Il 31 marzo arriverà a Torino la grande mostra dedicata a Orson Welles, portata in città dal Museo Nazionale del Cinema che l’ha ereditata dalla Cinémathèque française, arricchendola però con elementi del proprio Fondo Orson Welles. Insomma, la Mole continua, dopo Tim Burton e James Cameron in particolare, il suo percorso di grandi mostre dedicate ai giganti del cinema; questa secondo noi sarà particolarmente speciale, e vi spieghiamo il perché.
Orson Welles non è solo uno dei più grandi registi della storia della settima arte e uno dei padri del cinema moderno, è un punto di svolta culturale. Lo spiega bene Steven Spielberg (non proprio uno qualunque): secondo lui Welles è il motivo per cui i registi passano a un certo punto dall’essere mestieranti ad artisti veri e propri; Welles è un’icona di libertà, creatività e coraggio, nonché di sfida nei confronti delle convenzioni cinematografiche. Lo stesso Spielberg ha sempre sostenuto che Quarto Potere fosse il film fondamentale di ogni regista perché uno sprono a fare cinema a modo proprio, nel bene e nel male.
Orson Welles è stato un vincente, ma anche un grandissimo perdente, un genio e al tempo stesso una persona insopportabile. I fondatori della Nouvelle Vague lo hanno amato, così come quasi tutti i registi che lo hanno seguito, perché ha ridefinito la figura stessa del regista, anteponendo le idee a tutto il resto.
Dunque, per godervi al massimo l’esposizione alla Mole, ecco 3 idee per prepararsi al meglio all’arrivo della mostra My name is Orson Welles dedicata appunto a Orson Welles al Museo Nazionale del Cinema.
Vedere Quarto Potere
Citizen Kane (da noi Quarto Potere) è il motivo di tutto: della leggenda di Orson Welles e della sua maledizione. Vedere oggi Quarto Potere e pensare al fatto che è stato girato nel 1941 da un ragazzo di venticinque anni è semplicemente sbalorditivo. È probabilmente una delle rappresentazioni più palpabili della forza innovativa dell’ingegno umano, tutto messo su pellicola. Questo film è una rivoluzione pratica e concettuale, nella sua costruzione e nello stato mentale di un regista già visionario e determinatissimo a smontare le regole del tempo. È la forza sovversiva di questa pellicola il valore che dobbiamo fare nostro soprattutto in questo periodo storico.
Ascoltare 151eg che ce lo racconta
Enrico Gamba (in arte 151eg) è uno di quei content creator pop e allo stesso tempo competenti, perché sa essere delicato, serio e pure davvero intrattenente… Insomma è il lato sinceramente piacevole del vasto mondo dei creatori digitali. Qualche giorno fa ha pubblicato su YouTube un interessante video di un’oretta su Orson Welles, raccontandone con entusiasmo il genio, senza troppe idolatrie, ma con molta praticità. Nel mare magnum di racconti su Welles, vi lasciamo il suo ottimo video qui.
Vedere L’altra faccia del vento (2018)
È una storia strana: Orson Welles, pur con parecchia difficoltà, riuscì a girare il suo ultimo film, ovvero L’altra faccia del vento, senza però finire mai di montarlo. Diversi amici, soprattutto Peter Bogdanovich, provarono a completare il film, ma per varie motivazioni la situazione restò bloccata fino al 2018, quando, grazie all’intervento di Netflix, il film venne finalmente distribuito. Com’è? Oggi può sembrare strano, ma pensarlo in sala negli anni ’70 (quando sarebbe dovuto uscire), come un ultimo guizzo di rivoluzione di un Welles tornato in America dopo una vita in esilio, ma comunque mai domo, mai sceso a compromessi… fa emozionare. E fa pensare che un certo fuoco non si spegne proprio mai e che la fiamma di Welles vive nei registi che l’hanno seguito.
