Torino, Inverno 2024 – 2025
Dal punto di vista mitologico, Torino è spesso associata a leggende e storie esoteriche che parlano di una misteriosa energia che la pervade, attraendo appassionati di occultismo da tutto il mondo. Ma esiste un altro mito, meno conosciuto, che ci riguarda da vicino, il mito di Fetonte. Parto da lui per raccontarvi la mia idea della vocazione di Torino a partire dal 2025, una Pro-Vocazione.
Fetonte, figlio del dio del Sole, Elio, desiderava ardentemente essere riconosciuto come tale. Deriso dai compagni, che non credevano alla sua origine divina, si rivolse al padre chiedendogli di guidare il carro del sole per un giorno. Un’impresa rischiosa, riservata a un Dio esperto. Elio, consapevole dei pericoli, cercò di dissuaderlo, dubitando delle capacità del giovane. Ma, spinto dall’insistenza del figlio e dal desiderio di compiacerlo, cedette. Fetonte prese le redini del carro ma senza esperienza perse il controllo, causando devastazione sulla Terra. Per rimediare intervenne Zeus, colpendolo con un fulmine e facendolo precipitare nel fiume Eridano (il caro fiume Po). La storia di Fetonte è una potente metafora per riflettere sulla mancanza di fiducia nei confronti dei giovani e sulle conseguenze che ne derivano.
Torino rischia di diventare un luogo che raccoglie i sogni infranti dei suoi giovani
Cosa accade alle nuove generazioni a cui non viene data fiducia dai “padri della cit tà”, le Istituzioni, i leader e le figure di riferimento? Quando i giovani non vengono riconosciuti o accompagnati nella loro crescita, possono trovarsi privi di una direzione chiara. La mancanza di sostegno li lascia in balia di scelte impulsive, come Fetonte che guida il carro senza controllo.
La necessità di affermarsi può portare a scelte rischiose o autodistruttive. Senza un contesto che accolga e canalizzi le loro energie, i giovani possono “bruciarsi”, proprio come il volo troppo vicino al sole. Quando non sentono fiducia o spazio per esprimersi, i giovani possono ritirarsi o abbandonare la comunità, privandola di nuove idee e prospettive. Questo impoverisce il tessuto sociale e culturale della città.
Torino, come il Po che accoglie il corpo di Fetonte, rischia di diventare un luogo che raccoglie i sogni infranti dei suoi giovani, piuttosto che un fiume che scorre carico di vita e opportunità. Una città che non si fida dei suoi giovani si condanna all’immobilità, retrocedendo. Allo stesso modo, una comunità che accoglie l’intraprendenza dei suoi figli, guidandoli e lasciando che imparino dal fallimento, costruisce un futuro luminoso. Torino deve interrogarsi sulle sue nuove generazioni: come accoglierle e guidarle, affinché il loro potenziale non si disperda. Se i “padri della città” non riescono a trasmettere audacia e visione, il rischio è quello di impoverire le prospettive di Torino.
La nostra città e la nostra regione hanno dato origine a così tante imprese oltre a quella automobilistica – moda, arte e cultura, elettronica, robotica, enogastronomia e manifattura di qualità, imprese sociali, design tra le tante– da potersi considerare con certezza un luogo di Vocazione, intesa come una predisposizione naturale verso uno scopo nella vita che va oltre la pura scelta razionale, suggerendo un elemento di necessità interiore.
Che i padri facciano (in fretta) un passo di lato, scegliendo la novità e la passione dei figli, per guidare il carro del destino di Torino lungo il suo naturale fiume di Creatività.
