Ieri siamo stati all’Unione Industriali di Torino, per la presentazione ufficiale de I cento di Torino, una delle guide gastronomiche più attese e interessanti della città, edita da EDT, e scritta da Stefano Cavallito, Alessandro Lamacchia e Luca Iaccarino. Dentro la guida, che si chiama “2025” ma racconta ovviamente i migliori cento ristoranti del 2024, una distinzione intelligente tra top e pop, ristoranti e piole.
Ma cos’è successo durante la serata? Dopo i consueti saluti di Istituzioni, partner… e dopo un doveroso omaggio a Giorgio Grigliatti, è iniziata la spiegazione delle principali novità della Guida di quest’anno. La prima un’idea intelligente: mantenere come classifica solo la top 10 (anche perché come si distinguono un 18esimo e un 22esimo posto?). Scelta furba perché più equa nei giudizi e più comoda per chi scrive la Guida.
Dunque, dopo un paio di info tecniche, è iniziata la parte interessante della serata, ovvero l’esplorazione dei premi speciali, svelati in diretta, di fronte a una platea largamente composta dai team dei ristoranti “in gara”. Senza spoilerare tutto (la Guida se volete è ovviamente acquistabile ed è anche un bel regalo natalizio), commentiamo in ordine sparso un po’ di premi e accadimenti della serata.
Ci piace l’assessore Mimmo Carretta che parla della bella virtù di una Torino in cui i turisti mangiano dove mangiano i torinesi; cosa abbastanza vera, non sappiamo quanto voluta o meritata, ma è così.

Facciamo i nostri complimenti ad Azotea che si accaparra ben due premi, quello “In punta di sala” per la qualità del servizio e quello per l’estetica dei piatti. Riconoscimenti meritati da Matteo, Noemi, Alexander e da tutta la banda perché fanno davvero un bel lavoro.
Nota di costume: molti premi sono stati patrocinati (tutti hanno uno sponsor-partner) da Compagnia dei Caraibi che tra birre, vermouth e altri progetti dimostra di credere e investire parecchio nella ristorazione del territorio. Bravi nel farlo loro, curiosi nel capire le prossime iniziative noi…
Altro premio, stavolta per “gli osti che sorridono” è andato a Danilo Pelliccia dei Dù Cesari. Con quel sorrisone Er Pelliccia pare la scelta giusta, e tra l’altro ne approfitta per annunciare l’apertura del suo nuovo locale.
Il premio dell’innovazione a Matteo Baronetto chef del Del Cambio, un grande della nostra ristorazione, a volte poco considerato, a volte criticato, ma da parecchio alla guida di uno dei più importanti ristoranti della città, e servono i gradi giusti per farlo.
Fa piacere vedere anche Francesca di Oinos premiata sul palco: il sushiliano più in voga di Torino vince il premio per le migliori materie prime. E non possiamo che esserne felici.

Così come siamo entusiasti del premio ricevuto da La Pista e da Alessandro Scardina per la “miglior tavola di design”, premio che il ristorante sul tetto del Lingotto merita, e merita anche lo chef perché questa bellissima location in cerca di autore pare aver trovato finalmente la strada gastronomica più giusta.
Anche Opera viene premiato, per la qualità della cantina, ritira il premio lo chef Stefano Sforza, che forse meriterebbe però un riconoscimento non solo per i vini…
La novità dell’anno è L’Uliveto, una recente apertura di cucina siciliana, molto interessante, molto comunicata fin da subito. E per quanto non sia cosa piemontese, è comunque una scelta valida.
Meno convincente premiare Fiorfood per i “boccali”, non perché manchi di qualità (tutt’altro), ma perché con tutte le giovani birrerie torinesi si poteva pensare ad altro…
Il miglior ristorante torinese dell’anno è per la Guida Condividere, di chef Federico Zanasi, sicuramente un ristorante da Le mille e una notte, che forse però non avremmo visto in prima posizione… Detto ciò la top 10, a parte qualche opinione diversa sull’ordine della classifica, è composta da ottime scelte ed esprime tutta la qualità di una Torino gastronomica forse un po’ in stallo rispetto agli anni passati, ma sempre viva e interessante. Alla prossima Guida!
