Sotto la volta verde degli alberi di piazza Maria Teresa – “piazzetta” come la chiamano i torinesi per le sue dimensioni raccolte da piccola bomboniera architettonica – il tempo sembra ancora oggi avere un ritmo diverso. È qui che incontriamo Andrea dalla Chiara. Non un’intervista, ma quasi un dialogo antico, da agorà greca: si cammina, si osserva, ci si confronta. Le parole sgorgano accompagnando il passo. «È giusto raccontare questa recente avventura così, camminando, vivendo lo spazio e scoprendone le caratteristiche», esordisce, accennando un sorriso. E in effetti questo giardino ritrovato si svela proprio attraverso il movimento: un percorso ordinato, pensato, che restituisce senso e misura a uno spazio che rischiava di perdersi.
Andrea dalla Chiara si fa cicerone, con quella naturalezza di chi una storia l’ha vissuta davvero. «Tutto è iniziato quasi per caso – racconta – Un giorno il cavaliere del lavoro Giorgio Marsiaj, che come me vive piazzetta Maria Teresa da molti decenni, mi fece notare quanto questo luogo, pur così bello, avesse bisogno di essere ripensato. Mancava un disegno, una nuova visione». Da quell’intuizione nasce una domanda semplice: che cosa possiamo fare? La risposta, invece, è risultata tutt’altro che immediata.

«Sapevamo che non sarebbe stato facile – prosegue – ma, sotto la ferma guida del cav. Marsiaj, abbiamo iniziato a confrontarci, a immaginare scenari possibili, coinvolgendo per primo l’architetto Davide Zannotti per dare forma concreta alle idee». Due anni di lavoro paziente. Incontri, ipotesi, revisioni. E soprattutto un dialogo con l’Amministrazione comunale e con la Soprintendenza, accompagnato da una scelta non scontata da parte di quello che ormai era diventato un fervido gruppo di cittadini: sostenere direttamente il progetto, colmando l’assenza di risorse pubbliche con un impegno privato e collettivo.
«Non volevamo limitarci a proporre qualcosa di bello – sottolinea Andrea dalla Chiara – Quello che abbiamo presentato alla Città di Torino e all’assessore Francesco Tresso in particolare era anche un metodo: dimostrare che si può lavorare insieme (cito testualmente Giorgio Marsiaj), cittadini e istituzioni, nell’interesse comune».
Molti progetti nascono, pochi arrivano a compimento. Questo ha trovato strada grazie alla tenacia dell’associazione Amici della Piazza Maria Teresa – costituita da quei cittadini di cui sopra, proprio per rendere organico l’intervento – e alla disponibilità delle istituzioni nel facilitare il percorso. La Città ha infatti messo in campo strumenti e competenze, attraverso le sue partecipate Iren e Smat, e con il supporto prezioso della Consulta Torino, che ha offerto la piattaforma operativa e una parte di contributo finanziario. A gennaio 2025 il progetto è stato depositato, a giugno la restaurata piazza Maria Teresa era pronta.

Lo sguardo si apre sui dettagli: oltre centocinquanta nuove piante, scelte con attenzione alle condizioni climatiche attuali, che disegnano confini ben delineati tra gli accessi e le aree verdi; gli alberi esistenti ripuliti e valorizzati; la ghiaia sostituita; le panchine ridipinte e laddove necessario sostituite; una nuova illuminazione a basso consumo che accompagna le ore serali. Sebbene non sia visibile a livello strada, il progetto ha anche previsto una cisterna che raccoglie l’acqua del toret, spostato per l’occasione, che viene poi riutilizzata per l’irrigazione: una soluzione discreta, quasi invisibile, ma decisiva per garantire la cura nel tempo. Gli scavi, così come tutti i lavori, sono stati seguiti passo dopo passo con la supervisione della Soprintendenza, permettendo di procedere con rapidità e rispetto.
Ora, a un anno dall’inaugurazione, la piazzetta custodisce e ostenta una garbata bellezza sorprendentemente intatta. Merito anche dell’associazione che si è assunta la responsabilità della manutenzione, trasformando un intervento in un impegno continuo. Ma il vero obiettivo va oltre: far vivere questo spazio. «Vorremmo aprirlo a mostre, piccoli concerti, attività per le scuole. L’idea è quella di una partecipazione attiva. Un po’ come alle origini, alla fine dell’Ottocento, quando questi giardini, insieme a piazza Cavour e piazza Balbo, erano luoghi di frescura e incontro, aperti a tutta la città». Non un salotto esclusivo, dunque, ma uno spazio condiviso. Una visione che oggi suona quasi controcorrente.

«La vera sfida è mantenere questa bellezza. Perché è stato dimostrato più volte: quando un luogo è bello, raramente viene violato. Il rispetto della bellezza è qualcosa che, fortunatamente, resta ancora dentro di noi». Il nostro cammino si chiude dove era iniziato, lungo il perimetro ombreggiato. “Si può fare” è il senso di questa chiacchierata. E in quell’istante il cerchio non è solo un percorso geometrico, ma un’idea compiuta: quella di una comunità che torna a prendersi cura dei propri spazi, trasformando un luogo in un racconto condiviso.
Torino Magazine si fa testimone di questa esperienza, un esperimento di cittadinanza attiva, un invito a ripensare il significato stesso di res publica: non qualcosa di distante, ma un bene che appartiene a ciascuno.
(foto ASSOCIAZIONE AMICI DELLA PIAZZA MARIA TERESA)