News

  • 'Coco + Marilyn' di Douglas Kirkland al Palazzo Gromo Losa di Biella - Leggi tutto
  • 'CinemAutismo' in streaming con l'Associazione Museo Nazionale del Cinema - Leggi tutto
  • 'Io sono stata come lei' incontro online con il Circolo dei lettori - Leggi tutto
  • La videoproduzione ‘Green 2021’ online dalla Reggia di Venaria - Leggi tutto
  • 'Il Museo Egizio a casa tua', visitare online il Museo Egizio - Leggi tutto
  • La 'Carrozza del Re' ai Musei Reali - Leggi tutto

Primavera Dauna

Appunti di viaggio nella Puglia più autentica

di Gianni Dimopoli

Estate 2019

NON È TRA LE DESTINAZIONI TOP DEI TORINESI, EPPURE QUASI UNO SU 20 HA Lì LE SUE RADICI MA FORSE È PROPRIO PER QUESTO CHE NON LA CONSIDERA META DI VACANZA

Giovedì

Primavera Dauna

Torre Monte Sant’Angelo

La prima tappa pugliese del Frecciarossa Torino- Lecce è proprio Foggia, dove scendiamo per ritirare, nella vicina agenzia di noleggio, l’auto prenotata per il nostro long weekend. È ormai pomeriggio, ma non c’e fretta, non bisogna avere fretta a queste latitudini. Imbocchiamo la Statale 16 verso sud, e già la vista si perde sulla campagna circostante. Dicono che non è raro scorgere alcuni pellegrini che percorrono da Roma verso sud la Via Francigena, gemella minore del ben più noto Cammino di Santiago, a questo seconda solo per organizzazione dell’accoglienza, e non certo per bellezza e fascino dei luoghi attraversati. Vengono per lo più dal nord Europa e non sembrano affatto spaesati sugli assolati sentieri di campagna, dove nel secolo scorso si sono consumate le lotte dei ‘cafoni’ contro lo sfruttamento dei latifondisti. Sono queste le campagne che hanno visto il giovane Giuseppe Di Vittorio arringare i braccianti e affrontare le cariche della polizia che andava a reprimere i primi scioperi: nacque proprio in terra di Cerignola, la cittadina al centro del Tavoliere, il padre del sindacalismo moderno. E di queste parti è anche Nicola Zingarelli, l’autore del primo vocabolario della lingua italiana, consultato da tante generazioni di studenti.

Scegliamo proprio Cerignola come campo base della nostra gita in Daunia, il lembo nord della Puglia, tra i meno noti – ma forse proprio per questo tra i più affascinanti – della regione italiana indicata come destinazione da non perdere del 2019 da molte guide turistiche mondiali. A Cerignola c’è solo un albergo, il Grieco Hotel, reso molto confortevole da una recente e attenta ristrutturazione; tuttavia, trovare dove dormire a Cerignola non è affatto difficile: sono molti i B&B per tutte le tasche e le esigenze. Noi abbiamo scelto Casa Moccia Maison d’Antan, un palazzotto di fine ’800 che dispone di tre camere, ideale per coppie ma anche per famiglie con bambini, arredato con gusto e attenzione da Filippo e Maria Rosaria, gli host che ci hanno coccolato dal primo all’ultimo minuto, complici le deliziose colazioni consumate sullo spettacolare terrazzo da cui si può godere del primo sole del mattino.

Le ultime luci del giorno ci lasciano il tempo per ammirare l’imponente cattedrale neoclassica al centro della cittadina e il caratteristico Piano delle Fosse, dove cisterne sotterranee di epoca romana conservavano per l’intero inverno il grano raccolto a inizio estate. Ed è proprio il grano il vero tesoro di questa terra, giustamente celebrato nell’omonimo museo, dove sono stati ricostruiti interi ambienti rurali dell’800. Qui, approfittiamo della disponibilità dei responsabili e ci attardiamo più del previsto ad ascoltare storie di vita contadina trasmesse da nonni a nipoti per secolare tradizione orale. La giornata si conclude nella più rinomata osteria della città, U’ Vulesce (termine dialettale che vuole indicare la voglia di sfizi), che l’istrionico patron Rosario Didonna, con la mamma Pinuccia, ha trasformato in un vero tempio della cucina locale: resta solo l’imbarazzo della scelta tra menù di terra e di mare, e poi è meglio lasciarsi guidare dai consigli di Rosario quanto a presidi Slow Food e piccole produzioni di nicchia della zona, comprese quelle vinicole che, negli ultimi anni, si sono conquistate una brillante posizione, anche per le produzioni bio. E non dimenticate i dolci, tutti rigorosamente artigianali, come da tradizione.

