Petra ama leggere.
Quando esce da scuola, percorre le strade torinesi per andare tutti i giorni alla Biblioteca Nazionale.
Sceglie un libro, lo estrae dallo scaffale e inizia a scorrere gli occhi sui versi delle pagine ingiallite, antiche. Lo stesso libro che, d’altronde, è passato nelle mani di decine di altre persone. Ognuna di loro ha accarezzato le stesse parole, dando infinite interpretazioni diverse. L’atmosfera della biblioteca è incantevole. Il colore caldo delle pagine viene enfatizzato dalla luce fioca appesa sopra i tavolini di legno grezzo e gli scaffali imprigionano in un labirinto di pensieri dal quale è difficile uscire. Poco più in là, timidi punti luce illuminano gli angoli più nascosti, i libri più curiosi.
Petra si sente avvolta e inquieta in quella carta stropicciata.
Conoscere non la attrae più, anche se tutti le ripetono insistentemente che studiare rende liberi… Per lei si è invece rivelata soltanto una grande ossessione.
Alle forme del mondo, si sta sostituendo la loro sostanza e tutto appare immensamente articolato. Mentre legge i versi soffre, sorgono altri dubbi e riaffiora la crisi esistenziale che credeva di aver risolto qualche istante prima. I libri sono i suoi vampiri fatali: la attraggono, ma le risucchiano sangue ed energie.
Quando esce dalla biblioteca vaga per strada. A volte inciampa, mentre pensa a conciliare Marx con i suoi ideali politici. Spesso odia essere così pesante. Quando nasconde i suoi pensieri dietro a una maschera di superficialità, si sente però fortunata a essere profonda.
Attraversa via Po e cammina lungo i Murazzi fino al Valentino. Si addormenta, stesa sul prato deserto del parco. Mentre sogna, gocce di pioggia iniziano a farla tremare, avvolta nella stessa natura di cui ora si sente parte integrante.
Lo scroscio dell’acqua alterna suoni forti, quando batte sul sentiero asfaltato, a dolci melodie, mentre sfiora le foglie autunnali e le accompagna verso terra. Il rumore delle gocce si insinua pian piano nella mente di Petra e diventa il sottofondo musicale delle sue storie mentali. Alterna un sogno a un incubo, e poi ancora, un incubo a un sogno. Quando si sveglia, tremante, in una Torino ormai notturna, la mente ricomincia a vagare. Senza accorgersene arriva in galleria Umberto I e lascia cadere lo sguardo sulla vetrina di un laboratorio artistico. Legge una frase di Umberto Eco, incorniciata da un pittore: «Chi non legge, a settanta anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto cinquemila anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… Perché la lettura è un’immortalità all’indietro».
Così, i passi, dapprima appesantiti dall’incessante ritmo della mente e dalla volontà di non conoscere più, risultano ora più leggeri, illusori, in un lento rientro a casa.
Lucia Tortorella
