L’EF EPI (English Proficiency Index) è il più ampio rapporto internazionale sulla competenza dell’inglese nel mondo, basato sui dati raccolti da oltre 2 milioni di adulti in 113 Paesi. Il risultato di questo rapporto è un’ampia visione sulla situazione della conoscenza e dell’applicazione dell’inglese nel mondo, che non comprende solo la annuale classifica di Paesi e regioni sulla base del loro livello di inglese (molto catchy), ma anche una miriade di altri dati e statistiche utili a comprendere le più recenti wave linguistiche globali. Proprio a partire dall’inglese che è, ad oggi, ancora la lingua principe di ogni contesto internazionale. Il rapporto peraltro, se siete curiosi, lo trovate online, gratis e scaricabile liberamente.
Ora entriamo nello specifico. I dati EF EPI 2023 hanno eletto l’Olanda come nazione (non anglofona) con la più alta competenza in inglese del mondo. L’Italia si è invece posizionata al 35esimo posto di questa classifica, con un punteggio non molto buono che la inserisce nella terza fascia mondiale di competenza (siamo in “buona” compagnia perché anche Spagna e Francia sono finite in questo ranking). Le altre europee dove si posizionano? Tendenzialmente meglio di noi, ovvero in seconda fascia (Buon livello di inglese), con Polonia, Finlandia, Romania, Bulgaria… E poi in prima fascia (Alto livello di inglese), con Austria, Danimarca, Norvegia, Svezia, Belgio, Portogallo, Germania, Croazia e Grecia. Il top del top, eccezion fatta per Singapore, piazzatasi al secondo posto mondiale, non lontano dall’Olanda, unico paese asiatico in prima fascia e uno dei due non europei (c’è anche il Sudafrica).
L’inglese spesso oggi viene inserito tra le “competenze di una forza lavoro moderna”
Altri dati interessanti (relativi al periodo 2015-2023): globalmente la competenza dell’inglese delle generazioni più giovani è in netto calo, infatti i ragazzi tra i 18 e i 20 anni con un buon livello di inglese sono sempre meno. Nel 2015 la generazione con la più alta competenza era proprio quella più giovane presa in esame, ma a distanza di 8 anni il trend si è diametralmente invertito; e mentre per le altre fasce d’età il tasso di competenza oscilla di pochi punti, la popolazione dei 18-20enni è scesa di circa il 20% in tema di competenza della lingua inglese. Un dato particolare supportato dal sempre crescente interesse nei confronti di altre lingue (con per esempio un grande “ritorno” del francese). Da segnalare poi, sempre secondo i dati EF EPI, il netto salto in avanti delle competenze inglesi della fascia d’età 31-40, che negli ultimi anni, soprattutto per motivi lavorativi, ha dovuto accelerare notevolmente l’apprendimento della lingua inglese. E discorso simile (in chiave leggermente minore) vale anche per gli over41.
Proprio per approfondire questi dati, nel rapporto EF EPI sono state scandagliate anche le diverse professioni per andare a individuare quali sono i settori con il più alto livello di inglese (e di conseguenza i lavori in cui è richiesta una certa competenza). Ecco i risultati: Aviazione, Media, Sport & Spettacolo, Consulenza, sono i mestieri che chiedono ed esprimono le competenze maggiori; seguiti da Ristorazione, IT, Formazione, Ingegneria, Logistica e trasporti, Beni di consumo, Farmaceutica e Settore Automobilistico, anch’essi a un ottimo livello. Fanalini di coda in questa classifica dedicata ai lavori Sanità, Agricoltura, organizzazioni no-profit e Pubblica Amministrazione.
L’inglese spesso oggi viene inserito tra le “competenze di una forza lavoro moderna”, e di conseguenza risulta tra i prerequisiti indicati dalle aziende più “evolute”. L’Italia, anche se può non sembrare, ha investito parecchio nell’implementazione dell’inglese per la scuola e per le imprese; ma, dati alla mano, ha ancora parecchia strada da percorrere.
Noi ne abbiamo parlato con il team di Churchill British, un’eccellenza nell’insegnamento dell’inglese, fondata a Torino nel 1979 da Franco Iodice, e oggi in mano al figlio Edoardo. Churchill British fornisce insegnanti madrelingua alle scuole e propone corsi serali per adulti finanziati dalla Regione Piemonte attraverso i Fondi Sociali Europei.
A che punto siamo in Italia con l’inglese? «Potremmo dire a metà: sappiamo che abbiamo molte lacune da colmare, ma ci sono impegno, determinazione e volontà di farlo».
Come fate a dirlo? «Dalla grande quantità di professionisti, imprese e anche Istituzioni che si affidano a noi ogni anno, sempre di più».
Secondo voi qual è un buon modo per migliorare il proprio inglese? «Noi applichiamo un metodo cosiddetto di Ultralearning, un approccio ideato da Scott Young, che mira a emulare l’esperienza all’estero di totale immersione nella lingua».
In pratica? «Aperitivi in lingua, colazioni a base di bacon & eggs, tante attività di conversazione… Sono solo alcune delle iniziative che affianchiamo all’apprendimento “diretto”. Vivere la lingua è fondamentale».
E poi cos’altro è fondamentale? «Gli insegnanti madrelingua. Per noi è importantissimo, e fortunatamente possiamo contare su un team d’eccezione».
Insomma, il mondo parla e di conseguenza dialoga ancora parecchio in inglese, quindi chi vuole farne attivamente parte ha bisogno di degne competenze (preferibilmente sopra il 35esimo posto…). Il lavoro da fare è molto, ma come ha sottolineato Churchill British, abbiamo gli strumenti per riuscirci.
