Torino, Estate 2024
Che cosa succede quando scienza e tecnologia influenzano il mondo dell’Arte? 180 anni fa circa, la nascita della fotografia ha inferto un colpo quasi mortale all’antica maestria della rappresentazione pittorica della realtà. Oggi, che cosa ne sarà della fotografia di un tempo con quasi 7 miliardi di macchine fotografiche incorporate in altrettanti smartphone collegate all’intelligenza artificiale generativa di massa? Si stima che oltre 100 milioni di persone usino regolarmente piattaforme di AI come Midjourney o DALL-E in grado di generare immagini fotografiche partendo da un testo. E come si evolveranno arti come la letteratura o la poesia? La sola piattaforma ChatGPT nel mese di aprile 2024 ha registrato 1.8 miliardi di accessi.
Viviamo in una cultura digitale diffusa che ha modificato e continuerà a modificare l’esperienza di fruizione sia del pubblico che degli artisti, con l’avvento dell’arte digitale e dell’arte generativa (opere create con l’intelligenza artificiale). Tutto questo in soli 55 anni (la prima rete internet, ARPANET, risale al 1969). In questo scenario la promozione dell’arte e di ogni forma di spettacolo passa prioritariamente attraverso gli stessi canali digitali frequentati da pubblico, media e artisti. Social media come Instagram, Facebook, TikTok e YouTube consentono ad artisti e performer di condividere il loro lavoro con un pubblico globale e, con l’aiuto di nuovi intermediari digitali come gli influencer, di promuovere eventi, vendere opere d’arte e biglietti per spettacoli e musei.
Promozione, termine che auspicabilmente scomparirà dal linguaggio comune
Ricordo il post del 2021, molto contestato dai puristi della comunicazione tradizionale, di Chiara Ferragni sulle Gallerie degli Uffizi di Firenze che ha aumentato del 25% le visite al Museo. Piattaforme di streaming come Netflix, Amazon Prime o Spotify consentono di accedere a spettacoli, concerti e performance in qualsiasi momento e da qualsiasi luogo, coinvolgendo un’audience non raggiungibile con i mezzi tradizionali. Il concerto di Travis Scott nel 2020, sulla sola piattaforma gaming Fortnite – avete capito bene, su una piattaforma di gioco – ha raggiunto 12 milioni di persone in un solo colpo.
Anche i musei risentono di questa trasformazione: dalle Gallerie d’Italia di Torino, che offrono il meglio della fotografia mondiale con installazioni tecnologiche interattive attivate direttamente da un’app innovativa, al teamLab Borderless appena inaugurato a Jeddah in Arabia Saudita, che offre un’immersione nell’arte digitale che lascia senza fiato, fino alla Sphere di Las Vegas con 54.000 m² di superficie, oltre un milione di pannelli LED e 112 metri di altezza. Sono solo pochi esempi, ma ben descrivono la metamorfosi epocale di un ambiente in costante evoluzione che consente l’immediata interazione tra le parti, dove ogni forma di cultura artistica considera e valorizza, già alla nascita dell’opera, il rapporto diretto tra artista e pubblico in una nuova intimità culturale senza intermediazioni, senza frontiere e senza limiti. Una società liquida, così ben descritta da uno dei più grandi intellettuali del Novecento, il filosofo Zygmunt Bauman, dove l’arte e lo spettacolo possono essere finalmente vissuti senza più necessità di promozione, termine che auspicabilmente scomparirà dal linguaggio comune, per buona pace dei miei ex colleghi pubblicitari.
