Torino torna a colorarsi di giallo, la tinta che caratterizza il tennis e che suggella la stagione che sta per concludersi con le ATP Finals riservate agli otto migliori atleti del circuito.
Per il capoluogo piemontese è divenuta ormai una gustosa e affascinante ricorrenza che si rinnova dall’edizione d’esordio del 2021 quando il tedesco Sasha Zverev, che per la prima volta indosserà i panni di numero uno e uomo da battere, superò l’iracondo russo Danil Medvedev.
In cinque anni molte cose sono cambiate sul terreno di gioco, con la crescita vertiginosa di Jannik Sinner che in quella occasione debuttò al posto dell’infortunato Matteo Berrettini e altri nuovi promettenti outsiders, come per esempio lo spagnolo Rafael Jodar, ma soprattutto all’esterno con la definitiva affermazione del “modello Italia” per quanto concerne l’organizzazione di grandi eventi.
A livello emotivo saremo tutti “orfani” di Sinner, vincitore delle ultime due edizioni: il nostro campione che ha travalicato ogni confine generazionale, conquistando l’affetto e l’ammirazione dei bambini, sempre sensibili al fascino del vincitore, degli adolescenti, pronti a porsi obiettivi ambiziosi ponendo il mirino su un campione universale, degli appassionati maturi, interessati ai fenomeni sportivi e mediatici che collocano il tricolore negli albi d’oro dei tornei iconici di questo sport, e infine degli sportivi più anziani, vittime del lungo black out maturato dopo le imprese ormai datate di Nicola Pietrangeli, Adriano Panatta e compagni di Coppa Davis.
Sinner o non Sinner resta il fatto che l’edizione 2026 delle ATP Finals non perderà il suo fascino perché l’Italia, con Torino in prima fila, si è ritagliata ormai un ruolo cruciale nella crescita e diffusione del tennis. La scommessa di ospitare le Finals, ma soprattutto di affidare al capoluogo piemontese, a pochi anni dalle Olimpiadi invernali del 2006, un evento di levatura mondiale, in linea con l’appeal che questo sport riveste in tutto il mondo, è stata vinta con numeri impressionanti: la crescita dell’impatto economico sulla città e sul territorio, che assorbe per forza d’inerzia l’invasione degli appassionati provenienti dall’estero e dalle altre regioni italiane, è aumentato di sei volte dal valore registrato in occasione della prima edizione, da 103 a 591,1 milioni di euro.
Il vortice creato dalla “marea gialla” che non vuole perdersi un colpo degli otto migliori tennisti del pianeta ha registrato un’impennata che ha posto Torino in cima alla lista delle destinazioni sportive più gradite: dal 2021 a oggi gli spettatori che hanno raggiunto l’Inalpi Arena sono quasi raddoppiati, da 119.000 ai 230.000 dell’ultima edizione. Un flusso destinato ad aumentare in base ai dati della prevendita che a oggi sono già da record con un “sold out”, tutto esaurito, in buona parte con appassionati provenienti dall’estero.
Sinner o non Sinner sarà un successo con Torino che ambisce a proseguire il suo rapporto con il colore giallo del tennis e con il rintocco melodico della pallina che rimbalza sul cemento. La concorrenza di Milano, pronta a ospitare le prossime edizioni fino al 2030 all’Arena Santa Giulia, resta in sottofondo, ma i numeri attuali sono il miglior biglietto da visita per non lasciarsi sfuggire un evento che sta lasciando un’impronta indelebile sul vissuto del territorio cittadino.
Del resto, nel mondo gli eventi sportivi destinati a incidere profondamente sulla realtà locale, intesa come indotto economico diretto e indiretto, oltre all’impulso sull’immagine percepita e sulle infrastrutture, sono limitati. A parte le edizioni estive e invernali delle Olimpiadi e i Mondiali di calcio, manifestazioni che chiamano in causa un massiccio coinvolgimento nazionale e non solo (vedi l’ultima rassegna iridata calcistica co-organizzata da Stati Uniti, Canada e Messico), le ATP Finals rientrano in quel cerchio magico che include anche il Super Bowl – unico evento “one day” in grado di mobilitare centinaia di milioni di appassionati con ritorni economici nell’ordine di 500/600 milioni di dollari – alcuni dei Gran Premi più iconici della Formula Uno, i Mondiali di ciclismo, l’America’s Cup – il trofeo velico più antico e prestigioso al mondo che nel 2027 si svolgerà nell’affascinante cornice del Golfo di Napoli – e la Ryder Cup di golf, le ultime due beneficiano peraltro di un’aurea che le colloca tra le destinazioni più abituali per un turismo di lusso.
Organizzare un evento di questa importanza porta in dote benefici duraturi e fondamentali per la crescita e lo sviluppo di un territorio, e lo conferma l’apertura che alcuni sport hanno certificato verso il continente africano che, dopo aver ospitato i Mondiali di Ciclismo nel 2025 a Kigali in Ruanda, ha partecipato e vinto la corsa per l’assegnazione dei Mondiali di atletica leggera che si disputeranno a Nairobi in Kenia nel 2029 e di un Gran Premio di Formula Uno nel distretto di Bugesera, sempre in Ruanda, in virtù di un accordo decennale, dal 2030 in avanti.
Segnali di una diffusione planetaria del messaggio sportivo, che resta l’unico in grado di travalicare le distanze che la politica e le guerre hanno creato tra molti, ormai troppi Paesi, di questo instabile pianeta.