Venerdì

Primavera Dauna

‘Cocce priatorje’

Di buon mattino, volgiamo la prua della nostra auto verso ovest, alla volta dei Monti Dauni, alture tra Puglia, Campania e Molise, che danno il nome a tutta la provincia. La giornata corre via veloce alla scoperta della Puglia più autentica, dove natura selvaggia e panorami inaspettati si sposano con antichi percorsi battuti per secoli dai pellegrini di tutta Europa. La strada panoramica che costeggia la Valle del torrente Cervaro conduce nel cuore di Bovino, Bandiera Arancione dal 2013, inserita anche nell’elenco dei Borghi più belli d’Italia. Il glorioso passato medievale di Bovino si racconta nella parte più antica dell’abitato, con i vicoletti lastricati in pietra di fiume, i palazzi nobiliari dalle corti interne e ben 800 portali di pietra, realizzati dai maestri scalpellini locali. Tra i vicoli tortuosi si trovano sette chiese, tra cui la Cattedrale, la seicentesca Chiesa del Carmine e la romanica Chiesa di San Pietro, datata 1099. A pochi chilometri da Bovino, fa capolino dall’alto di un colle un altro bel borgo, Deliceto. Simbolo della città è il Castello Normanno-Svevo, che domina la rocca con il centro storico. La scoperta del borgo comincia dal corso principale e prosegue tra viuzze e corti, dove si affacciano Palazzo d’Ambrosio, Palazzo De Maio, l’antica Chiesa del Purgatorio e l’Abbazia di San Nicola. Poco fuori dall’abitato, il Santuario della Madonna della Consolazione conserva inalterato il fascino dell’architettura quattrocentesca, circondato da boschi e torrenti. Da non perdere il Rione Pesco, fatto di grotte scavate nel frontone dello sperone Elceto. Da Deliceto torniamo sui nostri passi per raggiungere Orsara, giusto in tempo per l’ora di pranzo. Orsara di Puglia, città slow, è il regno di Peppe Zullo, volto noto in TV per aver inaugurato in queste terre la figura del cuoco contadino. Orsara di Puglia è nota anche perché conserva una tradizione, molto più antica di Halloween, che richiama turisti da tutta Europa: qui, la sera di Ognissanti, fino all’indomani, è un susseguirsi di riti religiosi e popolari alla luce delle ‘cocce priatorje’, zucche intarsiate e appese alle finestre e ai balconi delle case, in memoria e in ossequio ai defunti. Quel che resta del pomeriggio è dedicato alla meravigliosa cattedrale della vicina Troia, magnifico esempio di arte romanica pugliese con il celebre rosone di pietra traforata e le antiche iscrizioni che narrano secoli di storia. Il rosone a traforo trionfa sulla facciata, dove, nel cuore delle eleganti arcate, è incastonato anche il portale bronzeo decorato con altorilievi raffiguranti episodi della vita di vescovi e santi, incorniciati da una fantasia di leoni, figure danzanti e colonnine. Lasciata Troia, decidiamo di chiudere la giornata con una visita a Lucera. Là vicino abbiamo ammirato le rovine della Fortezza Svevo-Angioina.

Primavera Dauna

Cattedrale di Santa Maria Assunta, Troia

In questa zona l’imperatore Federico II fece costruire un vero e proprio palazzo imperiale e, successivamente, Carlo I d’Angio inglobò tale fortificazione all’interno di una cinta muraria costituita da numerose torri. Il palazzo eretto all’interno della fortificazione non aveva porte di accesso e, per entrare e uscire, si utilizzavano scale provvisorie o, secondo altri, dei passaggi sotterranei oggi non ancora del tutto scoperti. L’interno del palazzo ospitava sicuramente una delle zecche dello stato, ma pare che le sue mura nascondessero anche l’harem di Federico II. Tra una passeggiata e una visita si fa sera, e allora decidiamo di rientrare a Cerignola, non prima però di assaggiare alcune delle specialità enogastronomiche locali, a cominciare dal prosciutto della vicina Faeto, accompagnato dal caciocavallo di podolica, il tutto annaffiato dal vino locale Cacc’e Mmitte Lucera DOC. Nel dialetto locale, questo nome, curioso in tempi moderni, allude alla facile bevibilità dell’ottimo vino rosso da pasto che accompagna ogni tipo di pietanza.In passato, però, la denominazione indicava l’antica procedura di vinificazione nei palmenti, tipici nelle masserie del sud, i cui proprietari affittavano le attrezzature: la produzione doveva terminare in giornata e il mosto doveva essere subito ‘cacciato’, tirato fuori, perché un altro affittuario potesse subentrare e metterci il suo. La strada del rientro è comoda e, nonostante l’ora tarda, arriviamo molto agevolmente al nostro B&B.

