«Nessuno riesce a legare un tuono, e nessuno riesce ad appropriarsi dei cieli dell’altro nel momento dell’abbandono». Che bella questa frase di Luis Sepúlveda. Riesce a parlarci di unicità e allo stesso tempo di solidarietà in un modo abbastanza irripetibile.

L’Arciconfraternita della Misericordia nacque ufficialmente a Torino nel marzo del 1578 su spinta e concessione del duca Emanuele Filiberto di Savoia. Fu lui ad autorizzare la creazione di una congregazione, nella chiesa parrocchiale dei santi Simone e Giuda, che si poneva come missione di “sollevare le condizioni dei carcerati e di accompagnare al supplizio i condannati”. Un obiettivo abbastanza singolare, ma dall’impatto sociale evidentissimo fin da subito: non a caso già a fine ‘500 l’Arciconfraternita riuscì a ottenere diversi privilegi, tra cui, nel 1581, la possibilità di liberare ogni anno un condannato a morte “salvo che fosse falsario di moneta, assassino reo di lesa Maestà o testimone falso”. La concessione passò a due grazie nel 1650 e a tre nel 1679. Poi, nel 1730, il Cardinale Gattinara approvò e confermò ai confratelli le facoltà di amministrare i Sacramenti e celebrare quasi tutte le funzioni parrocchiali; e negli anni successivi, diversi Pontefici autorizzarono la nascita di altre congregazioni proprio sull’impronta dell’operato della Misericordia.
La missione principale, nonostante le diverse attività religiose portate avanti, restò quella relativa all’assistenza dei carcerati e dei condannati a morte. Non è dunque difficile immaginare il motivo per cui la sede dell’Arciconfraternita (in via Barbaroux 41 dal 1721) veniva anche appellata come Chiesa degli Impiccati; e per cui i confratelli venivano spesso definiti “incappucciati”, in rimando all’abitudine di coprire il volto con cappucci per preservare la propria identità mentre confortavano i condannati a morte, prima di accompagnarli al patibolo.
Nel corso dei secoli l’Arciconfraternita della Misericordia diventò un vero punto di riferimento, anzitutto morale, per tantissimi torinesi, vicini allo spirito pragmatico e pure spiccatamente umano della congregazione. In questo senso, è importante citare anche le iniziative del ramo femminile dell’Arciconfraternita, impegnato soprattutto nell’istituzione di doti annue a favore di fanciulle povere.
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Dall’inizio del diciannovesimo secolo, all’attività puramente religiosa si affiancò sempre di più il ruolo istituzionale dell’Arciconfraternita, con una stretta collaborazione tra confratelli e personale civile delle carceri direttamente dentro le “case di pena”. Dal 1820 al 1850 l’Arciconfraternita arrivò ad occuparsi di 650-700 detenuti al giorno, svolgendo attività di sostegno, formazione e addirittura di riabilitazione una volta scontata la pena.
Dopo l’Unità d’Italia, con la riforma delle Opere Pie, gli uffici “pubblici” dell’Arciconfraternita vennero azzerati e riprese vigore l’assistenza “privata” tradizionale ai carcerati e ai liberati; nonché la consueta attività liturgica mai abbondonata.
Ancora oggi, l’Arciconfraternita della Misericordia porta avanti la propria missione accanto agli ultimi, ai volutamente dimenticati, ai mai considerati; incarnando attivamente lo spirito di una Torino Sociale che non abbandona nessuno e che prova a mettersi (per quanto possibile) anche sotto i cieli degli altri.

In chiusura, abbiamo fatto una chiacchierata con l’avvocato Alberto Tealdi, Governatore dell’Arciconfraternita della Misericordia: «La nostra attività prosegue, come ha sempre fatto nei secoli, con la duplice missione di evolvere (anche per sopravvivere), accompagnando una società in costante mutamento, senza perdere però l’anima dell’Arciconfraternita. Negli ultimi vent’anni sono stati diversi (e complessi) i lavori di restauro portati avanti ad esempio nella storica Chiesa della Misericordia, di cui cerchiamo di prenderci cura al meglio delle nostre possibilità. Abbiamo risanato le pareti, le volte, i pavimenti… perché pensiamo sia parte della nostra missione preservarne bellezza e struttura. In questo senso, particolarmente rilevante è stato l’intervento di recupero dei seminterrati, della sacrestia e dell’Aula Capitolare, che ha visto l’installazione anche di un nuovo sistema geotermico; un lavoro che non avremmo mai potuto realizzare senza il supporto di Compagnia di San Paolo. Accanto a queste iniziative di “aggiornamento”, vive ovviamente l’impegno dell’Arciconfraternita nel perseguire le tradizioni spirituali e culturali che da sempre ci contraddistinguono, promuovendo anche la valorizzazione del patrimonio artistico e storico. E, ovviamente, la nostra missione originaria, ovvero quella di seguire i carcerati, assistendo ancora oggi detenuti e liberati nei loro non semplici percorsi di vita».
(foto ARCICONFRATERNITA DELLA MISERICORDIA)
