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Marta Minniti

Torino è casa mia

di Laura Sciolla

Autunno 2020

AMA LE SFIDE, AMA VINCERLE. VULCANICA E INTRAPRENDENTE, MARTA MINNITI RAPPRESENTA UNA NUOVA GENERAZIONE DI COSTRUTTORI. IL MERCATO TORINESE, LE TENDENZE, I PUNTI DI FORZA, DALLA PROSPETTIVA DI UNA GIOVANE IMPRENDITRICE CHE CREDE NEL FUTURO DELLA CITTÀ

«La parità dei sessi c’è, ma spesso un uomo che fa la voce grossa vale di più. La soddisfazione per me è poter ottenere il medesimo risultato senza alzare la voce». Partiamo dalla fine dell’intervista a Marta Minniti per raccontare la determinazione di questa giovane imprenditrice. È lei, oggi, insieme al fratello gemello Lorenzo, architetto, la nuova generazione dell’impresa di famiglia, protagonista di rilevanti interventi di riqualificazione del centro cittadino. 35 anni, di recente convolata a nozze, Marta sa che tradizionalmente il settore del mattone è governato dal sesso forte: «Tra gli agenti immobiliari le donne hanno una certa rilevanza, e da quello che ho visto sono anche le più determinate. Invece, nel ruolo di direttori d’orchestra, sono gli uomini a prevalere, in termini numerici almeno. Quante volte mi sono trovata a essere l’unica donna al tavolo decisionale, pur sapendo che quel sesto senso che ci viene riconosciuto è spesso un qualcosa in più che può contribuire alla buona riuscita di un progetto».

Lorenzo, Marta e Umberto Minniti

 

E sovente è anche la più giovane…  «Quello che riscontro nella mia generazione è una certa ‘tranquillità’, per non dire staticità. Forse una spinta minore al fare, dovuta alla circostanza che siamo cresciuti in un momento ‘facile’. Io credo però che anche i giovani debbano avere dei sogni e fare di tutto per raggiungerli. “Punta alla luna e atterrerai sulle stelle” è una frase che adoro. Mi alzo ogni giorno con la gioia di venire a lavorare: so che ci saranno delle sfide, ma ancora mi accompagna la stessa voglia di arrivare per prima al traguardo di quando correvo i 400 metri come atleta. Mai mollare. Le soddisfazioni non mancheranno».

È anche entrata a far parte del Gruppo Giovani del Collegio Costruttori Edili. Un osservatorio utile a immaginare e progettare il futuro torinese?  

«Ritengo che chi opera nel mondo delle costruzioni dovrebbe fare gruppo molto più di quanto già non capiti, prendendo esempio da alcuni ordini professionali. Ho deciso di avvicinarmi al Collegio perché credo che le associazioni di categoria rappresentino un punto di forza. Sviscerare i problemi non solo con i propri collaboratori ma anche con i competitor non può che portare vantaggi per tutti. Mio papà mi ha sempre insegnato che si mettono le gru solo dove ci sono già le gru. È tutto detto. E da questo punto di osservazione è possibile confrontarsi anche su valutazioni strategiche».  

Il centro è tutt’oggi il punto di forza di Torino, qui trovi servizi che altrove non ci sono. E la mobilità sostenibile, insieme a un concetto di città green e quindi ancor più vivibile, favorisce questo trend

Che cosa intende per valutazioni strategiche? Si riferisce al futuro di Torino?  

«Certamente. Dal futuro di Torino dipende il futuro di tutti noi, dobbiamo mettercelo bene in testa. Occorre davvero pensare insieme alle iniziative fondamentali da portare avanti, perché lo sviluppo dell’edilizia è una delle componenti del sistema ma non è l’intera filiera».  

Ci spieghi meglio, il suo è un giudizio politico?

 «Assolutamente no, è una valutazione sui metodi da mettere in campo, affinché il tutto funzioni. Le faccio un esempio strapratico per capire: la nostra impresa ha scelto di avviare operazioni importanti di recupero nelcentro storico cittadino; è un modello di intervento tipico di tutte le città da un milione di abitanti che ci sono in Europa, nelle quali il centro diventa il cuore attrattivo e lo spot per rendere visibile la città all’estero, ai visitatori, a chi vuole fare business, ecc. Ma se la città stessa non offre opportunità di lavoro in tutte le altre aree, non ha un sistema di università che attiri studenti a vivere qui (campus) e le loro famiglie nel weekend, non ha eventi di livello che animino centro e parchi, o capacità attrattiva nei confronti delle nuove imprese e via di questo passo, quale economia può sostenere la riqualificazione del centro? Chi compra e chi viene a viverci? Non può esistere solo un mercato di sostituzione, occorre nuova linfa e, per questo, dico che occorre fare sistema e progettare la città del futuro. Torino ha tutto per essere un luogo ideale dove vivere».  

Parla da stakeholder metropolitano ed è evidente la sua passione per quest’attività. Eppure aveva studiato per un altro futuro, vero?  

