Mercoledì 23 settembre siamo stati al Cinema Massimo per la masterclass del regista sud-coreano di culto Bong Joon-ho che ha anche ricevuto una meritatissima Stella della Mole dal Museo Nazionale del Cinema di Torino. Un momento che aspettavano tutti fin dall’annuncio di questa estate… Vi raccontiamo qualche estratto.
Anzitutto partiamo dal format: prima un montaggio di vari film del maestro, poi un’alternanza di frame ripresi dalla sua filmografia e in ultimo un giro di domande. Il tutto condotto dal direttore del Museo Carlo Chatrian, sempre all’altezza e assolutamente pregevole.
Andiamo con le nostre impressioni. Grandissima soddisfazione nel vedere che Bong Joon-ho era semplicemente felice di essere qui, in una città di cui ha sottolineato anima e capacità di ispirare. Mentre si parlava di Memorie di un assassino, simpatico l’aggancio con la sua ultima esperienza in una Torino fredda e nebbiosa, ideale per un thriller, chissà magari per un remake…
Il rapporto tra il maestro e l’Italia è dunque di assoluta stima e affetto, con Vittorio De Sica e Luchino Visconti tra i suoi grandi ispiratori fin da ragazzo, e Alice Rohrwacher tra i registi contemporanei che preferisce.
Quando si parla di The Host, a metà tra un monster-movie e un dramma familiare, continua a sottolineare le assonanze tra italiani e coreani, trattando il tema dell’importanza e della centralità della famiglia che però può anche finire per soffocare e generare mostri.
Decisamente divertente il passaggio su Gianni Morandi, presente con una canzone in Parasite, simbolo della canzone italiana di un tempo, amatissima dalla generazione dei genitori di Bong Joon-ho.
A un certo punto gli viene perfino chiesto che allenatore di calcio si sente, generando parecchia ilarità nel regista che probabilmente ha pensato di poter ricevere una domanda del genere solo in Italia… In ogni caso, dopo le sincere e coinvolgenti risate, risponde sul pezzo anche su questo tema: cita tanti nomi, anche Conte, poi spegne ogni dibattito campanilistico scegliendo Klopp.
Altra bella reference, a dimostrazione di un Bong Joon-ho realmente felice dell’occasione: in sala tanti giovani e il maestro segue tutto; è attento, ascolta, dà importanza a ognuno. Lasciando un po’ di spazio anche a qualche “confessione” sui suoi modelli di produzione dei film. Molto interessante il passaggio sulla genesi: Bong Joon-ho parte dall’esigenza di emozionare e stupire, comincia dalle storie e non dai generi (per il dispiacere dei produttori… che comunque avercene di registi come il pluripremiatissimo sud-coreano).
Insomma, una divinità del cinema di oggi è passata da Torino, peraltro con grande piacere, ma non sarebbe troppo contento di farsi chiamare così: abbiamo infatti trovato un Bong Joon-ho brillante, leggero all’occorrenza, serio quando richiesto, profondamente umano e innamoratissimo della settima arte.
Noi non possiamo che ringraziare il nostro Museo Nazionale del Cinema per la capacità di portare a Torino meraviglie simili.