare al centro di ogni processo, a monte e a valle, ma è innegabile il valore dell’AI in termini di efficientamento e snellimento dei processi… e forse non solo».
Ci fa qualche esempio concreto?
«L’Intelligenza Artificiale è diventata un aiuto fondamentale per quei nostri collaboratori che ogni giorno sono in viaggio per analizzare i mercati e devono redigere report accurati in tempi spesso molto rapidi. È uno strumento molto utile anche per coloro che devono leggere quantità importanti di documenti, come i bilanci, i prospetti e possono darli “in pasto” all’AI per velocizzare le analisi. Credo che l’AI abbia innescato un processo irreversibile, che apre a tante possibilità, rendendo più efficiente e produttiva la nostra quotidianità. Credo sia uno strumento di cui oggi non possiamo più fare a meno».

Prima di essere un uomo di finanza, lei è un imprenditore. Dal suo osservatorio privilegiato, quali sono le sfide più importanti che devono affrontare oggi gli imprenditori italiani?
«Nel contesto internazionale attuale, credo che la sfida più grande sia quella di continuare a credere nel nostro sistema Paese e mantenere un approccio positivo. Io ho fiducia nell’Italia. Lo dimostra il fatto che sono tornato a vivere qui, dopo essere stato a lungo all’estero, perché volevo che i miei figli frequentassero la scuola in Italia perché credo nel suo valore. Certo, non mancano elementi che andrebbero migliorati come il sistema fiscale, gli aspetti burocratici… Il mio invito però è a cercare di guardare più spesso anche il bicchiere mezzo pieno, invece che sempre mezzo vuoto».
Una sfida piuttosto impegnativa. Da dove si può cominciare concretamente per guardare al futuro con ottimismo?
«Dobbiamo impegnarci per riuscire a trattenere i nostri talenti in Italia e motivarli. Si parla tanto di immigrazione e troppo poco dell’emigrazione dei nostri giovani. Quando “perdiamo” un candidato è spesso perché sceglie di trasferirsi all’estero. La mia soddisfazione più grande è aver creato oltre 150 posti di lavoro e formato persone che hanno imparato ad apprezzare e condividere la filosofia di Banor Sim, molte delle quali partite come neo-laureati e dopo 20 anni diventati responsabili della loro area di business. Questa è la motivazione che mi fa guardare avanti, insieme alla fiducia incondizionata che i clienti hanno riposto in noi».

Torino ricopre un ruolo speciale nella storia di Banor Sim, ce lo raccontava proprio sulle nostre pagine quasi un anno fa. Che progetti legano oggi Banor a Torino?
«Sono affezionato a Torino, dal punto di vista relazionale ed emotivo, d’altronde è la mia città d’origine. Da un punto di vista imprenditoriale, negli ultimi due anni, è l’ufficio che è cresciuto maggiormente. Un trend che ci ha portato a investire sulla città anche attraverso eventi tematici come l’appuntamento organizzato a Palazzo Madama, in occasione del Natale, o quello di marzo all’Accademia Filarmonica. E poi qui abbiamo il privilegio di accompagnare le grandi famiglie torinesi, quelle che hanno contribuito alla crescita del territorio in passato così come i nuovi, giovani imprenditori. Sto iniziando a conoscerli e devo dire che sono a capo di realtà entusiasmanti. Come al solito, noi piemontesi non siamo molto bravi a promuoverci, ma l’attività è davvero vibrante in questo momento storico. Come Banor Sim stiamo mettendo a disposizione le nostre conoscenze e competenze per accompagnarli nel loro percorso di successo».
Per Banor Sim, i primi 25 anni sono stati “solo” l’inizio: il vero traguardo è continuare a crescere con visione, coraggio e quella fiducia nel futuro che, oggi più che mai, fa la differenza.
(foto BANOR SIM)
