Spesso immaginiamo il sociale come qualcosa che riguarda solo il volontariato organizzato, le associazioni internazionali, i grandi patrimoni… Invece la Torino sociale nasce prima di tutto da un principio semplice e umano: il give back, ovvero restituire. Una questione non di merito, ma di responsabilità.
Perché ciascuno può fare la propria parte, secondo la propria sensibilità e disponibilità. Quanti medici hanno scelto questa professione per aver incontrato la malattia nella giovinezza, quante onlus nascono da un viaggio che ha portato davanti agli occhi una situazione particolare. Quante donazioni arrivano dopo aver ascoltato qualcuno raccontare con passione quello che fa. C’è un dono enorme nel mettere a disposizione tempo, ascolto, competenze; nella scelta di intraprendere mestieri che si prendono cura degli altri nei momenti di massima fragilità: psicoterapeuti, educatori, medici, insegnanti, operatori sociali. Così come nel sostenere economicamente progetti sociali, sapendo che dietro ogni progetto ci sono persone e bisogni che esistono oggi.
Ma forse il punto più importante è un altro: non esistiamo “noi” e “quelli che hanno bisogno”. Esiste l’altro. L’altro che incontriamo sulla nostra strada. Può essere una persona senza nome accolta in una Casa Rifugio oppure un’amica che sta attraversando un momento difficile. E a tutti noi è chiesto questo: alzare lo sguardo da noi stessi, vedere davvero chi abbiamo davanti, interessarci con il cuore e fare il nostro passo. Quello possibile oggi.
A volte è un gesto piccolissimo: una telefonata che riempie una giornata di solitudine, un sorriso che porta luce, un ascolto attento che consola, una competenza offerta che restituisce serenità, una donazione che permette di intervenire dove tutto sembra senza soluzione.
Questo è l’impegno sociale che vogliamo raccontare. Fatto di istituzioni, associazioni ed enti, certo, ma soprattutto di persone. Persone che scelgono di guardare ciò che le circonda. Lo dimostra anche il progetto Generazioni in sintonia di Casa Benefica: pensionati pieni di energia mettono a disposizione tempo e passioni, e così insegnano a coltivare un orto, leggono favole ai bambini, cucinano torte scambiando ricette e tradizioni. E donne accolte nella Casa Rifugio o nella Comunità mamma-bambino, mentre attraversano uno dei momenti più duri della loro vita, insegnano a fare lo SPID, a mandare video su WhatsApp ai nipoti, ad abitare il presente digitale. Non scambiano solo competenze e tempo, ma riempiono solitudini e creano relazioni multigenerazionali, oggi sempre più rare e preziose.
Così lo sguardo diventa relazione. E la relazione arricchisce tutti. Sempre.
