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Rafa Nadal

Torino lo aspetta

di Daniele Azzolini

Primavera 2021

LUI E FEDERER SI SFIDERANNO A TORINO, FACILE PREVEDERLO. MA RAFA HA UNA MOTIVAZIONE IN PIÙ: METTERE IN BACHECA L’UNICO TORNEO CHE NON HA MAI VINTO. SARÀ DIFFICILE, PERCHÉ LA SUPERFICIE NON È LA SUA, MA IL RE DI PARIGI PUNTA AL TITOLO DI GOAT, GREATEST OF ALL TIME, E CONTRO LE LEGGENDE TUTTI HANNO SEMPRE VITA DURA

L’ex ragazzo della jungla nasconde un terribile segreto. È un alieno. Ha vinto 13 volte il Roland Garros, ed è impresa che noi umani non possiamo nemmeno immaginare. Rafael Nadal ce l’ha fatta in 16 anni e 102 match. Ne ha vinti 100. Fantascienza, che altro? Un tennista sui bastioni di Orione, in competizione con Han Solo sulla rotta di Kessel, che il Millennium Falcon percorse in meno di 12 parsec. È il droide che diventa umano come nei racconti di Asimov. Bicentennial RafaChe la Forza sia con te. Ci si chiede se qualcuno potrà mai batterlo, un record così, in un tennis che negli anni ha trasformato le racchette in baliste e gli uomini che le usano in frombolieri implacabili. Cambierà il tennis, magari. Anzi, è probabile. Decideranno di giocare gli Slam due set su tre, e qualcuno si farà avanti per chiedere altri due Major. È possibile: Dubai e Shanghai sono già in agguato. Poco importa. Il record di Nadal sarà ancora lì, infisso nelle pagine del Libro dei Primati, qualunque cosa accada. Solo lui può ritoccarlo. E da questo dipende un altro pezzo della nostra Storia.

Rafael Nadal © Franck Fife

Il tredicesimo Roland Garros ha issato il 34enne Rafa al cospetto del 39enne Federer, lassù, nell’Empireo, dove il tennis umano si vede così piccolo da sembrare racchiuso in un videogame. Ora gli Slam sono 20 per uno. Federer davanti a sé ha ancora un anno, ed è tempo di saluti. Proverà a vincere Wimbledon ma l’età e il buon senso gli giocano contro. Rafa ha più tempo, due, magari tre stagioni. E a Parigi non ha ancora avversari alla sua altezza. Ci ha provato, Djokovic, ed è stato respinto in tre furenti finali (2013- 2014, 2020), si è avvicinato Dominic Thiem e ha vinto solo una pacca sulla spalla. «Domi, un giorno tutto questo sarà tuo». Sottinteso, «quando io avrò smesso». Niente, Rafa può vincere il quattordicesimo French Open, ne ha facoltà. E salire un gradino più su di Roger. 21 a 20. I fan lo aspettano per eleggerlo nuovo GOAT, ‘greatest of all time’, il più grande di sempre, titolo che le truppe federeriane (due volte più grandi, per numero) hanno già assegnato a Sua Enormità. Ma i due non si sentono in gara quando non sono realmente l’uno di fronte all’altro, sul campo. Sanno di essere le due metà più o meno esatte del tennis.

Nello straripante palmares dello spagnolo manca un successo alle Finals. Ci riproverà a Torino, contro avversari che sul cemento indoor sanno come opporsi alle sue sassate

Sono i Fedal, la ditta. E condividono 20 anni di sfide nelle quali hanno offerto emozioni indescrivibili. Lo yin e lo yang di uno sport che ha trovato in loro tutti i requisiti per entrare nel cuore del pubblico. Abilità, destrezza, genio, grazia, potenza, cuore, testa, muscoli. Due uomini da copertina, ieri, oggi, domani, sempre. In tutto questo, il dato più futuristico e quasi incomprensibile è che Rafa (come Federer) migliora. Soffre tutto l’anno (ginocchio, spalla, schiena) ma sono quattro stagioni che a Parigi dà forma a prestazioni impeccabili. Il servizio si è fatto più composto e solido, con un aumento consistente delle ‘prime’ in campo, e l’abbandono delle terre remote nelle quali stazionava, per avvicinarsi alla riga di fondo, ha portato benefici e avventure a rete. Erano i consigli di Carlos Moyá, ieri campione, oggi coach, un altro dei grandi nati a Maiorca, l’isola dei fenomeni (Mir e Lorenzo nel motociclismo, Asensio nel calcio, Mas e Timoner nel ciclismo) e Rafa li ha messi in pratica, con l’umiltà che i campioni posseggono in quantità industriale, sebbene raramente sentano il bisogno di mostrarla. Requisiti tecnici utili a ottenere punti facili e rendere più leggera la competizione. Un modo per competere più a lungo. E migliorare record già incredibili.

Rafael Nadal alle finali del Nitto ATP World Tour a Londra, 2020 © TPN/Getty Images

Il 70% di vittorie nelle finali giocate (86- 37), i 35 Masters 1000 vinti in carriera, l’unico in campo maschile che possa fregiarsi del Career Golden Slam, che affianca l’oro olimpico (Pechino) ai quattro Slam vinti in anni fra loro diversi. Non solo: Rafa è anche l’unico tennista a vantare un oro in singolare e uno in doppio (conquistato a Rio) alle Olimpiadi. C’è solo una casella vuota, nello straripante palmares dello spagnolo: manca un successo alle Finals. Un vuoto che Rafa condivide con il vincitore di due Grand Slam, Rod Laver. Accostamento che non lo consola nemmeno un po’, anzi lo invita a non sprecare le ultime occasioni. Ci riproverà a Torino, contro avversari che sul cemento indoor sanno come opporsi alle sue sassate. Sarà difficile, ma il bello è proprio questo. Provarci. E riprovarci. Perché alla fine, il suo unico grande, umanissimo segreto, è lo stesso che condivide con il suo gemello diverso, Roger Federer… Essere innamorati del nostro sport. È il loro elisir di lunga vita. E di lungo tennis…

 

(Foto: Getty Images)