News

Salvatore Trinx

Una grande storia tutta da raccontare

di Laura Sciolla

IL TENENTE SALVATORE TRINX È PROSSIMO AL CONGEDO DAL RUOLO DI COMANDANTE DELLA SEZIONE ‘I’ DEL COMANDO REGIONALE PIEMONTE DELLE FIAMME GIALLE. MA NOI DI TORINO MAGAZINE NON POTEVAMO FARCI  SFUGGIRE LA STORIA DI CHI LA STORIA (DI TORINO) HA CONTRIBUITO A CAMBIARLA, INSIEME A TUTTI I COLLEGHI  DELLA GUARDIA DI FINANZA. ANCORA RISUONA NELL’ARIA QUELLA FRASE RIPETUTA NELLA NOTTE, «TANGO CHIAMA LUPO 20 LA CENTRALE»…

12 encomi solenni, 20 semplici, 9 elogi, unico finanziere impiegato nel 2010 per il terremoto di Haiti, il titolo di Cavaliere della Repubblica nel 2017 e, prima ancora, il titolo di ufficiale, a decorrere dal 2014, come distintivo d’onore con la promozione a tenente per benemerenze di servizio. Chissà se il giovane Salvatore Trinx, giunto dodicenne a Torino dalla Basilicata, avrebbe mai immaginato una simile carriera nella Guardia di Finanza. Certo aveva due zii poliziotti, ad esempio, ma la strada che ha percorso nelle Fiamme Gialle ha qualcosa di peculiare.

Non so se lo ricordate ma fui io, in prima persona, a  sostenere la battaglia perché i bambini di Torino potessero giocare a palla nei cortili. Era il 2006 e vinsi

Com’è iniziata la sua carriera?

≪Nel ’79 decisi di provare a entrare in ambito militare. Vinsi il concorso come allievo finanziere e, dopo il corso alla Scuola Alpina della Guardia di Finanza a Predazzo, fui mandato a Bardonecchia, proprio mentre si stava aprendo il tunnel. Successivamente frequentai la Scuola da Sottufficiale, prima a Roma e poi a Cuneo, e fui subito assegnato a Torino alla 3a Compagnia, un reparto fortemente operativo, una sorta di mix tra ‘baschi verdi’ e Gruppo Investigativo sulla Criminalità Organizzata dei giorni nostri. Mi ero distinto quando, ancora allievo, contribuii attivamente all’arresto di tre persone nell’ambito di un’operazione contro il traffico di stupefacenti. Ma da solo non sei nessuno: solo lavorando con una squadra fortemente preparata e con una grande conoscenza del territorio si possono ottenere i risultati che ci si prefigge. Così ebbe inizio la mia storia di ‘Tango’, la sigla con cui ci distinguevamo nelle chiamate radio. Una trentina di più e meno giovani e un grande capitano carismatico, Pietro Maffione, tutti appassionati con un forte senso del dovere≫.

Salvatore Trinx tra il comandante generale pro tempore della GDF Giorgio Toschi, il comandante in 2a Flavio Zanini, il capo di stato maggiore Giuseppe Zafarana e i membri del COCER nel 2016

La squadra è tutto. Lei è sempre stato considerato una persona creativa…

≪Creativa e ribelle. Creativa perche andai a indagare nuovi terreni d’intervento fino a quel momento poco battuti. Erano gli anni ’80 e il contrabbando era il nostro pane quotidiano. Si stava diffondendo la commercializzazione non autorizzata di nuovi prodotti come i film in prima visione, le cassette con le canzoni di Sanremo, i fuochi d’artificio. Nascevano anche i primi bagarini e si iniziava a contraffare materiale sportivo. Nel corso del tempo il fenomeno della contraffazione ha assunto dimensioni sempre più rilevanti, investendo più di un settore, da quello produttivo a quello della commercializzazione, ed e proprio in questi ambiti di tutela che abbiamo ottenuto moltissimi risultati di servizio (dalle truffe sugli anabolizzanti agli alimentari contaminati o scaduti), non tralasciando mai l’attività di contrasto nel settore degli stupefacenti, portata avanti sempre con instancabile costanza. Diciamo che la mia creatività stava nel cercare di stare sempre al passo coi tempi≫.

E il carattere ribelle?

Durante l’intervista

≪Sono per natura critico, ma solo per costruire qualcosa di migliore. Se fossi stato capace soltanto di criticare, non sarei rimasto a lavorare nella Guardia di Finanza per 41 anni: invece il mio spirito costruttivo (e la fortuna di aver incontrato persone intelligenti che riconobbero il valore delle mie critiche) mi ha portato alla nomina di tenente e, ora, di comandante della sezione ‘I’ (il ramo che si potrebbe definire l’Intelligence delle Fiamme Gialle, volto alla raccolta e all’analisi dei dati da trasmettere poi al reparto operativo, NDR)≫.

È stato infatti nominato ufficiale per benemerenze di servizio nel 2014 e, dal 2018, è il comandante della sezione ‘I’ Regionale della Guardia di Finanza, dopo aver ricoperto il medesimo ruolo a livello provinciale. Ma per oltre 30 anni ha sempre amato stare sul campo, sulla strada. Ci racconta qualcosa dei suoi trascorsi?

