Mercoledì 11 giugno è andata in scena a Palazzo Falletti di Barolo una nuova puntata di Dialoghi Metropolitani dal titolo Ospedali del futuro: le persone al centro. Un secondo appuntamento sempre dedicato al mondo della sanità e alle direzioni da perseguire oggi, ma soprattutto una nuova occasione di confronto tra esperti, progettisti, istituzioni e cittadini. Il focus? Tecnologia, sostenibilità e progettazione al servizio del benessere umano, per costruire luoghi di cura intelligenti ed evoluti.
In una location tanto storica quindi, si è inserito un netto spaccato di futuro, alimentato dai punti di vista dei vari ospiti, condotti da Andrea Cenni, direttore editoriale Mediapress. Ma prima un breve saluto istituzionale, in capo ad Andrea Tronzano, assessore regionale al Bilancio, che ha voluto ringraziare i medici in sala e tutti coloro che lavorano nel settore per il loro impegno passato e futuro; sottolineando come il Piemonte stia oggi immaginando un modello evoluto di sanità, che coinvolge energie, pensieri e soggetti diversi, focalizzati insieme al miglior risultato. «Dobbiamo sempre ricordare che i risultati non possono prescindere dall’umanità. Lavoriamo per una sanità umana, pensata per e dalle persone».

Dopo di lui Federico Riboldi, assessore regionale alla Sanità: «65.000 prestazioni aggiuntive in soli quattro mesi significa tantissimi cittadini in più che hanno ricevuto ciò di cui necessitavano, ma anche operatori in più, investimenti in più. La direzione è certamente questa, ma puntare a obiettivi ambiziosi vuol dire predisporre modelli nuovi e adeguati a soddisfare queste aspettative. Liste d’attesa umane, strutture innovate… l’elenco delle cose da fare è importante, ma il successo si misura anche con la percezione del lavoro. E noi vogliamo che i cittadini siano contenti del nostro operato. Non è ancora propriamente così e dobbiamo fare in modo che lo sia».
Il percorso che collega ai risultati di cui parla Riboldi passa inevitabilmente dai professionisti che se ne occupano, e quindi ecco l’intervento di Fabio Inzani, presidente Tecnicaer (società di architettura e ingegneria integrata innovativa, specializzata nell’hospital planning): «La nostra guida sono i dati storici di performance, non tanto i posti letto o altri dati. Il nostro lavoro si basa su questo tipo di analisi e di conseguenza sul miglioramento costante della performance. Solo guardando con concretezza al futuro possiamo immaginare gli ambienti della sanità del futuro. E la sanità di domani (anche di oggi in realtà) va ben oltre le “mura” degli ospedali che noi progettiamo, perché i malati si curano anzitutto a casa. Non possiamo dimenticarlo. Il cosiddetto “ospedale virtuale” è quella porzione non fisica (ma da progettare) di un ospedale che si occupa di curare a casa i cittadini. L’Europa del nord da questo punto di vista, e lo abbiamo visto anche nello scorso appuntamento, è molto avanti rispetto a noi, e l’Italia è sicuramente chiamata anche a osservare gli esempi positivi in giro per il mondo».

Ma tutto ciò comunque non è ancora sufficiente, Carlo Picco (direttore generale ASL Città di Torino): «Segnalo un tema fondamentale: in ambito sanitario è mancata tanto, nel tempo, la programmazione. Un altro tema: le competenze. Spesso ci soffermiamo, peraltro giustamente, a parlare di competenza nella sanità parlando solo di medicina, ma tutto l’indotto, dalla progettazione alle procedure, deve confrontarsi con livelli di competenza adeguati. E questo discorso ovviamente vale anche per l’interlocutore politico. Le competenze ci permettono di sfruttare occasioni, fondi, connessioni utili a fare meglio. Dobbiamo coltivarle». E a che punto siamo? «Se sfogliamo i numeri della nostra sanità ci accorgiamo che lavora tanto, ma potrebbe farlo di più e meglio – spiega Velia Maria Leone, avvocato, esperta in PPP e project finance – Con la buona gestione, e di conseguenza con una certa sostenibilità economica, si possono avere sicuramente risultati importanti. Il Piemonte si muove bene, lo dicono i numeri, ma ora la sfida è girare la pagina del PNRR e costruire un modello pubblico-privato di sanità più efficiente, magari cambiando un po’ la nostra mentalità risparmiatrice investendo collettivamente di più sulla sanità, perché è appunto un investimento. Chiaro, bisogna metterlo a terra bene e con un livello di tecnologia adeguato».

Francesco Sorrentino, provveditore interregionale Opere pubbliche Piemonte, Valle d’Aosta e Liguria: «Leggendo la locandina pensavo di essere un po’ fuori luogo, perché noi non siamo dentro gli ospedali, non direttamente almeno. Però poi ho letto “persone al centro” e ho compreso l’invito. Stasera ho ascoltato gli interventi, tutti puntuali e caratterizzati, tutti con il comune denominatore della cura delle persone. La sanità ci parla di qualità della vita e di chi se ne deve occupare, a ogni livello, dalla politica a tutto l’indotto. È un universo complesso chiaramente, e a maggior ragione richiede competenze e sinergie precise e indirizzate ai medesimi obiettivi». E proprio la capacità di tessere azioni interconnesse è anche il punto di Domenico Princingalli (direttore regionale INAIL): «Il nostro operato è in qualche modo integrato al sistema sanitario nazionale, occupandoci della sicurezza e della salute sul lavoro, e principalmente alle forme di tutela e prevenzione. Come possiamo, tutti, fare meglio? Con aggiornamento, innovazione, ascolto delle esigenze… E poi con una vera, organizzata collaborazione tra le altre strutture, ASL in primis, perché i cittadini sono sia lavoratori che pazienti. E dobbiamo prendercene cura».
Voci diverse, frequenze simili, obiettivi simmetrici. Dopo il primo giro in cui i relatori hanno espresso uno alla volta il proprio punto di vista, si è proseguito con un secondo valzer di interventi “flash”. Differenti gli argomenti, in particolare Carlo Picco ha sottolineato l’importanza di saper essere attrattivi, verso pazienti e professionisti, attraverso le eccellenze. Eccellenze che secondo l’avvocato Velia Maria Leone in Italia sono importanti ma non comunicate e valorizzate come dovrebbero. Altro focus, sposato da Riboldi, Sorrentino e Princigalli: avere progetti ben programmati è uno stimolo per avere lavori ben fatti, in cui l’iter stesso diventa garanzia di serietà e realizzazione, coinvolgendo politica e cittadinanza.

La chiusura a Fabio Inzani: «Ogni ospedale, anzi ogni progetto, deve essere oggi personalizzato in base alle esigenze di pazienti e professionisti. Come abbiamo detto il 70% degli ospedali è “vecchio”, non per “demerito”, ma semplicemente perché costruito prima degli anni ’50. Magari sono monumenti, grandissime opere, ma non adeguate alla medicina di oggi e al grado di sartorialità, anche tecnologica, che la sanità richiede. L’hanno detto i miei “colleghi” di questa sera: il successo di ogni operazione avviene solo se il progetto è buono. Perché è l’ossatura. È la base da cui si costruisce un ospedale nuovo. E questa base è fatta di dati, dialogo, esperienza. Ogni ospedale è un segnale, un investimento culturale. Se pensiamo e costruiamo ospedali intelligenti, significa che stiamo progettando un futuro intelligente».
