Martedì 10 febbraio siamo stati al ristorante La Pista, sul tetto del Lingotto, invitati da Francesco D’Alessandro (Fly Free e altri progetti) per incontrare imprenditori da altre regioni e farci raccontare Akka.
Cos’è Akka? In breve, è una sorta di club per chi desidera investire in startup in fase iniziale. Gira su un’apposita piattaforma fruibile in app ed è nata in Francia, per poi svilupparsi in Spagna e giungere anche in Italia nel 2024. Il merito va al fondatore Thomas Rebaud e a una lunga fila di collaboratori e sostenitori che ha fin da subito visto grande potenziale nel progetto. Tra questi anche Giorgio Chiellini, il citato Francesco D’Alessandro e molti altri, presenti a La Pista per questo incontro che è stato più che altro un bel momento di networking. Peraltro allietato da un brunch preparato da chef Alessandro Scardina e dal suo team (noi parliamo bene di lui fin dai tempi di questa intervista). D’Alessandro e Chiellini ci hanno raccontato un po’ il bilancio di questo primo anno insieme ad Akka, ripercorrendo tappe e idee dietro questo progetto: noi proviamo a riassumervi cosa abbiamo capito.
La cosa interessante di Akka è che promette di “democratizzare gli investimenti in startup”. In che senso? Un passo indietro: gli investimenti su startup in pre-IPO (quindi alla loro genesi) sono sempre stati prerogativa dei grossi fondi, anche per motivi di garanzia, mentre invece Akka permette ai suoi membri di investire proprio in queste startup con un ingresso minimo di circa 1.000 euro (quindi relativamente accessibile).
E le garanzie? Una volta entrati in Akka ci si ritrova dentro una struttura che funziona come una membership su più livelli (che determinano i massimali d’investimento), un network che si può esplorare e in cui ci vengono segnalate opportunità di investimento interessanti. Opportunità verificate e selezionate con rigore (qui sta la forza del progetto) in modo da offrire agli utenti un “menu” ben composto, filtrato e personalizzato. Alla base c’è un pensiero preciso: sostenere startup valide (non speculazioni) costruendo valore concreto per gli investitori, il tutto dando vita a una community attiva e connessa, non solo virtualmente ma anche tramite eventi come quello di oggi. Non a caso, Akka è un club “chiuso” che mensilmente apre alcuni posti per accogliere nuovi membri in maniera controllata (bella idea).
E sapete che c’è? Tutto questo pare funzionare. I numeri italiani ed europei sono ottimi e il “club” ha superato recentemente i 1.000 membri. Noi non siamo dei grandi esperti in materia, però una cosa l’abbiamo percepita: Akka non vende il sogno di guadagni immediati o semplici, ma un’idea di investimento costante e intelligente, in cui progetti di valore e sostenitori crescono in sinergia. Questo aspetto ci è piaciuto, perché anche questa è sostenibilità, e perché ci siamo un po’ stufati di vedere allargarsi il grande cimitero delle startup. Peraltro, per chi come noi mastica poco l’argomento, sull’app di Akka c’è anche una sezione dedicata alla formazione personalizzata (altra bella idea).
Se volete approfondire l’argomento, date un’occhiata al loro sito qui.
