Pur abitando a Torino, era nato a Santo Stefano Belbo: «Non avete mai sentito nominare quei quattro tetti? Io vengo di là».
Vive la città come gli altri ragazzi; la prima cotta vagheggiando segretamente l’amore di Olga senza avvicinarla. Con gli amici vive la vita notturna torinese; al café chantant La Meridiana, a ridosso di via Roma, è attratto dalle belle gambe di una ballerina di fila. Al teatro Michelotti vede Milly: «Avrei voluto essere solo, e vedere lei sola ai miei occhi». In quel primo ‘900 di culto del futurismo e dell’ermetismo, Pavese esprime la voglia di raccontare il mondo più vivo: le osterie, la campagna, le vie della città, il piacere di vedere, così come gli smarrimenti e le delusioni della vita… «Dove i dolori stessi mi son cari poiché tento di renderli nell’arte».
Pavese incontra Constance Dowling a casa di amici a Roma nel Capodanno del 1949.
Trascorre con lei giorni felici a Cortina e a Torino. Il poeta è felice, sogna di ritirare insieme a lei il Premio Strega 1950, vinto per La bella estate; siamo a fine luglio.
Se la immagina così Connie, come nella foto qui sotto. Il poeta la vede con gli occhi del cuore. Lei è a suo agio, serena, ride, sigaretta accesa nella mano, coprispalle appoggiato sulla gonna plissettata, sul tavolino un bicchiere. Lui, atteggiamento elegante, sorride, per essere carino, camicia e cravatta chiara, mano sinistra in tasca della giacca, si atteggia per avere maggiore approvazione, è incantato dalla bellezza e dalla vitalità del loro amore.
Due mesi prima, però, Constance è partita per l’America, promettendo di tornare. Non tornerà più. Il ricordo di quell’addio fa sparire il sogno del poeta. La dolce donna che sorride nella foto ad occhi chiusi somiglia a Constance, ma è Doris Dowling, la sorella, che lo sosterrà poi al ritiro del Premio il 24 giugno 1950.
L’immaginazione e la sensibilità del poeta amplificano le lacerazioni dell’anima, la fuga assume l’aspetto di un atto eroico senza ritorno.
Due mesi dopo, un uomo vestito di nero attraversa piazza Carlo Felice, sale in albergo, l’Hotel Roma; lo troveranno il giorno dopo riverso sul letto. Per questa breve storia d’amore Pavese ha scritto Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Era il 27 agosto 1950.
(foto di LAPRESSE)