«Sì, ho una laurea in Giurisprudenza, e feci pure un periodo di pratica. Ma quando, durante la preparazione della tesi, mi trovai a fare una sostituzione qui in ufficio, mi resi conto che il lavoro di mio padre non era ‘solo’ vendere case, c’era un intero processo di sviluppo a cui mi appassionai. Devo dire che iniziai dai bassi ranghi: ricordo il primo periodo passato in affiancamento per vendere quello che allora fu un progetto di grande successo a Leinì. Eravamo i cosiddetti ‘palazzinari’, costruimmo e vendemmo 600 abitazioni. Con la crisi di Lehman Brothers, però, il mondo cambiò e il mercato immobiliare si mise in attesa, un po’ come sta facendo oggi. Allora iniziai a riflettere su come il centro della città potesse essere la nuova opportunità. Avevo 26 anni e mi resi conto che anche il mio corso di studi non sarebbe stato inutile».

 E da qui la genesi del suo modo di interpretare la professione…  

«Esattamente. Mi ritrovai a pensare, insieme a mio padre, a mio fratello e ai nostri collaboratori, a scenari nuovi. La nostra prossima azione doveva essere restituire alla città quei bellissimi palazzi ormai fatiscenti. Milano è finanza e industria, Torino è storia. E la sua architettura fa parte di questa storia, non può essere abbandonata. In tre anni abbiamo messo a punto tre progetti di ristrutturazione di palazzi storici e abbiamo in corso la ristrutturazione di altri 80 appartamenti, tra cui al momento l’intervento più importante è il restauro della ex sede Italgas, oggi Casa Vélo, in via XX Settembre 41-43. Ribadisco, questo è un luogo splendido, arte, storia, fiume, colline, quante città possono vantare plus simili?».  

È il centro di Torino il presente della sua attività. Si dice però che il lockdown abbia portato a un ritorno alla periferia e alla collina, alla ricerca di spazi aperti. Cosa ne pensa?

 «Forse questa terribile esperienza ha frenato l’intenzione di trasferirsi in centro di alcune famiglie che stavano progettando un cambiamento, ma in base alla nostra esperienza confermo che il centro ha ancora un forte appeal. Basti vedere l’andamento delle vendite dei nostri progetti. Il centro è tutt’oggi il punto di forza di Torino, qui trovi servizi che altrove non ci sono. E la mobilità sostenibile, insieme a un concetto di città green e quindi ancor più vivibile, favorisce questo trend. Dal canto nostro, siamo disponibili a ridare alla città i colori che merita, ci vorrebbe però anche il supporto delle istituzioni».  

Le persone, quindi, investono?  

«Sì, ma molti sono ancora timorosi. Dobbiamo ricreare fiducia nell’investitore. Sappiamo bene come, a seguito dell’emergenza sanitaria, siano diminuiti gli studenti e i turisti in città. Chi pensava a un investimento immobiliare sta facendo le sue valutazioni, ma noi cerchiamo di lanciare messaggi rassicuranti, ad esempio rendendoci disponibili a occuparci dell’affitto dell’immobile e a restituire al proprietario il 9% all’anno, per tre anni, qualunque sia la locazione che riusciamo a raccogliere. Credo sia una bella immagine di solidità».  

Durante l’intervista

Una nuova generazione che prende in mano le redini di un’attività porta naturalmente innovazione. Come crede possano convivere passato e presente?  

«Mio padre Umberto è assolutamente protagonista di questa crescita aziendale. È lui il mio mentore, così come mia madre è colei che mi ha trasmesso il valore della sensibilità e dell’umanità. Ma, forte della sua esperienza, mio padre sa cosa significhi evolversi, quindi ci appoggia e ci lascia libertà di decisione. Io e mio fratello gemello siamo decisamente complementari; è grazie a lui se oggi utilizziamo strumenti tecnologici più performanti per le nostre progettazioni e per digitalizzare tutte le informazioni. Nel nostro studio tutti i progetti vengono realizzati con sistema BIM e siamo stati tra i primi a proporre la realtà virtuale. Già sei anni fa abbiamo venduto il 50% degli appartamenti di via Accademia 38 grazie a questa tipologia di video in 3D».

Progetti futuri?  

«Volare da qualche parte. Siamo partiti dalle periferie per arrivare in centro, ora stiamo ‘annusando’ ulteriori possibilità, magari Milano. Attenti però a ponderare bene le scelte: siamo responsabili di 40 dipendenti e di oltre un centinaio di persone che lavorano con noi. E comunque non dimenticheremo certo la nostra città».

 

RECENTI INTERVENTI DI PRESTIGIO

◄ Ellen – Via Lagrange, 24  Una ristrutturazione nel rispetto dei caratteri stilistici esistenti, mantenendo lo stile architettonico razionalista degli anni ’30 e arricchendolo di dettagli di design. Ellen propone un riutilizzo degli ultimi cinque piani fuori terra a fini abitativi, come da progetto originario del 1936, e un restyling completo di tutte le parti comuni.

◄ Accademia 38 – Via Accademia Albertina, 38 Dal restauro conservativo di questo immobile ottocentesco, nasce una vasta scelta di soluzioni, adattabili a ogni esigenza, nucleo familiare e stile di vita. Dal bilocale al loft.

◄ Casa Vélo – Via XX Settembre, 41-43  Nel cuore aulico di Torino, sono stati realizzati appartamenti con affaccio su una corte interna. Qui il simbolo storico si unisce al design contemporaneo, grazie a uno studio approfondito tra passato e presente, restituendo la giusta identità a una delle vie più antiche di Torino.

(Foto di MARCO CARULLI)