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Cultura

Unseen Stars alle OGR

L'artista americano Trevor Paglen protagonista assoluto al Binario 1

Si aggiunge un nuovo tassello al processo di riconversione delle ex officine ferroviarie in centro di produzione e sperimentazione culturale. La mostra 'Unseen Stars'  trasforma le OGR in uno pseudo-laboratorio aerospaziale e si inserisce in una più ampia riflessione che Trevor Paglen porta avanti da quasi dieci anni, avvalendosi di collaborazioni scientifiche del calibro di NASA e MIT di Boston.

Creati appositamente per scandire le navate del Binario 1 e sviluppati in collaborazione con ingegneri aerospaziali, i 'satelliti non funzionali' di Paglen sono sculture concepite nella loro leggerezza per poter orbitare nel cosmo senza una specifica funzione, se non quella di trasformarsi in stelle temporanee. Le forme concave e convesse di queste pièce artistiche diventano lavori dallo stile minimale, evocativi di un nuovo rapporto tra arte, scienze e poteri contemporanei.

Paglen non è nuovo alle sperimentazioni artistiche ibride. Nel dicembre 2018, in collaborazione con il Nevada Museum of Art e il Global Western, ha lanciato in orbita con il razzo Falcon 9 di Space X il satellite Orbital Reflector. La creazione dalla forma prismatica, lunga una trentina di metri e larga circa un metro e mezzo, si sarebbe gonfiata per orbitare intorno alla Terra per la durata di tre mesi, illuminando la volta celeste con un nuovo astro visibile a occhio nudo. Lo shutdown dell’amministrazione pubblica degli Stati Uniti, che ha coinvolto anche i dipendenti della NASA, ha interferito con l’attivazione e il monitoraggio del satellite di cui, ad oggi, si è persa traccia ma che forse, nel suo viaggio siderale, continua a illuminare le nostre notti.

Se dal punto di vista scultoreo Paglen crea mondi potenziali e alternativi, reimmaginando – come nel caso di 'Unseen Stars' – lo Spazio come un luogo di possibilità, il resto della sua produzione si articola nell’incontro tra fotografia, geografia, installazioni, giornalismo investigativo e conoscenze scientifiche, per dare così vita alla rappresentazione visiva di ciò che lui stesso definisce «trasformazioni della società contemporanea spesso invisibili a noi cittadini».

L'esposizione, realizzata in partnership con il Goethe-Institut Turin, è curata da llaria Bonacossa con Valentina Lacinio.