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Brigitte Sardo

Torino può essere una città per le donne

di Laura Sciolla

Inverno 2020

UN FOCUS SULL’IMPRENDITORIA FEMMINILE E SUL SIGNIFICATO DI IMPRESA ETICA CON BRIGITTE SARDO, IMPRENDITRICE E PRESIDENTE DI APID – IMPRENDITORIALITÀ DONNA: A LEI CHIEDIAMO UNA RIFLESSIONE SULLO STATO DELL’ECONOMIA DELLA CITTÀ

Madre, moglie, manager, Brigitte Sardo è direttore generale dell’azienda di famiglia, Sargomma, specializzata in componenti dedicati all’automotive. Donna infaticabile, abbina l’impegno professionale a una forte sensibilità per tutto ciò che è cultura d’impresa, welfare, innovazione, con particolare attenzione alla promozione e allo sviluppo delle competenze femminili in vari ambiti professionali. Una visione che l’ha portata ad accettare la carica di presidente di APID, l’Associazione delle donne imprenditrici titolari di PMI associate ad API Torino, che raccoglie imprese provenienti da tutti i settori produttivi e, con più di 300 associate, si pone come punto di riferimento e di contatto per la diffusione di una nuova e più consapevole cultura imprenditoriale, incoraggiando azioni di networking tra le diverse realtà (associazioni, imprese ed enti) per creare un sistema che possa dar voce all’imprenditoria femminile.

Dal suo osservatorio, qual è lo stato dell’economia di Torino e del Piemonte?

«Analogamente a quanto avvenuto a livello nazionale e regionale, anche nel territorio torinese si sta registrando un complessivo e prevedibile rallentamento dell’economia locale come risultato della pandemia. In particolare, le PMI a guida femminile e le imprenditrici sono, soprattutto ora, maggiormente esposte al rischio di cessare la propria attività rispetto ai colleghi maschi, con una probabilità più alta del 7%. Tra le cause principali ci sono le disuguaglianze esacerbate dalla crisi».

Eppure, spesso sono le donne a lavorare, fare impresa e garantire il welfare della nostra società.

 «Esatto, le donne possono e devono essere una delle leve di sviluppo di questo Paese e di questa città, consapevoli che le politiche e le regole permetteranno loro di svilupparsi maggiormente con il riconoscimento di ruoli e competenze. Su questo punto la società civile non può transigere. Ci sono però anche segnali che svelano lati positivi relativi all’imprenditoria femminile in questo momento così difficile: secondo uno studio di Unioncamere, le imprese al femminile, seppur fortemente toccate dalla crisi attuale, si rivelano maggiormente responsabili da un punto di vista sociale e più attente alla sostenibilità ambientale. Inoltre, è ormai chiaro che le imprese al femminile hanno maggiori possibilità di veder crescere il ruolo imprenditoriale delle donne nel complesso mercato attuale, un ruolo su cui il sistema camerale, attraverso la rete dei Comitati per l’imprenditoria femminile, continuerà a investire. Sicuramente i fondi europei del Recovery Fund contribuiranno al loro ulteriore sviluppo».

Le donne possono e devono essere una delle leve di sviluppo di questo Paese e di questa città

Lei è da sempre sensibile anche al tema dell’impresa etica. Ci spiega il suo punto di vista?

«Per quello che mi riguarda, l’impresa etica è quell’impresa che, consapevole del proprio ruolo sociale, agisce nel rispetto di una scala di valori ampiamente condivisa all’interno dell’ambiente in cui opera. In questo senso, personalmente rappresento un’impresa che da sempre segue un codice etico, che si concretizza nell’avere consapevolezza dell’importanza dei collaboratori e di tutti gli stakeholder, che siano dipendenti, fornitori, clienti o anche concorrenti e stakeholder secondari, come le associazioni e i mass media. L’impresa socialmente responsabile (tema che comprende e allo stesso tempo va oltre il concetto stesso di etica) è quell’impresa che, oltre a comportarsi eticamente, nel definire le proprie strategie e i propri codici di comportamento tiene conto non solo dei legittimi interessi degli azionisti ma anche delle aspettative di tutti i suoi stakeholder. Proprio dalla corretta gestione di questa rete complessa e, dunque, dalla capacitàdi costruire un largo consenso sociale, realizzando il giusto equilibrio fra tutti gli interessi in gioco, dipende la sopravvivenza stessa dell’impresa e la possibilità di realizzare i suoi obiettivi. Questi principi sono anche alla base della forza collaborativa e di sostegno all’imprenditoria femminile di APID».