Sabato

Il mattino ci regala un cielo, se possibile, ancora più azzurro di quello del giorno precedente, e una colazione in terrazzo con tanti dolci hand made in bella vista. Con il programma della giornata tutto dedicato all’escursione al Gargano, puntiamo verso Foggia e, prima di entrare in città, troviamo le indicazioni per San Giovanni Rotondo. A 30 chilometri dal capoluogo dauno, San Giovanni Rotondo giace alle pendici del Monte Calvo, la vetta più alta del promontorio, in una valle al centro del Gargano a 600 metri di altitudine. Il piccolo borgo è un importante polo del turismo religioso internazionale, grazie alla figura di Padre Pio da Pietrelcina, che qui visse e operò. È la cripta del Convento di Santa Maria delle Grazie, dove sono conservate le sue spoglie, il fulcro della devozione, meta di costanti pellegrinaggi, oggi racchiusa nel nuovo complesso progettato da Renzo Piano. Le mura di cinta, fatte costruire da Federico II, impreziosite dalla torre cilindrica, oggi sede del Museo delle Arti Popolari, abbracciano il centro antico, costellato da luoghi di devozione come la Chiesa di Sant’Orsola, quella di Sant’Onofrio e la Cappella della Madonna di Loreto. Tra le vie del centro, s’incontrano anche le chiese di San Giuseppe artigiano, di San Nicola e di Santa Caterina. Riprendiamo la strada e dopo appena 20 chilometri giungiamo a Monte Sant’Angelo. Il borgo si raggiunge seguendo una lunga strada tortuosa, che culmina con un magnifico belvedere sul Golfo di Manfredonia. Da qui si parte alla scoperta del suggestivo Quartiere Junno, dai vicoli stretti e le case ammassate, con le caratteristiche facciate bianche, dove perdersi in piacevoli passeggiate senza meta. ll Santuario di San Michele Arcangelo si trova nel cuore di Monte Sant’Angelo ed è iscritto nella lista dei Patrimoni dell’Umanità dell’Unesco dal giugno 2011. Si tratta di uno dei luoghi sacri all’Arcangelo più celebri al mondo, incastonato sul tracciato dell’antica Via Sacra Langobardorum. Sorge su un’altura, circondato dal tipico paesaggio impervio e verdeggiante del Gargano, dove la candida facciata accoglie i pellegrini con due grandi arcate, sovrastate da una nicchia con la statua di San Michele. Dal vestibolo si accede alla scalinata di 86 gradini che conduce in basso alla Sacra Grotta, luogo delle apparizioni di San Michele e cuore del santuario. Qui si legge un’iscrizione con le parole dell’Arcangelo che consacrarono in eterno questo luogo mistico: «Dove si spalanca la roccia, lì saranno perdonati i peccati degli uomini». L’altarebarocco del Santissimo Sacramento e quello della Vergine si aggiungono al magnifico altare maggiore, dominato dalla statua marmorea che raffigura il Principe delle Milizie Celesti. Per pranzo ci lasciamo viziare dalle attenzioni di Gege Mangano, del ristorante Li Jalantuumene (i Galantuomini), e quindi lasciamo Monte Sant’Angelo per esplorare il Parco Nazionale del Gargano. Quasi una regione nella regione, il Parco copre un’area di più di 120mila ettari ospitando diverse aree protette, tra cui la Riserva Marina delle Isole Tremiti, unica nel suo genere per la straordinaria bellezza dei fondali marini e per le grotte naturali.

