Fatale: è questo il titolo e il tema della Stagione 2026/2027 del Teatro Regio. Un percorso che nasce nel segno dell’ineluttabilità del destino e delle passioni più estreme, dove la tensione tra amore e pericolo, eros e thanatos, rivela come proprio nell’incontro con l’inevitabile si misuri la libertà più profonda dell’essere umano.

«Lungo il crinale tra libero arbitrio e predestinazione, la Stagione 2026/2027 del Teatro Regio indaga il Fatale come momento cruciale dell’esperienza umana e fulcro della creazione teatrale e musicale – spiega il Sovrintendente Mathieu Jouvin – Mentre viviamo tendiamo costantemente alla nostra libertà, eppure, guardando indietro, ogni passo appare come il tassello necessario di un mosaico già tracciato. È in questa tensione a cambiare quel tracciato che si innesca lo slancio vitale senza il quale ogni storia cesserebbe di raccontarci qualcosa; così, nell’opera, la grandezza dei personaggi brilla proprio nella loro magnifica e disperata resistenza contro un destino segnato, in quell’unione magnetica tra poli opposti, tra amore e pericolo, tra eros e morte, che costituisce la linfa vitale della grande cultura europea. Epicentro di questa indagine è il festival “Verismo”, sfida produttiva ambiziosa, che incrocia quattro opere di Mascagni e Leoncavallo, affidate a due registi e plasmate dal gesto del nostro direttore musicale».

L’inaugurazione della Stagione, il 15 ottobre, è affidata quindi all’inedito festival Verismo, che trasforma tutto il Regio in un vibrante laboratorio creativo per riscoprire le radici di un’estetica che appartiene anche al nostro tempo. Il celebre dittico Cavalleria rusticana e Pagliacci apre la strada a due titoli di rara esecuzione: La bohème di Ruggero Leoncavallo e Iris di Pietro Mascagni. Il direttore musicale Andrea Battistoni guida l’intero festival – 22 recite in poco più di un mese – e torna a febbraio per La traviata, confermandosi figura cardine del percorso artistico del Teatro.
Ampio spazio poi alla danza che esplora il corpo e il mito attraverso le eccellenze del gala Roberto Bolle and Friends, il viaggio stilistico del Tokyo Ballet (dalla purezza classica del Regno delle ombre al genio di Béjart ne Le sacre du printemps, preceduti dalla prima italiana di KAGUYAHIME di Jo Kanamori su musica di Claude Debussy) e la fiaba natalizia senza tempo dello Schiaccianoci nell’interpretazione del Balletto dell’Opera di Tbilisi.

Tornano registi profondamente legati al Regio: Robert Carsen, che chiude la Stagione con il suo Evgenij Onegin; Arnaud Bernard, autore della trilogia Manon con un nuovo allestimento di Carmen; Jacopo Spirei, chiamato a creare una nuova Traviata; Daniele Menghini, il nuovo sguardo sulle opere di Mascagni. Accanto a loro, i debutti di Francesco Micheli, regista dei titoli di Leoncavallo; Nicola Raab, autrice di Edgar, coprodotto con l’Opéra de Nice; e Kornél Mundruczó, al Regio con Salome. Sul podio si alternano bacchette di rilievo internazionale come Daniel Oren, Carlo Rizzi, Gianluca Capuano, Valentin Uryupin e Axel Kober.

Una Stagione d’opera è anche e soprattutto un importante crocevia di voci: la prossima conta ben trenta debutti al Regio e il ritorno di interpreti fortemente legati al nostro Teatro e amati dal pubblico, tra cui Gregory Kunde, Ekaterina Bakanova, Erika Grimaldi, Roberto Frontali, Barno Ismatullaeva, Erwin Schrott e Dmitry Korchak. Per il direttore artistico Cristiano Sandri: «Un teatro che non si rigenera non parla al futuro. Per questo, accanto al ritorno di grandi interpreti, investiamo con decisione sul domani: trenta debutti assoluti e altrettanti debutti di ruolo testimoniano la vivacità di un’istituzione che ha il coraggio di scommettere su ben ponderate novità, offrendo al pubblico l’emozione della scoperta».