La società civile e l’economia possono essere d’aiuto nei momenti difficili. Come?

«Alla base della società civile ci sono senza dubbio anche i principi dell’impresa socialmente responsabile, soprattutto nei momenti di grave difficoltà come quelli che stiamo attraversando. Questo accade non solo nell’ambito della riduzione dell’impatto ambientale dell’industria, o della tutela dei diritti dei lavoratori, ma anche per quanto riguarda la maggiore consapevolezza dell’importanza del ‘fare rete’ e condividere le competenze a ogni livello. Sappiamo bene che offrire dei pasti caldi non basta per dare dignità a chi è in difficoltà, né serve fare della retorica; dobbiamo invece creare occasioni reali di integrazione sociale ed economica. Io credo (e li ho applicati nella mia azienda) nella forza dei progetti di welfare aziendale, nella formazione continua, nella parità di genere e nel dare spazio ai giovani sul lavoro; ma sono tutti aspetti da coltivare non solo ora, in piena crisi, bensì sempre, affinché diventino uno schema virtuoso costante nelle nostre imprese».

Parliamo dell’attività di APID. Sono nati nuovi progetti in questo periodo?

«Proprio in questi giorni è nato un consorzio formato da donne imprenditrici e libere professioniste, del quale APID è partner strategico, ovvero The W Place. Obiettivo primario del consorzio è creare e diffondere una nuova cultura d’impresa e co-progettare nuovi modelli di business. Accanto alle donne imprenditrici e libere professioniste del consorzio, i primi partner strategici, tra i numerosi che verranno, saranno proprio APID e API Torino. Nato dalle donne, il consorzio è comunque aperto a tutte le imprese, a conduzione sia femminile che maschile, micro, piccole, medie o grandi, italiane ed estere con almeno una sede in Italia; e anche a tutti i liberi professionisti e le libere professioniste, con particolare attenzione alle nuove professioni che non hanno un albo di riferimento. Si tratta quindi di un aiuto concreto anche alle donne dedite alla libera professione, così come a molte realtà particolari del tessuto imprenditoriale, non solo piemontese ma con respiro internazionale. Quello che ci vuole per la nostra città».

Torino può essere una città per le donne?

«Personalmente credo di sì, io stessa ho collaborato con entusiasmo, portando la mia testimonianza, al progetto di Torino Città per le Donne, ideato da un comitato apartitico che sta raccogliendo idee e proposte per i futuri candidati e candidate ad amministrare la città, per rendere Torino women friendly e, quindi, inclusiva e attenta ai bisogni di tutte e tutti. La nostra è una società che parla sempre di più al femminile, e anche se il COVID sta inferendo un duro colpo, non può cancellare i risultati raggiunti dall’imprenditoria femminile. Credo che, per limitare l’impatto negativo sulla vita delle donne in un’economia complessa come quella attuale, sia necessario prima di tutto rimuovere le barriere che impediscono il loro pieno coinvolgimento nelle attività economiche e pubbliche, favorire le pari opportunità e i finanziamenti per le donne imprenditrici, e sostenere i meccanismi che promuovono il lavoro autonomo delle donne, includendo sia la sfera pubblica che quella privata».

C’è quindi la possibilità di un futuro più ‘rosa’?

«Voglio sottolineare come proprio le donne abbiano tutte le caratteristiche richieste oggi dal management: sono protagoniste di un’azione imprenditoriale in costante ascesa e contribuiscono allo sviluppo economico, sono intraprendenti e capaci di organizzarsi e organizzare, flessibili e creative. Inoltre, c’è quella caratteristica genetica della donna, la resilienza, che soprattutto nelle difficoltà emerge in tutta la sua forza e porta a reagire in modo concreto di fronte a una crisi, mettendo in campo impegno, creatività e determinazione. Infine, come ben sottolinea quest’importante azione guidata da Antonella Parigi, ovvero il manifesto Torino Città per le Donne, in questo momento storico abbiamo un’occasione (le prossime elezioni amministrative) e abbiamo un’opportunità (con i Next Generation Fund, i cosiddetti Recovery Fund) per guardare alla costruzione del mondo per le nostre figlie e i nostri figli, inaugurando una nuova stagione che ponga rimedio ai dati, da troppo tempo negativi, che riguardano le donne nel nostro Paese e anche nella nostra città e regione. Sarebbe un vero peccato non agire e sprecare il momento».

(Foto di SILVANO PUPELLA)