“Anna sarà un avvocato”.
Questa la risposta “rubata” dai genitori alla domanda “cosa farai da grande?”
Ma Anna non vuole diventare un avvocato.
Ora è seduta a tavola, aspetta i suoi genitori, gioca nervosamente con le posate. Il gesto attira qualche occhiataccia. Anna se ne rende conto e rivolge l’attenzione allo zaino, lo apre e tira fuori il solito quaderno. Con un sospiro lo sfoglia, fissa un suo schizzo, disegnato settimane prima, della facciata pallida di Palazzo Reale: stile barocco ed elegante, grandi finestre simmetriche e decorazioni semplici. Gira la pagina, guarda uno sketch delle Porte Palatine, uno di Porta Nuova, abbozzato su una panchina del parchetto di fronte. Era uno dei posti del centro che frequentava più spesso e che, nonostante il traffico continuo, riusciva sempre a trasmetterle uno strano senso di tranquillità. Compaiono altri monumenti della città: la Mole Antonelliana, avvolta in un cielo plumbeo, il finto borgo medioevale del Valentino, la Basilica di Superga, il ponte Vittorio Emanuele I.
La sua famiglia è tutta formata da avvocati: bisnonno, nonno, padre e madre, persino suo fratello maggiore studia giurisprudenza all’università di Bologna. I pranzi di famiglia si ripetono sempre uguali, parole come “tradizione” e “onore” volano in giro almeno una volta a pasto.
Anna però vuole altro.
Da quando ha memoria disegna e colora. Tutti i suoi libri e quaderni sono pieni di schizzi e scarabocchi dei palazzi osservati dalla finestra dell’aula. Le sue passeggiate sono solo una scusa per ammirare i monumenti e i piccoli dettagli su ogni facciata. C’è voluto tempo, più precisamente diciannove anni, ma finalmente ha capito.
Vuole disegnare palazzi, grandi facciate, piene di storia e colore. Vuole vivere, vedere, scoprire. Vuole deludere tutti.
Le porte del ristorante si aprono, entrano i suoi, eleganti come sempre. Vestito tutto di scuro, suo padre è concentrato sul telefono; sta sicuramente controllando le email. Sua madre indossa un impeccabile tailleur rosso scuro e cammina verso di lei con un sorriso stanco.
Anna chiude di scatto il quaderno.
Sente il cuore rimbombare nel petto.
Si siedono, nessuno ha ancora detto una parola: «Non voglio fare giurisprudenza».
Isabella Tanca
