«Grazie per essere qui in questa mattinata piovosa piena di appuntamenti importanti» ha aperto Carlo Chatrian, direttore del Museo Nazionale del Cinema, dando il via alla conferenza stampa di SeeYouSound 12. Subito dopo ha passato la parola a Carlo Griseri, direttore artistico del festival, affiancato da Alessandro Battaglini, vice direttore.
Si parte martedì 3 marzo e si gioca in casa, con classe. La serata è tutta per i Casino Royale. Non un semplice amarcord, ma una “produzione a quattro mani” tra band e festival. Vedremo Quarantine Scenario (rieditato) e Alba ad Ovest, ma il momento clou sarà il live set successivo. L’atmosfera promette di essere quella delle grandi occasioni, sospesa tra la nostalgia di CRX e la voglia di vedere come suona il futuro.
La novità di quest’anno è drastica, quasi punk: niente repliche. Zero. Battaglini spiega «Come nei grandi concerti». I film arrivano, spaccano lo schermo per una sera e poi via, verso la prossima tappa. Una scelta che mette un po’ d’ansia – se perdi l’attimo sei fregato – ma che restituisce alla sala quell’urgenza che lo streaming ci ha tolto. O ci sei, o te lo fai raccontare.
Scorrendo il programma di Long Play Doc, curato dal veterano Paolo Campana, troviamo ben cinque anteprime italiane. Tra i titoli: Herbie di Patrick Savey su Herbie Hancock (con ringraziamento a Stefano Zenni del Torino Jazz Festival per la collaborazione); Butthole Surfers: The Hole Truth and Nothing Butt di Tom J Stern, ex direttore della fotografia di Clint Eastwood; Pauline Black: A 2-Tone Story sul movimento antirazzista (“mai come adesso questo argomento è tornato contemporaneo”); A Century In Sound dedicato agli Ongaku Kissa (o music cafè) giapponesi; I Want It All di Hildegard Knef, presentato alla Berlinale 2025.
Nella sezione Feature, ci ha incuriosito molto Mortician (musica proibita in Iran, tema sempre caldo) e la promessa di Ebony & Ivory, definita una “commedia folle e allucinante”.
Attenzione: non sottovalutate i cortometraggi. Griseri ha presentato i 16 cortometraggi in concorso più 4 fuori concorso con il Disability Film Festival: c’è un titolo, The Singers, che è candidato agli Oscar. Vedere un corto da statuetta a Torino prima che diventi “mainstream” ci fa decisamente piacere. E poi c’è Frequencies (4 marzo): quattro musicisti chiusi a sonorizzare un corto dal vivo.
La competizione videoclip internazionale, curata da Alessandro Maccagone, «è lo spazio qualitativamente più importante per il videoclip in Italia», ci dice Battaglini senza presunzione. Sui videoclip (sezione Soundies), il vice direttore aggiunge che visionano 3.000 video per sceglierne 20. Una scrematura brutale per arrivare al “meglio del meglio”. Un’impresa non da poco.
«La sezione più politica del festival», viene introdotta così Resist Sound, curata da Juanita Apraez Murillo, esplora la musica come autodeterminazione. Strettamente collegata alla mostra Visioni Soniche – Cover Afrofuturiste (Visual Graphic Spazio Miele, 26 febbraio – 13 marzo, gratuita) e all’official party al Magazzino sul Po (venerdì 6 marzo).
E poi si chiude. E come si chiude. «Chiudiamo con uno dei film più importanti», ha annunciato Battaglini. Bowie: The Final Act di Jonathan Stiasny – domenica 8 marzo ore 21.00 – anteprima internazionale (prima proiezione fuori dall’Inghilterra) con il regista in sala. (affrettatevi a prendere i biglietti perché sono già quasi sold out).
SeeYouSound 2026 non cerca di compiacere tutti. È un festival che resiste, che celebra la connessione tra cinema e musica, che poggia le sue solide basi su cultura e qualità, che chiede attenzione, che ti chiede di scegliere ed esserci fisicamente. E in un mondo on-demand, questa “scomodità” è forse la cosa più rock’n’roll che potessero fare. Un festival che invita tutti a fare la cosa più importante: MAKE SOME NOISE.
