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Cottolengo

Una piccola grande casa per tutti

di Laura Sciolla

DAL 1828 AL SERVIZIO DEI POVERI E DEGLI ULTIMI, LA PICCOLA CASA DELLA DIVINA PROVVIDENZA È PRESENTE IN ITALIA E ALL’ESTERO, CON MISSIONI IN SVIZZERA, AFRICA, ASIA E AMERICA. TORINOMAGAZINE RIPERCORRE LA STORIA DEL COTTOLENGO, DAL COGNOME DEL SUO FONDATORE, PARTENDO DALLE ORIGINI FINO AI GIORNI NOSTRI, QUANDO LA PICCOLA CASA È DIVENTATA GRANDE, SUPERANDO ANCHE I CONFINI NAZIONALI

È Giuseppe Benedetto Cottolengo il fondatore della Piccola Casa della Divina Provvidenza. Nato il 3 maggio 1786 a Bra, in provincia di Cuneo, da una famiglia medio borghese con salde radici cristiane, fin dall’adolescenza dimostra grande sensibilità verso i poveri. Per dare concretezza a questa sua predisposizione sceglie presto la via del sacerdozio, seguito anche da due dei suoi fratelli. Verso i 40 anni, don Giuseppe vive un momento di crisi: cresce in lui il bisogno di trovare qualcosa che dia ancor più significato alla sua vita sacerdotale. Il 2 settembre 1827 è il giorno della svolta: don Giuseppe viene chiamato al capezzale di una donna, madre di tre bambini e in attesa del quarto, non accolta negli ospedali cittadini perché in nessuna struttura viene considerata in condizioni da potervi essere ricoverata. Spettatore della sua morte, rimane fortemente colpito dal triste episodio. Si racconta che, dopo un momento di preghiera davanti al quadro della Madonna delle Grazie nella chiesa del Corpus Domini di Torino, si sia sentito interpellato da Dio per opere di carità verso chi è solo e abbandonato.

I poveri sono Gesù e come tali bisogna servirli. Se voi pensaste, e comprendeste bene, qual personaggio rappresentano i poveri, di continuo li servireste in ginocchio

Di qui inizia il percorso che porterà alla nascita di quello che oggi è noto come Cottolengo. Il 17 gennaio 1828, infatti, nel cortile detto della Volta Rossa, don Giuseppe dà vita a un ricovero per i poveri: per quattro anni assiste centinaia di malati che non possono contare su altre forme di assistenza. Il 27 aprile 1832 l’opera viene trasferita nella zona di Borgo Dora e assume il nome di Piccola Casa della Divina Provvidenza, riconosciuta ufficialmente da re Carlo Alberto il 27 agosto 1833. Il motto e il programma scelto da don Giuseppe Cottolengo per animare la casa sono le parole di san Paolo: «Charitas Christi urget nos» (la carità di Cristo ci spinge). La carità che offre don Giuseppe è instancabile: anno dopo anno aumenta il numero dei ricoverati accolti nella struttura e attorno al padre fondatore si forma un nucleo di volontari per l’attività educativa e assistenziale nella Piccola Casa.

Nel 1830 il futuro santo dà inizio a una congregazione di suore; verso la fine del 1833 si forma una comunità di religiosi laici, i Fratelli, e successivamente, nel 1839, una comunità di sacerdoti (negli ultimi anni della sua vita, Cottolengo fonda anche monasteri di vita contemplativa). Tre comunità con lo scopo di coadiuvarlo e di continuare nel tempo a realizzare il suo ideale di carità. Il santo vede nei poveri l’immagine più amabile di Gesù, e a guidarlo è una convinzione profonda, che ripete spesso a quanti operano nella Casa: ≪I poveri sono Gesu e come tali bisogna servirli. Se voi pensaste, e comprendeste bene, qual personaggio rappresentano i poveri, di continuo li servireste in ginocchio≫. La morte lo coglie il 30 aprile 1842, a soli 56 anni, contagiato durante un’epidemia di tifo. La Chiesa lo proclama beato nel 1917 e santo nel 1934. Ma la famiglia cottolenghina non ha smesso di crescere, attraverso numerose e diverse forme di appartenenza: ci sono gli ospiti (persone con disabilità, malati, anziani senza fissa dimora, minori in situazione di disagio, donne in difficoltà), gli studenti (scuola dell’infanzia, primaria, secondaria e universitari), le suore di Vita Apostolica e le suore di Vita Contemplativa, i Fratelli, i sacerdoti, gli operatori laici, i volontari, i benefattori, gli amici del Cottolengo, gli aggregati, gli oblati.

Oggi la Piccola Casa è diventata una città: 112mila metri quadrati in cui si intrecciano realtà assistenziali, sanitarie, educative, formative e pastorali. Ma non solo. Fin dalle origini, don Giuseppe Cottolengo manifestò il suo desiderio di raggiungere tutte le persone bisognose anche in altre località, al di fuori di Torino e dell’Italia. Si sono così andate formando comunità in Svizzera, in India (negli stati del Kerala, del Tamil Nadu, del Karnataka, di Delhi, di Goa e di Uttar Pradesh), nel Continente africano (in Kenia, Etiopia, Tanzania), nell’America Latina in Ecuador e nell’America del Nord in Florida. Nei diversi Paesi dove è presente, l’opera cottolenghina è organizzata in comunità di vita e in pluralità di servizi uniti e orientati dallo spirito e dagli insegnamenti di san Giuseppe Cottolengo.

(Foto COTTOLENGO)