Oggi lunedì 7 ottobre siamo stati al Museo Nazionale del Cinema, alla conferenza stampa di una leggenda del cinema mondiale di ogni tempo: Martin Scorsese. Ovvero l’uomo dal Queens, il cui cognome fu “Scozzese” prima della traslitterazione americana in Scorsese, divenuto nel tempo uno dei più iconici registi di sempre, pioniere della New Hollywood e maestro assoluto della settima arte. Esageriamo? Assolutamente no. E che ci fa a Torino Scorsese?
Come Tim Burton, Kevin Spacey e diversi altri, è in città per ritirare l’ormai prestigiosa Stella della Mole, il premio che il Museo Nazionale del Cinema conferisce ai grandi del cinema mondiale. Scorsese ci ha dunque concesso (a noi e agli altri colleghi), una bella conferenza stampa, prima di farsi raggiungere dagli amici Willem Dafoe, Giuseppe Tornatore, Dante Ferretti, Francesca Lo Sciavo e (forse) Leonardo Di Caprio, per la cerimonia vera e propria, e per il red carpet. Domani invece la masterclass, ad accesso molto esclusivo, anche perché sentire Scorsese in una lezione dal vivo è veramente un’esperienza non da tutti i giorni.
Ma, come si è svolta la conferenza stampa alla Mole?
Scorsese è stato introdotto da un breve discorso del presidente del Museo, Enzo Ghigo, e dai saluti del direttore uscente Domenico De Gaetano (questo il suo ultimo “evento”, e bisogna fargli i complimenti perché lascia con i fuochi d’artificio). Poi: l’intervista a Martin Scorsese.
Piccola parentesi: Scorsese è come te lo immagini, ovvero un gigante della sua arte, un oratore magnetico, ma più di tutto un innamoratissimo del cinema. E non a caso uno dei primi temi trattati è la World Cinema Foundation, creata proprio da Scorsese e vari amici nel 1990 per preservare e rendere disponibili i film di epoche “lontane” che altrimenti andrebbero persi o rovinati (gli “amici” sono Coppola, Clint Eastwood, Brian De Palma, Steven Spielberg… per citarne qualcuno). Una missione in fondo simile a quella portata avanti proprio dal Museo del Cinema e che oggi ha in archivio oltre 2000 film.
Tanti poi gli aneddoti, anche tecnici, su un mondo del cinema cambiato, in parte evoluto, sicuramente diverso, e parecchi i richiami a prendersi cura del passato, delle radici di questo mondo, in quanto lui e la sua generazione sono stati ispirati da ciò che è stato prima, dal cinema degli anni ‘30, e così sarà anche per le prossime generazioni. Sempre se avranno materiale da cui farsi ispirare.
E proprio su questo punto preme in particolar modo Scorsese: «Cambiare la cultura, cambiare la mentalità, dobbiamo farlo per le generazioni future, perché il cinema non è solo intrattenimento, è arte e “cibo” per chi verrà e vorrà continuare a creare». Ed è dagli anni ‘70 che Scorsese si batte per la tutela della longevità della filmografia globale, si sente che ci tiene davvero. L’entusiasmo è tanto, nonostante gli 82 anni, e su questa onda il leggendario regista sottolinea che non smetterà di fare film, che ha diversi progetti da concludere e «finché Dio mi permetterà di farlo, andrò avanti». Buon a sapersi.
Altro passaggio è sull’evoluzione delle piattaforme, spaziando dalle serie TV allo streaming: «La chiave in ogni caso è continuare a costruire, non strappare tutto o distruggere. Cambiare non significa per forza peggiorare, le cose cambiano di continuo, ma dobbiamo farci guidare dal desiderio di creare e migliorare; e per farlo servono conoscenza e determinazione».
Poi la “consueta” domanda sulla violenza nelle rappresentazioni visive, ormai un po’ un classico di un certo panel di domande ai registi (Tarantino docet): «La violenza fa parte di noi, è essenziale, anzi naturale. Ho visto gente buona fare cose brutte. E viceversa. La violenza ci attrae perché è in noi. Non è il male assoluto, e ha un fascino tutto suo. Bisogna chiedersi chi siamo per capirla e capirci. Nelle mie strade c’era violenza, io l’ho vista e quindi non posso non parlarne. E poi c’è violenza e violenza. Esiste una violenza più “civilizzata”, per esempio non guardare o girarsi dall’altra parte è ugualmente violenza. In “Killers of the flowers Moon” si vede molto bene; quella è una storia di enorme violenza. Il mio cinema è anche fatto di questo».
La chiusura è dedicata alla passione per l’archeologia, ai giri per i musei italiani, alla nostra Penisola in generale e alle diverse iniziative di ricerca e scoperta del passato. Da cui Scorsese è profondamente affascinato (in programma anche un tour nei luoghi delle sue origini siciliane). Ma per adesso Martin è a Torino, lo sarà per qualche giorno, e quindi tocca goderselo, magari cercandolo di qua o di là, od omaggiandolo sul divano di casa propria con una pizza e uno dei suoi molteplici capolavori (la lista è davvero lunga).


