Nel segno degli 80 anni del CUS Torino, celebrati anche attraverso il successo di Just The Woman I Am 2026, abbiamo raccolto la visione di Riccardo D’Elicio. Dal 1999 alla guida del Centro Universitario Sportivo, D’Elicio è stato tra i protagonisti della crescita dell’associazione che è diventata negli anni un punto di riferimento nazionale per lo sport universitario e la promozione dell’attività fisica.
Just The Woman I Am oggi non è “solo” una bella iniziativa, ma la testimonianza di una città aperta in cui lo sport sa essere sì prestazione, ma soprattutto salute, solidarietà, identità. Come si coltiva questa visione?
«Torino è un capoluogo con una fortissima vocazione universitaria: oltre 130mila studenti vengono qui ogni anno. Una città viva come la nostra deve pensare non solo a offrire un’eccellenza universitaria, come già fa, ma anche alla qualità della vita quotidiana, e mettere in atto tutto ciò che può essere utile per il futuro dei giovani e della cittadinanza: integrazione, socializzazione, prevenzione. In tal senso, da tredici anni Just The Woman I Am coinvolge tutti, cittadini, istituzioni, università, mandando un messaggio chiaro: prevenzione significa creare le condizioni di una comunità qualificata, con benefici che si riflettono fino al sistema sanitario. Per questo, tra le altre iniziative, promuoviamo l’idea che l’attività fisica sia un vero “farmaco” a costo zero. I messaggi che mandiamo da Torino sono forti e universali. Lo dimostra il fatto che quest’anno siamo “arrivati” anche a Parigi, Roma e Milano. E stiamo già lavorando all’edizione 2027 che si terrà il 5, 6 e 7 marzo».
Torino è una città attrattiva per le nuove generazioni?
«I numeri oggi parlano da soli: circa il 27% della popolazione torinese è composta da studenti. Attraiamo giovani da tutto il mondo, grazie anche a eccellenze come il Politecnico e l’Università di Torino. Ma ciò che continuerà ad attrarre studenti saranno soprattutto i servizi che riusciremo a offrire. Torino è una città verde, attraversata da quattro fiumi, un luogo dove si vive bene per dimensione e qualità. Bisogna fare in modo che chi si forma qui, vi resti. Tanti professionisti comprano casa a Torino e lavorano a Milano: questo è un nuovo fenomeno che va attenzionato».
In effetti uno dei grandi temi è che Torino spesso attrae studenti che scelgono la città per studiare, ma non per restare: cosa si può fare?
«I ragazzi devono fare esperienze all’estero, ne sono convinto: è fondamentale per la loro crescita professionale. Ma poi bisogna far scattare il momento del ritorno. “Vado a vivere a Torino perché mi offre condizioni di vita che poche altre città sanno garantire”, questo dovrebbe essere il pensiero dei più».
E cosa può mettere in campo la città per esercitare questa attrazione?
«Dalla sua, Torino può già vantare buoni collegamenti con l’Europa: l’aeroporto, l’alta velocità, le autostrade che facilitano gli spostamenti. A questo si dovrebbero aggiungere altri elementi come trasporti urbani efficienti, accesso alla cultura, servizi gratuiti. Molto dipende dalle politiche cittadine e regionali, nella consapevolezza che si tratta di scelte che incideranno sulla decisione di dove vivere e studiare. Certo, qualcuno potrebbe dire che qui le opportunità di guadagno sono inferiori rispetto ad altrove, ma credo che ciò che conta davvero sia la qualità della vita».
Che valore può avere lo sport nella crescita e nella qualificazione della città?
«Lo sport e l’attività fisica sono strumenti fondamentali per qualificare una città. Come CUS Torino siamo orgogliosi di lavorare perché queste eccellenze vengano comunicate anche a livello internazionale. Torino è sempre più una città metropolitana universitaria, grazie alle infrastrutture, alla metropolitana, ai nuovi poli scientifici e alla presenza delle due grandi università. Il fermento è evidente, anche nei tanti cantieri aperti. Se si continuerà su questa strada, Torino potrà diventare ancora più attrattiva nel panorama delle grandi città europee. Ne sono convinto, e sicuramente la Torino del 2030/2035 sarà una città ancor più bella, vivibile e attraente. Ma attenzione: questa una visione che non nasce per caso, la si deve coltivare nel tempo attraverso un lavoro condiviso tra istituzioni, cittadini e mondo accademico. Chi ama Torino dovrà continuare a lavorare perché questo iter non si fermi. Viva Torino!».
(foto CUS TORINO)
