Paolo l’occasione è troppo ghiotta per non chiederti qual cosa di speciale, di non sentito…
«Un aneddoto che mi piace raccontare ci riporta agli ’80, quando mio padre Sergio divenne presidente di Confindustria, e quindi era da una parte sempre molto impegnato, dall’altra per ovvie ragioni a stretto contatto con l’Avvocato. Francesco Morini, personaggio a cui sono molto legato (mancato recentemente, ndr), mi ha raccontato le storie delle famose telefonate che l’Avvocato faceva soprattutto al mattino quando si trattava di Juventus e FIAT: il primo era Boniperti, alle 6.30, perché era il più alto in grado alla Juve, alle 6.45 Trapattoni e alle sette Morini, che era l’uomo che intratteneva i rapporti tra società e giocatori. Telefonate spesso trabocchetto, per capire se effettivamente chi si occupava dei temi che aveva a cuore fosse pronto, preparato. Morini mi raccontò di quella volta in cui Agnelli chiese cosa ne pensassero di quel tedesco N° 10 che andava per la maggiore all’epoca, e che tutti pensavano fosse Netzer, ma che invece si rivelò essere Wolfgang Overath. Si arrabbiò molto. Lui girava il mondo, guardava le partite di calcio e voleva che tutti fossero sempre aggiornati».

Avevano un buon rapporto, particolare sì, ma perché entrambi erano molto ironici e si reggevano a vicenda le battute
E quelle telefonate qualche volta hanno riguardato anche tuo padre…
«Mio padre Sergio lo chiamava alle 7.30, e lui un giorno ebbe il coraggio di dire: “Avvocato, abbia pazienza, io al mattino devo dormire fino alle 8, se no poi non riesco a lavorare, non ne ho la forza”. Si davano del lei, anzi l’Avvocato dava quasi a tutti del lei, anche a persone “strette” e molto vicine a lui. Faceva parte del suo stile, ci teneva a essere amicale sì, ma anche rispettoso e sempre opportunamente “distante” il giusto. Agnelli a mio padre disse: “Allora va bene, non la disturbo più. Io purtroppo mi sveglio alle 4.30 tutti i giorni, e non sa quali brutti pensieri mi coinvolgono a quell’ora”. Avevano un buon rapporto, particolare sì, ma perché entrambi erano molto ironici e si reggevano a vicenda le battute».
Che imprenditore sarebbe oggi Gianni Agnelli? Come verrebbe considerato?
«Oggi secondo me l’Avvocato sarebbe ugualmente ben visto e apprezzato da tutti. È vero, non creò l’azienda ma la ricevette come lui stesso raccontava nelle interviste, ma dovette e seppe tutelarla e anche strutturarla in un mondo in grande evoluzione e in momenti politicamente turbolenti. Aveva già in sé le caratteristiche di un imprenditore moderno, impegnato non solo a gestire l’aspetto economico dell’azienda, ma anche quello della sua narrazione, e di cosa pensassero i suoi lavoratori. Lui voleva che tutte le persone in qualche misura si trovassero bene a lavorare in FIAT o con la FIAT. E parliamo di centinaia di migliaia di persone: oggi quella dimensione non esiste più, esiste però chi ha scelto di rimanere qui, magari da eccellenza mondiale, a lavorare e “riqualificare” Torino. Penso ai Lavazza che hanno qui il loro quartier generale e hanno migliorato un pezzo di città recentemente, a Boglione che ha rigenerato un intero quartiere con la sua BasicNet. Torino ama gli imprenditori di livello perché fanno parte del suo DNA, così come ama l’esempio dei Ferrero che rappresentano il loro territorio nel mondo».
E il ruolo di chi fa impresa oggi come lo intendi e come apprezzeresti fosse inteso da tutti?

«Io ammiro chi fa impresa per sé, per le persone che ha intorno, per il benessere che genera e ammiro anche chi agisce in una logica di “restituzione” nei confronti della città dove è nato e si è sviluppato. Due esempi: Allegra Agnelli con Candiolo e Massimo Segre con la Fondazione delle Molinette. Restituire al territorio deve essere parte fondamentale dei valori d’impresa, e credo che queste iniziative debbano avere visibilità, per fare da esempio virtuoso a nuovi protagonisti».
E chi fa impresa nell’automotive oggi? Quante difficoltà incontra?
«Il nostro oggi è un mondo veramente complesso, è ricchissimo di sfaccettature e in continuo movimento. Il nostro settore cambia con una velocità enorme: nuove tecnologie, nuovi combustibili, l’idrogeno, le intelligenze artificiali, la guida autonoma… Temi innovativi non solo pratici ma anche concettuali: mobilità o possesso, per dirne uno. Scenari articolati che necessitano di risposte vere, politiche, che tengano conto di una sostenibilità complessiva, certamente ambientale, ma anche economica, occupazionale, umana…».
Paolo, raccontaci ancora qualche passaggio del rapporto della tua famiglia con gli Agnelli.
«Ricordo di quando l’Avvocato chiese a mio padre di presentargli la famiglia, prima della presidenza in Confindustria; mio padre sosteneva fossimo ancora molto giovani ma lui volle conoscerci per farsi la sua idea. Per la verità mio fratello Andrea era già in azienda con la responsabilità di 1700 dipendenti, mia sorella non ancora ma era una donna di grande cultura e si sarebbe occupata di relazioni a livello importante, e io muovevo i primi passi in Pininfarina. Agnelli volle vederci subito, a mezzogiorno, in corso Marconi. All’epoca il centralino FIAT ti beccava ovunque tu fossi: mio fratello e mia sorella si precipitarono, ma io ero a New York per lavoro, dopo una settimana in General Motors, e alloggiavo all’Hotel Drake. Mi chiamarono in camera, il centralino FIAT mi disse che dovevo andare in corso Marconi, e gli risposi che era impossibile, che ero stato in General Motors una settimana e che ora ero a New York. L’Avvocato disse a mio padre che era perfettamente coperto: Andrea era già dirigente, mia sorella era una donna di cultura, Paolo era stato addirittura alla General Motors, mica a ballare».
L’ultimo ricordo?
«Anno 1999, compleanno di mia madre, piazza San Carlo, Agnelli non era già più molto in forma. La cena era alle otto e l’Avvocato disse che sarebbe arrivato alle 7.30 perché voleva salutarci, ma non aveva piacere a stare troppo in pubblico. Ci vide riservatamente, pareva quasi volesse poterci salutare tutti insieme. “Sa cosa le dico?”, disse a mio padre, “Si è sposato bene ed è stato fortunato, lei ha proprio una bella famiglia”».
(foto PININFARINA)
