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Generale di Divisione Mauro D’Ubaldi

Un nuovo Comandante per la Formazione e Scuola di Applicazione dell'esercito

di Maria La Barbera

Primavera 2022

ANIMATO DA UNA GRANDE VOLONTÀDI FARE DELLA SCUOLA E DI PALAZZO ARSENALE UN POLO DI ATTRAZIONE CITTADINA, METTENDOLI AL CENTRO DI IMPORTANTI INIZIATIVE CIVILI, SOCIALI E CULTURALI, IL GENERALE DI DIVISIONE MAURO D’UBALDI ÈRICONOSCENTE PER IL LAVORO FATTO DURANTE I PRECEDENTI MANDATI E GRATO ALLO STAFF DI MANAGER DELLA DIFESA CHE QUOTIDIANAMENTE LAVORA IN PERFETTA SINERGIA INTERNA E IN SINTONIA CON LA CITTÀ

È arrivato a settembre il nuovo Comandante per la Formazione e Scuola di Applicazione dell’Esercito di Torino. Poliglotta, una formazione internazionale con alle spalle importanti e complesse missioni all’estero, il Generale di Divisione Mauro D’Ubaldi è approdato nella capitale subalpina con entusiasmo e devozione dopo un triennato presso il Gabinetto del Ministro della Difesa con deleghe ai Rapporti col Parlamento e al Cerimoniale. Animato da una grande volontà di fare della Scuola e di Palazzo Arsenale un polo di attrazione cittadina, mettendoli al centro di importanti iniziative civili, sociali e culturali, è riconoscente per il lavoro fatto durante i precedenti mandati e grato allo staff di manager della Difesa che quotidianamente lavora in perfetta sinergia interna e in sintonia con la città, i numeri delle visite al Palazzo parlano chiaro. Intervistarlo per me è un onore e un piacere.

Comandante D’Ubaldi, come ha trovato Torino? Qual è stata la sensazione che ha provato tornandoci dopo tanto tempo?

«Ritornare in questa città, dopo averci abitato per diversi anni, in una fase differente e iniziale della mia carriera, è stato piacevole e sorprendente. Ho riscontrato freschezza e un fermento culturale legato senza dubbio a una società in continua ascesa e certamente a una tangibile influenza mitteleuropea. Percepisco un importante potenziale economico-sociale, un palpabile zelo intellettuale. Le sue vicende storiche e il suo slancio hanno rappresentato la nascita dell’Italia, Torino è stata l’anima della nostra nazione ancor prima che questa nascesse, valori e ideali di coesione sono vivi in questa città».

Intervista Generale di Divisione Mauro D’Ubaldi

Maria La Barbera con il Comandante, Generale Mauro D’Ubaldi, e il Generale Roberto De Masi

Lei è legato a questo territorio anche per questioni personali.

«Esatto. Mia moglie è di Vercelli e mio figlio è nato a Novara. Questa regione rappresenta molto per me, riveste un valore sentimentale, un significato affettivo. Aggiungerei che sono tifoso di una squadra torinese. C’è un campo magnetico in questo territorio, qualcosa che nella mia biografia mi ha sempre portato e ricondotto qui».

Il mio obiettivo, che ritengo un privilegio, è di continuare nell’opera di integrazione di questo luogo nella città, nel proposito di apertura affinché Palazzo Arsenale possa costituire, in un’ottica di rinnovamento storico-collettivo, un punto di riferimento

Com’è il rapporto tra la Scuola di Applicazione e le istituzioni locali?

«Il dialogo tra la Scuola di Applicazione e le istituzioni territoriali è fluido e produttivo, i rapporti con la cittadinanza sono in continua evoluzione, si è creato un sincero interesse nei nostri confronti grazie al lavoro fatto sin ad ora, all’impegno dedicato per integrarci armonicamente con il tessuto sociale. Il mio obiettivo, che ritengo un privilegio, è di continuare nell’opera di integrazione di questo luogo nella città, nel proposito di apertura affinché Palazzo Arsenale possa costituire, in un’ottica di rinnovamento storico-collettivo, un punto di riferimento. È importante, inoltre, che i nostri studenti, i futuri ufficiali dell’Esercito, abbiano la possibilità di vivere e sentire lo spirito torinese, e questo può avvenire solamente attraverso uno scambio attivo con la città».

Generale di Divisione Mauro D’Ubaldi con studenti

Il Generale Mauro D’Ubaldi con un gruppo di studenti della Scuola

La Scuola di Applicazione collabora con l’Università e il Politecnico di Torino. Quali sono i presupposti e gli obiettivi di questa partnership formativa?

«Voglio dire con orgoglio, intanto, che mi sono laureato in Scienze dell’Informazione proprio all’Università di Torino, questo ateneo riveste una grande importanza per me, un valore personale. Ambedue gli istituti formativi sono attori protagonisti e fondamentali nel percorso educativo dei futuri dirigenti della Difesa, hanno un ruolo centrale nella preparazione didattico-pedagogica dei nostri ufficiali. Esistono tra la Scuola di Applicazione dell’Esercito, l’Università e il Politecnico una comunità di intenti e una volontà positivamente condivisa che si stanno consolidando sempre di più, questo ci fa sentire quasi come un ente formativo unico».

Che risultati ha portato la collaborazione educativa tra mondo militare e civile?

«La Scuola di Applicazione è un esempio di didattica politecnica e polifunzionale, di formazione all’avanguardia, duttile e moderna, che conta nove dipartimenti tra materie scientifiche e umanistiche, fonte di ispirazione e modello di riferimento in ambito universitario e non solo. Negli ultimi anni, inoltre, diverse e produttive collaborazioni con il mondo accademico civile hanno contribuito notevolmente ad accrescere e arricchire la “cultura della difesa” anche attraverso la partecipazione ai corsi da parte di studenti non militari».

