Ventotene non cerca di piacere a tutti. Non ha boutique eleganti, beach club, passeggiate glamour o locali aperti fino all’alba. E forse è proprio per questo che continua ad attrarre chi cerca ancora un Mediterraneo autentico.
Quando arrivi con il traghetto, le auto sbarcano una dopo l’altra e, nel giro di pochi minuti, il rumore si spegne. Non è un’impressione. A Ventotene il silenzio fa parte del paesaggio quanto il mare.
Bastano pochi passi per avere la sensazione di aver attraversato non soltanto un tratto di Tirreno, ma anche qualche decennio. Non è nostalgia, né un’operazione costruita per i turisti. Semplicemente, quest’isola non ha mai inseguito le mode e continua a vivere seguendo ritmi che altrove sembrano appartenere a un’altra epoca.

Per questo, passeggiando tra il porto e la piazza principale, si ha spesso l’impressione di essere tornati nell’Italia degli anni Sessanta. Non quella idealizzata dei film, ma quella dei rapporti di vicinato, delle porte aperte e delle estati trascorse fuori, quando il turismo non aveva ancora cambiato il volto delle piccole isole. È probabilmente questo il fascino più grande di Ventotene. Non quello che si fotografa. Quello che si vive.
Le case color pastello, dipinte di rosa, giallo, bianco e ocra, seguono il profilo della collina sopra il porto. Accanto agli edifici intonacati sopravvivono le costruzioni in tufo, la pietra vulcanica che da sempre caratterizza l’architettura dell’isola. Nulla sembra studiato per apparire perfetto. È proprio questa spontaneità a renderla elegante.
Anche la vegetazione racconta una storia diversa da quella delle grandi destinazioni balneari. Lentisco, mirto, finocchietto selvatico e numerose specie endemiche convivono su un territorio piccolo, ma straordinariamente ricco di biodiversità. Camminando lungo i sentieri costieri, il profumo della macchia mediterranea accompagna continuamente il mare.
Quando Roma sceglieva Ventotene
Molto prima di diventare una meta di vacanza, Ventotene era già un luogo strategico. L’imperatore Augusto la scelse per costruire una delle sue residenze e da quel momento l’isola divenne uno snodo fondamentale delle rotte commerciali del Tirreno. Ancora oggi il porto romano continua a svolgere la funzione per cui era stato scavato oltre duemila anni fa, direttamente nel tufo. È difficile trovare un’opera di ingegneria antica che abbia attraversato i secoli con una continuità simile.

Poco distante sorgono i resti di Villa Giulia, trasformata da luogo di villeggiatura a luogo di esilio, mentre le grandi cisterne romane e l’antico acquedotto raccontano quanto fosse sofisticata la gestione dell’acqua su un’isola priva di sorgenti. Visitandoli si comprende come l’intervento dell’uomo abbia saputo adattarsi perfettamente a un ambiente tanto affascinante quanto complesso.
Il museo più grande è sott’acqua
La vera sorpresa, però, si trova sotto la superficie del mare. Ventotene custodisce uno dei patrimoni di archeologia subacquea più interessanti del Mediterraneo. Le navi che raggiungevano la villa di Augusto trasportavano vino, olio, marmi, ceramiche e oggetti preziosi provenienti da tutto l’Impero. Alcune non arrivarono mai a destinazione.
Le correnti e le tempeste hanno trasformato i fondali in un archivio straordinario. Molti reperti sono stati recuperati e oggi sono esposti nel Museo Archeologico di Ventotene: oggetti in avorio, bronzo e oro appartenenti a un relitto datato tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C. Ma una parte importante di quella storia è rimasta dov’era.

