Stamattina siamo stati all’Università di Economia (Dipartimento di Management) di Corso Unione, per un altro appuntamento dedicato al tema dell’ESG, e in particolare al Master D-ESG (digital ESG) che FDC insieme a vari partner e all’Università di Torino ha inaugurato l’anno scorso; un master di secondo livello unico nel suo genere che mira proprio a formare le risorse del futuro, quelle che non solo lavoreranno bene, ma che con le loro idee cambieranno (in meglio) i paradigmi della nostra società.

Titolo dell’evento di oggi, 4 dicembre: (R)evolution D-ESG – Guida al percorso del futuro. Obiettivo: trattare il tema dell’ESG soprattutto dal punto di vista del percorso che società e aziende, affiancate da banche e Istituzioni, devono seguire oggi per arrivare preparati all’appuntamento del domani. Ma ve lo spieghiamo attraverso gli interventi degli ospiti dell’incontro, moderati da Andrea Cenni, direttore editoriale del Gruppo Mediapress.

Andrea Tronzano, assessore regionale al Bilancio, ha sottolineato in particolar modo l’importanza del connubio tra giovani menti ed esperienza. Evidenziando come il Piemonte sia candidato oggi a diventare Regione leader nell’innovazione, soprattutto al servizio del lavoro delle imprese e del loro valore competitivo. «Credo che il Made in Italy, anzi il Made in Piemonte, affiancato all’ESG rappresenti una somma incredibilmente virtuosa e decisiva per il futuro di questo territorio e non solo». Dopo un passaggio ancora dell’assessore sulle banche che devono essere realmente al fianco delle imprese e realmente innovatrici (banche che poi interverranno nel dibattito), è stato il turno di Francesca Culasso, direttrice del master: «Per noi la sostenibilità è l’elemento essenziale di ogni innovazione. Non arriva dopo, ma prima. E in questo master è il fulcro, ovvero il nucleo da cui si origina poi tutto il panel delle competenze che i nostri studenti apprendono. Quelli del primo anno ormai sono in aria di tirocinio, mentre il secondo giro partirà a maggio».

A seguire, l’intervento forse più corposo, quello di Francesco Di Ciommo, CEO di FDC Consulting e di Ford Authos, primo sostenitore del master e ideale Cicerone dell’argomento: «Abbiamo individuato questi temi, quattro anni fa, come un cambiamento cruciale del mercato, e ciò ci ha permesso come azienda di crescere tantissimo e superare le difficoltà della pandemia. Quindi abbiamo capito che l’ESG non era moda, né solo etica, ma pratica. In tutto questo la “D” di digitalizzazione è fondamentale, perché l’innovazione è un linguaggio che cambia e va seguito. Le nuove tecnologie sono nuovi mercati, strumenti e opportunità, non dei limiti. L’agenda europea ci mostra come nel futuro ci sia l’adeguamento alle indicazioni internazionali, che non sono pretese, ma “suggerimenti” alle imprese in modo che sappiano affrontare un mercato evoluto. Le certificazioni e i nuovi modelli di sostenibilità saranno gli strumenti di competitività del futuro. Chi si occupa di tutto questo? Dobbiamo farlo noi, non pensiamo che se ne occuperà qualcun altro. Chi lo farà domani? Gli studenti di questo master».
Il professore del master (uno dei) Federico Riganti è poi salito sul palco per entrare un po’ più nello specifico sul tema delle competenze insegnate nel corso; per aggiungere un’ulteriore narrazione, “tecnica”, quasi scientifica, ai concetti precedentemente esposti.
Dopo il prof, un secondo panel di interventi, affidati a professionisti tutti qualificati e rappresentanti importanti realtà del territorio. Guido Cerrato di Camera di Commercio ha “dato i numeri” sottolineando l’importanza di comprendere quanto oggi la sostenibilità sia parte preponderante del nuovo mercato. Discorso valido sia per le imprese più grandi e fatturanti che per le PMI. Gian Luigi Monti, per Unione Industriali, ha richiamato il focus sulla missione di affiancamento all’impresa. In tutto, soprattutto per quanto riguarda le evoluzioni cui futuro e contemporaneità obbligano. Con attività concrete e con la formazione sui nuovi temi. Fiorenzo Tagliabue di SEC ha ovviamente messo sul tavolo diversi dati, evidenziati da più ricerche europee, collegando investimenti ESG e conseguenti riscontri economici. Cosa ne ha dedotto? Riassunto all’osso: le statistiche ci mostrano che gli investimenti in ESG hanno successo sul lungo periodo e che la sostenibilità è uno dei prerequisiti nelle partnership aziendali internazionali. Una tendenza evidente anche in Italia, magari in misura minore, ma la via pare segnata. Alberto Bonaccorso di Intesa Sanpaolo ha poi parlato della responsabilità di Intesa e delle banche in generale, chiamate a dare risposte concrete ai temi citati, dalla sostenibilità alle esigenze delle nuove generazioni. In un percorso fatto di sensibilità e investimenti. In chiusura l’intervento di Paolo Furno, chiamato a spiegare come muoversi all’interno di questo complesso ecosistema, soprattutto dal punto di vista del credito, di come gestirlo, richiederlo, valorizzarlo. A lui una buona “mappa” utile da portarsi casa.

Ecco, cosa ci portiamo a casa? Sicuramente degli ottimi spunti, ma non solo, ed è questo il passaggio più importante: ci portiamo a casa dati, evidenze, spiegazioni, punti di vista, statistiche, belle idee, grafici… Tutte narrazioni non banali che disegnano un futuro sicuramente ricco di opportunità, da cogliere però tramite competenze e percorsi adeguati.
