C’è un piccolo libro per bambini scritto da Mac Barnett e illustrato da Jon Klassen che si chiama letteralmente Sam e Dave scavano una buca. Si tratta di una lettura per l’infanzia certo, ma che si porta dietro significati non scontati. La trama è davvero semplice: Sam, Dave e il loro cane si mettono a scavare una buca in campagna, per divertimento, sperando di trovare qualcosa di spettacolare, magari un tesoro, ma anche no, perché quello che li sprona a scavare è il puro gusto di farlo, il gusto dell’avventura. Sam e Dave scavano verso il basso, poi cambiano direzione, si ricongiungono, ricominciano, fanno una pausa per rifocillarsi… Insomma continuano a scavare ma non trovano granché.
Alla fine, spossati e in parte un po’ delusi, sembrano essersi quasi arresi, quando il loro cane fiuta un osso, scava e lo tira fuori tutto per sé. In quel momento, proprio per l’ultimo foro fatto dal cane, i tre cominciano a scivolare giù per il profondissimo buco creato, fino ad atterrare sul morbido, nel loro giardino, pronti per una bella merenda e tante nuove avventure.
C’è qualcosa di profondamente naif e allo stesso tempo umano dietro al gesto dello scavare. Ci viene istintivo, fin da piccoli, fin da spiaggia, secchiello e oltre. Torna alla mente un video diventato abbastanza virale in cui un bambino corre verso un escavatore con il proprio camion giocattolo e simpaticamente gli operai gli riempiono con la ruspa il rimorchio di terra, con grandissima felicità e ammirazione del pargolo.
Scavare una buca può emozionare molto più di quanto si possa pensare. Anzi, sappiamo benissimo quanto possa essere questo un gesto emotivo, solo che crescendo ce lo dimentichiamo. Peccato.
Quindi, per tornare a emozionarci parlando di scavi, siamo andati a parlare con Dino Torassa, amministratore unico di Cave Druento, ditta che da 50 anni si occupa proprio di buche, o meglio di scavi nel terreno per ricavare il Naturale, materiale fondamentale per il confezionamento di calcestruzzo per l’edilizia e per la produzione di conglomerati bituminosi… Detto più semplicemente: la materia prima del settore edile e stradale.
Nel giro di cinque decadi Cave Druento è diventata un vero punto di riferimento di questo settore: oggi conta oltre 60 dipendenti e il panel dei servizi offerti, anche “su misura”, è decisamente più ampio rispetto al 1975.
Ciò che non è mai cambiato è però la passione, la voglia di continuare a scavare (peraltro sempre meglio), portando avanti una storia d’impresa familiare che in Piemonte è diventata una case history decisamente virtuosa. «È un lavoro duro, ci si sveglia presto ogni mattina da una vita – ci confessa Dino – però vedere le nuove generazioni già in campo ha donato a noi “vecchi” un entusiasmo incredibile».
Quanto è cambiato il settore?
«A parte la nostra passione per questo mestiere, tutto il resto è decisamente cambiato. Oggi è fondamentale innovare, ad esempio lavorando per dare nuova vita ai materiali di risulta, per renderli materia utile e non rifiuti a fine corsa. Anche noi ovviamente dobbiamo dare il nostro contributo alla sostenibilità ambientale e di produzione».
Non si finisce mai di scavare quindi…
«Speriamo di no! Scavando si scopre sempre qualcosa di nuovo e interessante, anche su noi stessi… E non abbiamo intenzione di smettere!».