Sul fondo riposano ancora numerose anfore, porzioni di relitti romani e carichi che il tempo e la sabbia hanno conservato per duemila anni. Per questo le immersioni archeologiche hanno un valore unico. Non si osservano reperti collocati artificialmente sul fondale, ma testimonianze lasciate esattamente nel luogo in cui la storia le ha fermate.
Grazie al lavoro della Soprintendenza sono stati realizzati percorsi subacquei che attraversano oltre quattro millenni di storia, dal III millennio a.C. fino al relitto del Santa Lucia, il piroscafo affondato durante la Seconda Guerra Mondiale.
È un modo completamente diverso di visitare un sito archeologico e lo si può fare anche grazie alla Archeo-Sub Week, che quest’anno si è tenuta la prima settimana di giugno, dedicata all’archeologia subacquea e terrestre dell’isola di Ventotene. Durante l’evento, archeologi, subacquei, ricercatori e appassionati partecipano a immersioni guidate su relitti romani, percorsi dedicati alla storia di Ventotene e alla biologia marina, visite guidate e momenti di divulgazione scientifica dedicati ai siti dell’isola. Qui il museo si attraversa anche nuotando.
L’isola che ha cambiato l’Europa
Ventotene racconta molto della storia romana. Nel Novecento l’isola è diventata uno dei principali luoghi di confino politico del regime fascista. Tra queste strade hanno vissuto intellettuali, antifascisti e uomini politici costretti all’esilio, trasformando quello che doveva essere un luogo di isolamento in uno spazio di confronto e di idee.
Fu proprio qui che, nel 1941, Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, con il contributo di Eugenio Colorni, scrissero clandestinamente il Manifesto di Ventotene, considerato ancora oggi uno dei testi fondativi dell’idea di un’Europa unita. Pensare che uno dei documenti politici più importanti del Novecento sia nato su un’isola di appena due chilometri quadrati fa riflettere su quanto anche i luoghi più piccoli possano cambiare il corso della storia.

Poco al largo si trova l’isola di Santo Stefano, dominata dall’imponente carcere borbonico costruito alla fine del Settecento su progetto di Francesco Carpi. La struttura, celebre per la sua pianta circolare ispirata al modello panottico, ha ospitato per oltre due secoli detenuti comuni e prigionieri politici, tra cui Sandro Pertini. Oggi il carcere è al centro di un importante progetto di recupero e valorizzazione con una nuova funzione culturale. Per il momento non è ancora visitabile e, osservandolo dal mare, l’unica presenza costante è quella dei gabbiani che hanno ormai fatto di questo luogo il proprio regno.
Anche questo contribuisce al carattere di Ventotene. La storia non è confinata nei libri o nei musei: continua a emergere tra le rocce, sulle banchine del porto, nei fondali e perfino sulle isole che la circondano.
Il mare si scopre un respiro alla volta
L’isola è una delle capitali italiane della subacquea e il merito va anche a Ventotene Diving World, il primo centro diving aperto in Italia nel 1968. Da decenni accompagna migliaia di appassionati alla scoperta dei fondali dell’isola, ma soprattutto permette anche a chi non ha mai indossato una bombola di vivere la propria prima immersione in totale sicurezza.
Per chi desidera semplicemente avvicinarsi al mare esiste il battesimo del mare e se proprio le profondità del Mediterraneo incutono terrore oltre che rispetto, le escursioni di snorkeling non deluderanno di certo: ideali per osservare la straordinaria trasparenza delle acque e la ricchezza della fauna marina anche senza alcuna esperienza pregressa. Chi possiede invece un brevetto può partecipare alle numerose immersioni organizzate dal centro, che spaziano dalle pareti ricche di vita ai percorsi archeologici, fino ai relitti più profondi.
Tech & Reb, dello stesso centro diving, nasce dall’incontro tra esperienza tecnica, formazione avanzata e una profonda conoscenza dei fondali di Ventotene. Con corsi di rebreather rEvo, percorsi TDI e immersioni tecniche strutturate, operano nell’Area Marina Protetta di Ventotene, uno dei contesti più affascinanti del Mediterraneo per biodiversità, archeologia subacquea e morfologia vulcanica.
Dormire nel cuore dell’isola
Lo stesso centro diving, che è uno dei due esistenti sull’isola, offre la possibilità di soggiornare in villette che si trovano proprio nel paese (https://www.techerebventotene.it).

Una soluzione che permette di vivere Ventotene senza separarsi dalla sua quotidianità, uscendo la mattina a piedi verso il porto o fermandosi la sera in piazza insieme agli abitanti.
Più che un’isola, una comunità
Dopo tre o quattro giorni ci si accorge che Ventotene lascia un ricordo diverso da quello di molte altre isole mediterranee. Non soltanto per il mare, straordinariamente trasparente. Non soltanto per il patrimonio romano. Nemmeno per le immersioni.
Quello che resta è l’impressione di aver conosciuto un luogo che continua a vivere secondo regole proprie. Un’isola che non ha modificato la propria identità per rincorrere il turismo e che, forse proprio per questo, conserva un fascino sempre più raro.
In un Mediterraneo dove molte destinazioni finiscono per assomigliarsi, Ventotene continua ad assomigliare soltanto a sé stessa.
(foto SILVIA DONATIELLO)