Una delle caratteristiche fondanti del nostro contemporaneo occidentale è la sempre minore distanza tra dimensione reale e virtuale. Una distanza ogni volta più sottile, a tratti impercettibile, che rende parecchio complicato capire dove finisce una e inizia l’altra. I social non sono solo piattaforme dove caricare contenuti, ma vere e proprie declinazioni della nostra persona. Funzionano da manifesti, da mezzi di comunicazione, da strumenti di lavoro. E più in generale è internet stesso a non essere “solamente” un luogo in cui recuperare informazioni o trovare intrattenimento, ma un mondo vero e proprio in cui accadono cose, si stringono relazioni e ci si può perfino perdere.
Dicevamo, luogo fisico e virtuale mai così vicini e indistinguibili. E i numeri supportano l’evidenza: secondo uno studio condotto da Geopost il 90% dei consumatori europei utilizza internet; di questi il 77% usa internet per acquistare qualcosa, e la metà di questa fetta è un cliente abituale, con una media di 5 acquisti online al mese. E c’è di più: il 60% dei consumatori intervistati ritiene che comprare su internet sia più economico e meno stressante; ma allo stesso tempo il 70% vuole avere indicazioni precise su giorno, orario e modalità di consegna (questo non cozza un po’ con il dato sullo stress? Vabbeh, ndr).
Le abitudini dei consumatori cambiano e continueranno a farlo
Tutti questi dati parlano di un mercato di spedizioni online sempre più grande, significativo e di conseguenza complesso. Una delle ultime “tendenze” in questo senso, nata anche per sopperire ad alcune perplessità, è il sistema dell’out of home, ovvero del ritiro presso locker e fermopoint. Una scelta sicuramente più sostenibile, attenta all’ambiente e, aggiungiamo noi, ai ritmi di tutti, sia di chi consegna che di chi ritira (anche questa è sostenibilità, umana).
Anche perché, sempre secondo Geopost, il 78% dei consumatori dichiara di voler fare del proprio meglio per contribuire in positivo alla “lotta green”, e il 65% considera la sostenibilità un elemento determinante dei propri acquisti. L’implemento del mercato out of home, secondo recenti stime, potrebbe portare (se realizzato concretamente) a una diminuzione del 60% delle emissioni di carbonio dei veicoli da consegna. Un dato abbastanza rilevante, che dipende però da una “rivoluzione” che non è unicamente pratica, ma soprattutto culturale. D’altronde possono essere installati tutti i locker del mondo, ma se poi non vengono usati, siamo da capo.
Cosa fare dunque? Sicuramente c’è da dare il buon esempio, ed è meglio se a provarci è un leader di settore. In questo senso, accogliamo con entusiasmo la nuova strategia di BRT, che ad oggi può contare su 8.800 BRT Fermopoint (un numero in costante aumento), una svolta che dichiara, con i fatti, di voler perseguire una piccola, grande rivoluzione sia tecnica che culturale.
L’out of home magari non sarà la soluzione ideale per ogni persona (sempre che esista), ma rappresenta un tentativo importante di cambiare una mentalità molto radicata, e forse un po’ “pigra”. Chiaramente, per funzionare bene deve essere ben disposta, soggetta a manutenzione costante, capillare, assistita (e non abbandonata a se stessa): soddisfatti questi prerequisiti, tocca al consumatore evolvere insieme all’offerta. D’altronde, come abbiamo visto, le abitudini dei consumatori cambiano e continueranno a farlo; quindi perché non in “meglio”?
Insomma, la case history di BRT è interessante perché indica una certa via, sicuramente più sostenibile sia a livello ambientale che umano; ovviamente deve essere realizzata bene. Continuiamo a seguirne gli sviluppi, per vedere come andrà a finire.