Il festival Verismo
Il progetto inaugurale è del tutto inedito e fuori dall’ordinario: una “tetralogia verista” concepita come ciclo coerente di quattro capolavori del repertorio italiano di fine Ottocento. Dopo il successo di Manon Manon Manon, il Regio rilancia una sfida produttiva ancora più ambiziosa, capace di coniugare ricerca, forza spettacolare e visione unitaria. L’obiettivo è riscoprire le radici del Verismo, un’estetica oggi più che mai attuale, capace di raccontare passioni estreme e contraddizioni sociali con intatta urgenza.

Quattro nuovi allestimenti – Cavalleria rusticana, Pagliacci, La bohème e Iris – firmati da due registi, Daniele Menghini per Mascagni e Francesco Micheli, al suo atteso debutto al Regio, per Leoncavallo, sotto la direzione musicale di Andrea Battistoni. Dal 15 ottobre al 22 novembre, per 22 recite, il Teatro si trasforma in un intenso cantiere produttivo, coinvolgendo Orchestra, Coro, Coro di voci bianche, tecnici e maestranze in un’impresa di grande complessità. La programmazione offre un’esperienza immersiva e modulabile: accanto ai singoli titoli, due fine settimana di novembre permetteranno di seguire l’intero ciclo in tre giorni consecutivi, rendendo Torino una meta privilegiata per un viaggio nel cuore del Verismo.

Menghini e Micheli hanno lavorato in stretta sinergia, ispirandosi anche all’universo pasoliniano per indagare il concetto di comunità rurale e le sue regole non scritte. «In “Cavalleria rusticana” – racconta Daniele Menghini – riscopriamo la dimensione rituale che sgorga dalla liturgia della Pasqua, mentre in “Iris” affrontiamo il passaggio dal verismo al simbolismo. Al centro di queste opere c’è la forza della scelta: per queste donne, agire è un atto rivoluzionario. Penso a Santuzza, che smaschera la menzogna sociale, o al sacrificio radicale di Iris: un “no” alla violenza che modifica il corso degli eventi».

«Leoncavallo e Mascagni sono stati enfant prodige che hanno “sparato” i colpi migliori da ragazzi – spiega Francesco Micheli – affrontando poi un mondo che cambiava troppo velocemente, proprio come il nostro. “Pagliacci” scava nel profondo dell’umano attraverso la finzione teatrale, mentre “La bohème” è un’opera dalla forza espressiva sorprendente, che oggi sentiamo ancora attuale. Vedo in quei bohémiens un “centro sociale” ante litteram: ragazzi che vivono i primi entusiasmi dell’arte in un mondo che non lascia spazio ai loro desideri».

A tracciare il comune denominatore visivo dell’intero progetto è la firma di Davide Signorini che cura le scene dei quattro allestimenti garantendone l’armonia estetica, così come la mano di Gianni Bertoli ne modella l’atmosfera attraverso il disegno luci. Per quanto riguarda i costumi, la ricerca si articola seguendo le diverse cifre registiche: Nika Campisi collabora con Menghini per le opere di Mascagni, mentre Giada Masi affianca Micheli nei titoli di Leoncavallo.

Il direttore musicale Andrea Battistoni: «Abbiamo portato a termine una stagione straordinaria, forti di un successo che testimonia il legame profondo tra il Regio e il suo pubblico, frutto del lavoro instancabile di tutta la nostra comunità teatrale e di una visione lungimirante della Direzione. La Stagione 2026/2027 disegna un percorso artistico coraggioso, che conferma il nostro Teatro come polo di innovazione e qualità internazionale, dove suoni, gesti e immagini diventano emozione pura. Ogni nuovo titolo sarà una sfida da affrontare con la passione di chi vuole superarsi, celebrando l’eccellenza delle nostre maestranze e la vitalità della nostra Orchestra e del nostro Coro; a riguardo, un grande benvenuto alla nuova direttrice del Coro, Gea Garatti Ansini, con cui abbiamo iniziato un percorso artistico che sono certo sarà straordinario per sensibilità e ispirazione musicale. Tutti insieme ci apprestiamo a scrivere un nuovo capitolo di grande musica, pronti a contribuire ancora una volta a far emozionare e risplendere il cuore di questa magnifica città».
(foto TEATRO REGIO)