Il Cortile d’Onore di Palazzo Arsenale

Il Cortile d’Onore di Palazzo Arsenale

La Scuola vanta anche una concreta abilità e inclinazione all’internazionalizzazione della formazione?

«Vero. La vocazione dell’Esercito Italiano è di consolidare i rapporti bilaterali ed internazionali, rafforzare gli scambi esistenti con gli eserciti stranieri, anche attraverso la presenza di studenti appartenenti a Paesi alleati o partner. Puntiamo al potenziamento della cooperazione globale finalizzata alla compartecipazione.
È importante, al fine di migliorare l’interoperabilità e aprire la strada ad una cultura europea della sicurezza e della difesa, che gli studenti e i cadetti militari europei condividano parte della loro istruzione fin dalla formazione di base e acquisiscano familiarità con il loro ruolo e le loro responsabilità future. In particolare, il Comando per la Formazione da diversi anni aderisce a moduli internazionali, tra i quali l’iniziativa europea per lo scambio di giovani ufficiali, ovvero l’“Erasmus con le stellette” concepito dal Collegio Europeo di Sicurezza e Difesa di Bruxelles, che consiste nello scambio di allievi, fra Scuole militari e atenei italiani e stranieri, durante la loro formazione di base, tirocini curriculari all’estero in Paesi UE (Austria, Bulgaria, Francia, Germania, Lituania, Polonia, Romania, Spagna, Ungheria) e in Paesi extra UE (USA, Canada). Sullo sfondo, poi, custodiamo la sentita ambizione di essere protagonisti per la creazione di un orientamento europeo alla formazione dei dirigenti militari e dei loro omologhi in ambito civile».

Generale D’Ubaldi, ciò che si percepisce, oltre al suo spirito di corpo e alla sua dedizione alla forza armata, sono il suo grande entusiasmo e un’importante attitudine alla proattività. Qual è la sua visione per la Scuola?

«È determinante che gli studenti provino, così come chi lavora presso il Comando per la Formazione e Scuola di Applicazione dell’Esercito, un senso di appartenenza, che si sentano a casa. Questa sensazione di inclusione, la percezione di far parte di una comunità di destino, di una famiglia, è un risvolto psicologico determinante, una sorta di welfare emotivo che fa sentire ogni singolo componente di questo gruppo un agente, un protagonista fondamentale e, un domani, un ambasciatore convinto dei valori che porta dentro di sé. Rispetto al nostro rapporto con la cittadinanza, invece, credo sia importante continuare a comunicare, soprattutto con i fatti, che l’Esercito c’è sempre, che è a disposizione delle persone. Lo abbiamo dimostrato durante quest’ultimo periodo, che ci ha visti impegnati con l’emergenza sanitaria, e continueremo a farlo con abnegazione e generosità».

Importanti fondazioni, istituti di credito e la Consulta sono stati al vostro fianco, soprattutto nell’ultimo periodo. Insieme si lavora meglio?

«Sintonia, sinergia, collaborazione e comunità di intenti. Insieme si ragiona meglio, si raggiungono più facilmente gli obiettivi. L’ultima delle nostre riqualificazioni è il cortile interno, il più grande di Torino, meravigliosamente ristrutturato grazie alla cooperazione e alla volontà condivisa. Anche la monografia di Palazzo Arsenale, un volume di grande prestigio, è il frutto del
concorso di obiettivi, sostegno e associazione».

Maria La Barbera con il Comandante, Generale Mauro D’Ubaldi

Durante l’intervista

A Difesa della Cultura è stato un modello di successo. L’Esercito Italiano ha aperto le porte al Teatro Regio di Torino, un’istituzione per il territorio e la cittadinanza. Quest’anno si ripeterà questa fortunata esperienza?

«È stato un onore per noi, un privilegio e un vanto ospitare il Teatro Regio. L’entusiasmo dei torinesi e il riscontro di pubblico sono stati motivo di orgoglio, la consapevolezza di aver sostenuto la cultura in un momento così sconfortante è un’inestimabile soddisfazione. Quelle porte si apriranno anche quest’anno, ci stiamo già lavorando, con grande coinvolgimento».

Comandante, i suoi discorsi sono molto incisivi, solenni e aderenti alla filosofia della forza armata che rappresenta, ma anche contemporanei e di impulso, le sue citazioni sono d’ispirazione per lei e per chi la ascolta. Gliene viene in mente una a conclusione di questa piacevole intervista?

«“In Africa esiste un concetto noto come Ubuntu, il senso profondo dell’essere umano solo attraverso l’umanità degli altri” (Nelson Mandela, novembre 2008). Ma anche: “Io sono ciò che sono in virtù di ciò che noi tutti siamo” (filosofia Ubuntu). Si tratta di un concetto a me molto caro. Richiama l’idea di intrinseca interdipendenza tra gli esseri umani, come l’avrebbe descritta Desmond Tutu. Trovo che sia un’ispirazione preziosa per le responsabilità che la Scuola di Applicazione assume nei confronti dell’Istituzione militare, ma anche del Paese. Trovo che l’etica, il sentimento di comunità, di responsabilità nell’appartenenza, la condivisione e l’interesse per tutto ciò che è “altro” siano un corredo prezioso per ogni cittadino, indipendentemente dal fatto che indossi un’uniforme»

 

(Foto di MARCO CARULLI)