Ada ha troppe poche ore di sonno e troppa caffeina in corpo. La sua mente vola a un passaggio di Vargas, in cui una vecchietta prova a consegnare una lettera e, stremata, definisce degli isolati lunghi e altri brevi.
Torino non è propriamente così, dopotutto nasce da un quadrato, un accampamento romano di cui ancora si vedono le Porte, sulla stessa strada che Ada fa per andare al Gran Balon. Ecco, questa è una delle cose che preferisce della sua città: girarla è estremamente semplice. Basta ricordarsi quale sia la destra e quale la sinistra – o, casomai, scriverselo su una mano – e sapere quanti isolati bisogna percorrere.
Al Balon Ada spera di trovare dei nuovi pantaloni, visto che quelli che usa sempre – e ormai non cambia da un mese – hanno l’orlo distrutto a furia di strisciare sull’asfalto scaldato dal primo sole di fine marzo. Conosce la maggior parte dei venditori: dalle due settantenni che sono lì da sempre e vendono pellicce da ancor prima, agli uomini di mezza età che ogni tanto tirano fuori qualche chicca di quelle che piacciono a lei, fino ai ragazzi che suonano, stonando felici.
Si ferma un momento di fronte al Caffè Roma, che hanno appena rimesso a nuovo e sembra uscire da un’altra epoca: entra. Prende il suo solito espresso, senza latte o zucchero, sfoglia qualche pagina della Stampa. Anzi, a essere onesti, va direttamente alla pagina di Specchio dei Tempi. Per quanto non lo ammetterebbe mai, leggere le lamentele della gente la diverte, e le dà anche un senso di superiorità, sufficiente a dire che no, lei non è così banale.
C’è chi si lamenta dell’eccessiva vita notturna, chi dell’assenza della stessa, persino chi vorrebbe cambiare colore all’Igloo di Merz. Torino è una città per molti triste, di eterni scontenti, di noia e grigiore. Per Ada è semplicemente un luogo pieno di gente che non ha mai nulla da fare, che forse si annoia, ma è libera come lei di fermarsi un attimo e vagare con il pensiero. Perché la sua città le permette anche di viaggiare nel tempo, fare qualche passo e cambiare epoca: dai migliori salotti ottocenteschi alle fabbriche dei primi del Novecento mezze vuote, fino alla modernità e all’innovazione di costruzioni più recenti.
Ada adora il caffè. Quando era piccola, suo padre l’aveva portata al museo nella Nuvola Lavazza: da lì è sbocciato l’amore, attraverso gli assaggi e i popcorn al caramello, in un’ambientazione quasi futuristica.
Ora Ada sta tornando a casa: non ha trovato nulla che le piaccia, dunque dovrà ritentare a breve. Passa proprio davanti alla Nuvola, ripensa a quei bei momenti da bambina, prosegue. Si ferma al bar pugliese pochi metri più avanti, prende due pasticciotti da portar via, cerca le chiavi.
Ada ogni giorno litiga con la serratura – oggi non fa eccezione – poi vince. Saluta il papà, sempre disponibile, anche se con qualche capello in meno.
Ada va in cucina e prepara due caffè.
Stella Camilla Brao
