Marlena percorre le stesse strade tutti i giorni.
Le strade di Torino; città elegante, atipica, barocca.
Sotto un cielo roseo ricorda della prima volta in cui ha attraversato piazza Carignano da sola: era un caldo giorno di metà agosto; solo lei, il silenzio e Torino.
Uno spazio speciale, in cui ha poi camminato tante altre volte: perplessa, paranoica, invisibile agli altri, ammirando i balconi, a tratti illuminati dall’insicura luce che taglia le nuvole; il ritmo del passo lo accompagnano una dolce melodia violinistica e il canto di un uomo anziano.
Marlena è una ragazza anacronistica, estroversa, ma non le piace essere osservata: gli occhi degli altri a volte le toccano l’anima. E solitamente non vuole che accada. Quella prima volta, però, in piazza Carignano, si è sentita libera, come quando da bambina correva nei prati della casa dei nonni, ancora autentica, ancora Marlena.
A diciotto anni, immersa nei suoi studi, vaga tra la casa dei genitori e l’ultimo anno di liceo, che le sembra eterno. Vorrebbe fare Filosofia, eppure, la paura del giudizio la sta guidando verso la scelta di vita che gli altri desiderano per lei.
Quando passeggia per via Garibaldi, Marlena riflette. Pensa a Epicuro e cerca di comprendere Leopardi. A volte ci riesce, a volte no.
Cammina e prova a trasformare in poesia la bellezza della città che si muove con lei.
Marlena alle medie faceva un gioco con sé stessa: si perdeva in voli pindarici permanenti, tirandosi fuori da un mondo che le sembrava banale. Non ha mai perso quell’abitudine: ancora oggi, proprio in piazza Carignano, vagabonda alla ricerca del nulla, guidata dal vago della mente e dal sottile soffio estivo.
Quando poi la notte si addentra nei vicoli di Torino, rimane pervasa dalle inebrianti note nostalgiche e al tempo stesso romantiche che le luci dei lampioni emanano, e desidera indagare la città in ogni minimo anfratto.
Luci gialle, storiche, calde. Luci che parlano sbiascicando poesia. Difficile trovarle ancora per le vie della città, complicato capirle a pieno. All’avvolgente tepore romantico che emanavano, si è ora sostituita la truce freddezza dei lampioni a neon, che hanno trasformato le strade in location quasi spaventose. La ragazza ammira con stupore le antiche vie della città, i sanpietrini la affascinano tanto quanto le decorazioni degli antichi soffitti dei palazzi in via Garibaldi, e i portici di via Po la accompagnano verso l’alba che si affaccia su piazza Vittorio. In questa città che diventa buia presto, Marlena si rispecchia, illuminata dalla luna delle cinque e dal piacevole calore delle caffetterie che la abbracciano in un profumo autentico.
Marlena ne è sicura: odia l’asetticità dei tempi moderni.
Eppure, la forza del fascino di Torino accarezza ogni tetto, ogni lampione, ogni bottega, ed è come se anche gli elementi più degradati, gli angoli più tristi, possano diventare apprezzabili, anche ai suoi occhi, anche questa volta.
Lucia Tortorella
