Il lavoro è più di un mezzo di sostentamento economico. Per molte donne, soprattutto per chi ha subito violenza, è una via di riscatto, un cammino verso libertà, dignità e autonomia. È la possibilità di sentirsi finalmente capaci e “utili”. Un gesto quotidiano che dice “ce la sto facendo da sola”.
Casa Benefica, fin dagli inizi del ‘900, segue questo delicato e fondamentale aspetto della vita; che è anzitutto da comprendere, perché la violenza non è solo fisica o psicologica, ma anche economica.
La violenza economica è una forma di abuso meno raccontata, ma estremamente insidiosa: consiste nel controllo totale o parziale delle risorse economiche da parte del partner o di chi detiene potere nella relazione. Chi ne è vittima viene privata della possibilità di gestire i propri soldi, di lavorare liberamente o di accedere a strumenti finanziari, restando così intrappolata in un meccanismo di dipendenza che limita gravemente le scelte personali e rende difficile la fuga da situazioni di abuso.
Casa Benefica è consapevole di questo problema e sa quanto fondamentale sia poter offrire a queste donne un percorso lavorativo che vada oltre il semplice stipendio: un percorso di crescita, di consapevolezza e di sviluppo di soft skills che permetta di integrarsi nel mondo lavorativo e sociale. Gestire rapporti interpersonali con professionalità, riconoscere limiti e potenzialità, rispettare regole e orari, aiuta a costruire un’immagine di sé positiva e rafforza l’autostima, pilastri indispensabili per riappropriarsi della propria vita.
Una via di riscatto, un cammino verso libertà, dignità e autonomia
Questi valori, apparentemente semplici, rappresentano in realtà un passaggio cruciale nel percorso di riscatto per molte donne, spesso abituate a vivere in contesti di prevaricazione e sottomissione.
Per rendere possibile tutto questo, Casa Benefica si affida a uno strumento prezioso: la borsa lavoro. Grazie alla generosità di donatori privati e sostenitori sensibili, ogni anno è possibile attivare diversi percorsi di tirocinio formativo rivolti a donne vittime di violenza, che così possono iniziare un’esperienza concreta in aziende, laboratori artigiani e attività commerciali del territorio.
Ma prima ancora di iniziare, c’è un lavoro silenzioso e determinato: quello degli educatori professionali che affiancano ogni donna con un progetto formativo volto a chiarire gli obiettivi e sciogliere le paure, ricercando allo stesso tempo imprenditori disposti a offrire una possibilità.
Non si cercano “posti”, si cercano persone pronte a dare fiducia, a credere che un vissuto di dolore possa trasformarsi in una storia di rinascita.
Il percorso non finisce con l’avvio del tirocinio: gli educatori monitorano l’andamento dell’esperienza sia con i tirocinanti che con i tutor aziendali. È un lavoro di rete, paziente e quotidiano, che tutela la persona, la sua storia e i suoi tempi. E i risultati parlano chiaro: la maggior parte di questi tirocini si trasforma in assunzioni. Perché quando si dà fiducia, spesso la si riceve indietro moltiplicata. Chi dona una borsa lavoro a Casa Benefica, non sta semplicemente aiutando una persona a lavorare. Sta dando un’opportunità concreta a una donna che vuole ricominciare. Sta dicendo: «Io credo in te e nella tua possibilità di farcela».