«Il nostro lavoro doveva essere necessariamente a contatto con la gente. Si lavorava sulla strada, in borghese, nei night, dove trovavamo informazioni preziosissime. Porta Palazzo era il mio regno: all’angolo con corso Regina c’era la postazione preferita dei venditori di merci di contrabbando. Stavano li con le loro auto ricolme di merce, una sorta di negozio su 4 ruote. Quando ci vedevano arrivare chiudevano tutto, senza sfida, senza strafottenza. C’era un grande rispetto. Era come giocare a guardie e ladri. Loro si ingegnavano ogni mattina per sfuggirci e noi studiavamo ogni giorno come pedinarli, prenderli. Ricordo ancora che sulla strada di Settimo facevamo gli appostamenti per controllare il traffico illegale: ‘beccavamo’ le auto stracolme di prodotti osservando la carrozzeria resa pesante dal carico. Quando capirono il nostro metodo, usarono delle speciali ruote ammortizzate. E quando noi individuammo il nuovo trucco, pensarono al doppio fondo. Insomma, era una sorta di gioco tra persone la cui ‘sola’ differenza stava nel rispetto, o meno, della legge. Manuzza, Figuzza, Topo Gigio… rammento tutt’oggi i loro soprannomi≫.

Foto di repertorio di operazioni di servizio con la 3a Compagnia

E San Salvario?

≪Un altro quartiere vivace. È li che sono cresciuto e ricordo quando la banda Miano del clan dei Catanesi sparava in piazza Madama. Era diventato, insieme a Porta Palazzo, il cuore del contrabbando di sigarette. Per noi era fondamentale mantenere i contatti nelle zone della prostituzione, per acquisire informazioni. Trascorrevamo le nostre notti nei night, nei locali malfamati e affollati, per la strada, il territorio non si poteva ignorare. E dovevamo essere invisibili≫.

Ne ha viste di tutti i colori!

≪Ebbene si. Le racconto questa: appena arrivato a Torino partecipai a un’operazione di servizio che, grazie alla maestria dei colleghi piu anziani, porto al sequestro di un sottomarino telecomandato che trasportava gioielli nelle acque del Lago Maggiore, tra la sponda svizzera e quella italiana. Fummo i primi a sequestrare in Italia delle bottiglie ripiene di cocaina liquida, camuffata da grappa peruviana: si trattava di un business incredibile tra Milano e Torino. Ma anche la filiera del cibo era nei nostri obiettivi: ad esempio, avevamo trovato partite di vini da tavola venduti come etichette piemontesi di pregio≫.

E poi ci fu il grande caso dell’Ultimo Impero.

≪La chiusura di questa storica discoteca, la più grande in Europa, ebbe un grande ritorno mediatico. E in effetti fu un’operazione notevole. Erano mesi che i nostri uomini si erano infiltrati, come buttafuori ad esempio. Poi ci fu un blitz con oltre 400 agenti per affrontare 5mila ragazzi, di cui molti impasticcati. Fu una situazione molto delicata≫.

Cosa c’è di diverso tra la Torino di ieri e quella di oggi?

≪Il colore di Torino e cambiato, sia tra i buoni che tra i cattivi. Sono ormai tempi passati quelli della vecchia mala piemontese, o quelli in cui Mirafiori e Falchera erano territori di bulli che si sfidavano in bande. Oggi il bullo si e evoluto: accoltella e scappa. Per quanto riguarda il resto dalla criminalità, quando iniziai arrivava dal sud, poi ha cominciato a provenire dal Nord Africa. In seguito c’e stata l’epoca dei rumeni, degli albanesi e ora dobbiamo affrontare l’annoso problema dei migranti che scappano da fame e guerra. Dove c’è business c’e malavita, oggi come allora. Solo che anche la criminalità si è evoluta: al posto delle videocassette di contrabbandano abbiamo gli abbonamenti alla pay TV, al posto dell’eroina le pasticche≫.

Cos’è cambiato nel suo lavoro?

≪Sono entrato nelle Fiamme Gialle a cavallo di un cambiamento. Sia perche il corpo della Guardia di Finanza si e trasformato, da polizia tributaria quale era e diventato polizia economica finanziaria (era il 2001), sia perche scegliere di diventare un finanziere non era più la strada per trovare lavoro, magari per chi possedeva solo la terza media, ma un’ambizione anche per giovani laureati. E poi perche, accanto al bisogno di lavorare sul territorio, si è evoluto tutto un sistema di monitoraggio legato alla digitalizzazione, che per noi rappresenta un aiuto importante. L’uomo, comunque, lo ribadisco, non si può sostituire. Nemmeno adesso che sono al comando della sezione ‘I’, focalizzata sul reperimento e sull’analisi di informazioni dove, usando la metafora del colore, il campo di battaglia su cui si opera oggi e come un’area grigio fumo e, quindi, per definizione poco nitida. Infine, c’è un trend che credo diventerà sempre più rilevante: l’inserimento nelle forze dell’ordine di persone di etnie diverse. È evidente quanto sia importante avere personale che parli arabo o cinese e che si riesca a mimetizzare in un gruppo. D’altronde, la storia insegna: i primi mafiosi newyorkesi arrestati furono incastrati da una pattuglia di poliziotti italiani…≫.

A febbraio andrà in pensione. Cosa farà?

≪Non gioco a bocce ne a carte. Diciamo che mi vedo in un ruolo più attivo: sto pensando di continuare nel mio compito alla Procura federale nel mondo del calcio. Mi piacerebbe anche fare qualcosa per la sicurezza dei bambini sul web, tema molto sentito relativo a soggetti a me molto cari. Non so se lo ricordate ma fui io, in prima persona, a sostenere la battaglia perche i bambini di Torino potessero giocare a palla nei cortili. Era il 2006 e vinsi. Il bagaglio professionale e umano accumulato nel corso della carriera mi da stimolo ancora oggi per portare avanti collaborazioni nel campo della sicurezza. Il mio percorso nelle Fiamme Gialle si concluderà con il grado di capitano, ma per tutti rimarrò il maresciallo Trinx≫.

(Foto di MARCO CARULLI e GDF)