Stamattina, 8 luglio, siamo stati alle Gallerie d’Italia in piazza San Carlo per la conferenza stampa di presentazione di Terra Madre Salone del Gusto 2026, che andrà in scena dal 24 al 27 settembre. A moderare, come sempre, Carla Coccolo, responsabile eventi di Slow Food; a fare gli onori di casa e ad aprire la conferenza stampa Michele Coppola, direttore di Gallerie d’Italia.
Nessuno di coloro che sono intervenuti ha provato a nascondere un’assenza che, dobbiamo ammettere anche noi, pesa: è la prima edizione senza Carlin. Carlo Petrini, fondatore di Slow Food e ideatore di Terra Madre, è mancato a Bra lo scorso 21 maggio, a 76 anni. La conferenza è stata, più che giustamente e a tratti, un modo collettivo di rispondere alla domanda “come si va avanti adesso?”. La risposta l’ha data, forse meglio di tutti, Alberto Cirio, presidente della Regione Piemonte, ricordando che Carlin non avrebbe voluto vederci in lutto, ma piuttosto pronti a rilanciare il suo messaggio «con forza, determinazione e sorrisi». Perché Terra Madre, ha aggiunto, è una manifestazione gioiosa, «una cosa giusta e utile».
La novità strutturale di quest’anno è tutta urbana: Terra Madre lascia Parco Dora e torna nel centro di Torino, dipanandosi lungo la direttrice che collega piazza Carlo Felice a piazza Vittorio, passando per via Roma, piazza San Carlo, piazza Carlo Alberto e piazza Castello, tra musei, palazzi aulici e Giardini Reali. Il sindaco Stefano Lo Russo ha spiegato come gli anni di investimenti sui luoghi della cultura, sui musei, sulle piazze, sono serviti proprio a riposizionare Torino sulle mappe internazionali, e Terra Madre conferma che la strada intrapresa è quella giusta.
Della stessa idea, l’assessore comunale Mimmo Carretta che ha raccontato come ha immaginato la città durante la manifestazione: «un laboratorio immenso» di idee, di gusti, di culture.
Per la Regione, oltre a Cirio, è intervenuto l’assessore all’Agricoltura, al Commercio e al Cibo Paolo Bongioanni, che ha ringraziato Petrini per tutto il meraviglioso lavoro svolto in questi anni.

Ha preso poi la parola Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia, per raccontarci il claim dell’edizione 2026 Biodiversity – Be Diversity. Essere biodiversità, ha detto, non significa semplicemente tutelare le differenze: significa incarnarle. Proprio l’Arca del Gusto (il catalogo che oggi raccoglie 1204 prodotti da tutta Italia a rischio di estinzione) sarà protagonista dello spazio di Slow Food Italia in piazza Castello, con i suoi 18 Atlanti regionali. E anche qui c’è la mano di Petrini: fu proprio lui a volerli cartacei e non digitali, perché dovevano essere «la fotografia della biodiversità italiana nel 2026».
La dimensione globale della manifestazione l’ha incarnata Edward Mukiibi, presidente di Slow Food International, arrivato dall’Uganda. Giunto la prima volta a Torino nel 2008 come delegato, senza sapere nulla del Piemonte, ha vissuto, ci racconta, 5 giorni che hanno radicalmente cambiato la sua vita. Ci ha ricordato come cambiare il mondo attraverso il cibo è e sarà sempre un atto collettivo e mai individuale, in pieno spirito Slow Food.
Al di là dei discorsi, i numeri raccontano la portata dell’evento: 600 produttori al grande Mercato di Terra Madre e 1500 delegati da oltre 120 Paesi. Le grandi Conferenze si terranno all’Auditorium Reale Mutua di via Bertola, con ospiti come Alice Waters, Satish Kumar, Eric Schlosser. Poi l’Enoteca, i Laboratori del Gusto, gli Appuntamenti a Tavola, il Mercato internazionale in piazza Castello… tanta bella carne al fuoco, per restare in tema.
Quarant’anni di Slow Food Italia, trenta dalla prima edizione del Salone del Gusto: un doppio anniversario che quest’anno passa il testimone senza il suo fondatore, ma nel suo segno. «Chi semina utopia, raccoglie realtà», ripeteva Petrini. Appuntamento dunque a Torino, dal 24 al 27 settembre, per raccogliere questa realtà.
Carlin, Grazie.