Ristoranti e social sono ormai legati da un rapporto strettissimo che, nel bene e nel male, ha cambiato il modo di vivere, e soprattutto di comunicare, la ristorazione. Ovvio, non vale per tutti i ristoranti (ce ne sono tantissimi che abiurano completamente il loro lato social), ma è difficile trovare un ristorante che oggi non abbia social o non si racconti tramite azioni sui social, dirette o di terzi.
E fin qui potevamo aspettarcelo: nascono nuovi strumenti di comunicazione e le imprese li usano, tutto lineare. Chiaro, cosa dicano, come e soprattutto chi se ne prende la responsabilità è tutto un altro paio di maniche, ma limitiamoci a osservare uno strumento di comunicazione che, a volte meglio a volte peggio, racconta locali e prodotti a un pubblico potenzialmente ampissimo.
Teniamo il buono del concetto, insomma, e passiamo al secondo step. Ovvero: cosa succede quando ristoranti e social sono ancora più vicini? O più nello specifico: cosa accade quando influencer/content creator aprono ristoranti o comunque costruiscono i propri successi di ristorazione in larghissima parte sui social? Alle volte accadono cose buone, altre volte no, come al solito, e quindi in realtà, se vogliamo restare un minimo analitici, tocca affrontare caso per caso.
Due premesse principali. La prima è che parleremo di influencer, content creator e in generale di soggetti che lavorano nel mondo dei social senza particolari distinzioni (non facciamoci le pulci su questo tema). La seconda è che tratteremo solo locali di Torino (4) che abbiamo provato personalmente.
Senza pretese – Franchino Er Criminale
Parliamo dell’unico in lista che (per ora) ha aperto un solo locale, nel quale pare stia mettendo anche parecchie energie. Checché ne dica la nomenclatura, questa osteria di pretese ne ha diverse, a partire da quella di raccontarti una cucina romana schietta e verace, senza troppi fronzoli, accompagnando tutto con soprattutto ottime birre, sicuramente non banali. Le poche pretese semmai le ritroviamo in un ambiente, e in generale in un mood, molto piacione, in linea con l’estetica un po’ punk che in fondo appartiene alla nostra città. Certo, a volte questo approccio fin troppo “sciallo” (direbbe qualcuno) può indisporre, però noi ci siamo stati 2/3 volte e a livello gastronomico siamo sempre stati soddisfatti.
Duccio Smash Meat Sushi – Duccio Conti
Sta aprendo, ha aperto, ha preaperto… Boh, fatto sta che l’altro giorno abbiamo assaggiato sushi di carne e smashburger di Duccio Smash Meat Sushi. Lui lo avrete sicuramente già visto, in compagnia di Nicolò Balini o nelle sue recensioni gastronomiche; è un ragazzo un po’ caciarone e simpatico… E in fondo i suoi prodotti sono abbastanza così: non capisci bene che senso abbia l’accoppiata, ma il sushi è fatto bene (alcuni “gusti” sono da migliorare) e pure lo smashburger si difende alla grande (ottimo il pane). Nota di merito all’estetica di locale e packaging, sicuramente impattante. Diventerà il nostro sushi o smash preferito in città? Probabilmente no, ma dice la sua.
All’Antico Vinaio – Tommaso Mazzanti
Si tratta di una situazione ibrida: All’Antico Vinaio non nasce né social né catena, ma nel tempo inaugura decine di locali in tutto il mondo e diventa un fenomeno social. Ormai è impossibile separare le due cose, e quindi eccoci qui, perché anche a Torino ne abbiamo una sede. Bada come la fuma è un ritornello che su internet abbiamo sentito milioni di volte e fa da preludio, diciamocelo, a una schiacciata onesta, che fa il suo (difficile non piaccia) e che statisticamente convince il palato medio. Chiaro, anche per l’estensione del progetto non può ambire a chissà cosa, però definire insufficiente questa focaccia significa essere poco onesti intellettualmente. È il “panino” migliore di Torino? Non diremmo.
Con Mollica o Senza? – Donato De Caprio
Sinceramente, siamo arrivati a non sopportare più quasi qualunque gioco di parole includente il termine “mollica”. Davvero c’è stato un momento in cui non se ne poteva più, come anche di alcuni abbinamenti aberranti proposti nei viralissimi video di questo format con o senza mollica. Poi il locale ha aperto a Torino e, pur continuando a non essere la nostra cup of tea, abbiamo capito la vera forza di questo posto dietro ogni substrato social o cantilena: la semplicità. In un mondo perennemente complicato, Donato ha avuto l’arguzia di rimettere al centro la semplicità dei panini fatti senza tanti voli pindarici, a volte anche un po’ a “casaccio”, ma che in fondo ti strappano un sorriso. È il “panino” migliore di Torino pt.2? Ovvio che no… però un senso ce l’ha.
