Torino è una delle capitali culturali dell’innovazione italiana, sotto tanti aspetti. Non lo diciamo noi: lo evidenziano le tante storie di evoluzione che nascono e sono nate sul nostro territorio. Una delle più interessanti è Column, piattaforma nata qualche anno fa da un’idea ambiziosa: diventare un collettore (attivo e interattivo) di notizie selezionate da tutti i principali media nazionali, una sorta di Spotify dell’informazione. Abbiamo interpellato Niccolò Ciprianetti, uno dei suoi creatori, per parlare di come sta cambiando il mondo della comunicazione a partire da Torino.
Niccolò, come nasce Column?
«Direi che nasce da un sogno, o meglio dalla visione di uno strumento creato per informarsi in modo “nuovo”. Una piattaforma in controtendenza rispetto al rumore mediatico assordante, soprattutto social, in cui siamo immersi: un mezzo costruito in collaborazione con media tradizionali e new media».
Un’invenzione in linea con le esigenze di un pubblico che sta cambiando?
«Il pubblico, oggi, specie quello under 40, abituato a informarsi sui social, chiede strumenti per approfondire i propri interessi e stimoli per allargare i propri orizzonti. Column rimette al centro l’utente, in modo che si possa riappropriare della possibilità di scegliere i propri contenuti e di ricevere un’informazione qualitativa e verificata».
A volte si dice, però, che siano i giovani a non avere interesse riguardo i media. Un pensiero a riguardo?
«Non credo sia vero. Semplicemente gli utenti, specie quelli più giovani, si approcciano all’informazione attraverso strumenti che non gli appartengono o non li rappresentano. Il già citato paragone con Spotify è abbastanza calzante: hanno preso il mondo della musica e lo hanno rimodulato attraverso un format a misura di utente moderno; costruendo uno strumento sia interattivo che personalizzabile. È possibile che molti ambiti, dopo la musica, si muovano in questa ottica, peraltro alcuni lo stanno già facendo…».
Oggi Column conta circa 50.000 utenti attivi, persone dunque che hanno scelto di credere in una fruizione delle informazioni evoluta. Qual è l’identikit dell’utente di domani?
«L’utente di domani avrà strumenti e necessità diversi da quelli di oggi. Io penso che la direzione, in generale, anche per la nostra salute, spinga verso un ecosistema di mezzi d’informazione che riduca il “rumore” e ottimizzi la fruizione sia in termini temporali che qualitativi».
In questi processi comunque culturali, quanto è rilevante la dimensione tecnologica?
«È evidentemente cruciale. Non possiamo pensare di disegnare forme innovative di fruizione culturale (che si parli di informazione, formazione, intrattenimento), non considerando nell’equazione l’apporto tecnologico che oggi ci fornisce ad esempio l’intelligenza artificiale. Sarebbe perlomeno anacronistico. E sbagliato».
È un caso che Column sia nata a Torino?
«Torino non è mai un luogo casuale. Questa città è il laboratorio innovativo e culturale d’Italia; infatti Column nasce qui, al pari di tantissime altre startup di valore. E non penso proprio possa essere un caso… In più, Torino ha nel proprio DNA una certa concretezza, fondamentale per dare forma al sogno da cui è nato tutto».
(foto FEDERICA BAVA)