Primavera Dauna

Foresta Umbra
© Vanda Biffani

Nell’entroterra del promontorio garganico verdeggia l’ultima testimonianza della Foresta Umbra, un habitat molto esteso già in epoca preistorica. A circa 800 metri d’altezza, l’ombroso manto verde vanta faggi, cerri, querce, aceri e lecci: tra tutti spicca il leccio di Vico del Gargano, alto 50 metri con una circonferenza di cinque, piantato, sembra, agli inizi del 1700. La strada prosegue all’ombra di una fitta vegetazione, che dirada man mano che inizia la discesa verso il mare, dove troviamo Vieste, adagiata su un promontorio roccioso che divide in due la costa garganica. Qui la pietra si sbriciola lentamente verso il mare, disegnando un litorale tra i più belli d’Italia, fatto di baie nascoste, grotte marine, alte falesie candide, spiagge sabbiose e pinete, e punteggiata di trabucchi, vecchi capanni di pescatori oggi trasformati, in molti casi, in ristoranti e bar di tendenza. L’inconfondibile sperone roccioso di Pizzomunno è il simbolo della bella Spiaggia di Castello, una candida distesa di sabbia che conduce alla Spiaggia dei Pipistrelli, a quella di San Felice e alla graziosa Baia dei Campi. È imperdibile, infine, la Spiaggia di Vignanotica, famosa per la sua falesia, che cade a picco nell’Adriatico, e per le affascinanti grotte marine. La strada del rientro si snoda lungo la costa alta, che ci regala affascinanti vedute dall’alto di questo mare cristallino. Ai piedi del promontorio ci accoglie Mattinata,con le sue prime luci della sera. Il paesino che si sviluppa intorno alla strada principale lascia immaginare lunghe sera d’estate, quando i bagnanti cercano refrigerio a queste altitudini. Durante il tragitto ci attardiamo per un frugale spuntino serale, a base di fragranti e generose porzioni di focacce impastate e cotte da Matteo Grasso nel suo forno di famiglia, vicinissimo al corso centrale di Manfredonia.

Primavera Dauna

Vieste

Primavera Dauna

Un trabucco, Peschici
© Vanda Biffani

Domenica

È la giornata che abbiamo deciso di dedicare al relax totale in riva al mare: niente di meglio delle profonde spiagge ferrose di Margherita di Savoia. Scegliamo di raggiungere la costa attraverso la strada provinciale che attraversa le campagne di Cerignola fino alle famose saline. Custodi dell’‘oro bianco’, le Saline di Margherita di Savoia sfoggiano una storia millenaria: costituite da una vasta distesa di acque calme suddivise in vasche per la produzione di sale marino, sono le saline più grandi d’Italia e tra le più vaste dell’intero bacino mediterraneo. Un tempo, qui si trovava il Lago Salpi: i suoi depositi di sale furono utilizzati fin dal Neolitico e anche da Greci e Romani, che già avevano scoperto le virtù terapeutiche delle Acque Madri, o acque rosse, usate nelle cure termali. Giusto il tempo di visitare il Museo Storico delle Saline, ospitato in un vecchio magazzino del sale adiacente alla cinquecentesca Torre delle Saline, e l’Oasi del WWF, un’area che rappresenta un habitat idoneo a ospitare una grande varietà e quantità di uccelli acquatici, come aironi, garzette, nitticore e sgarze ciuffetto, e poi finalmente in spiaggia. Dopo una gustosa pausa gourmet alla piccola Osteria del Vicoletto, gioiello nascosto per veri intenditori, il pomeriggio scorre pigro in uno dei pochi lidi aperti fuori stagione, di fronte al Grand’Hotel Terme, sede appunto dello stabilimento termale noto per le sue inalazioni miracolose contro i disturbi della respirazione e per i fanghi contro i dolori articolari. Interessanti anche la SPA e il centro estetico con vendita di cosmetici prodotti proprio con il sale delle saline. All’imbrunire, un ultimo sfizio per l’aperitivo in riva al mare e poi di nuovo a Cerignola, per la cena di saluto con il nostro simpatico oste del Vulesce, che ci dà appuntamento a Torino, dove viene spesso per affari e per salutare tanti vecchi amici. Ma noi preferiamo dargli appuntamento qui da lui, per un’altra fuga in qualche altro angolo meno noto di Puglia, di nuovo alla scoperta di tesori nascosti.

(Foto GIANNI DIMOPOLI e ARCHIVIO)