La mostra collettiva Dialogues, alla sua seconda edizione, è un'esplorazione del rapporto tra arte e design attraverso il tema del rispetto. Organizzata dall’IAAD. – Istituto d’Arte Applicata e Design in collaborazione con Gagliardi & Domke Contemporary e curata da Lucrezia Nardi, coinvolge sei artisti emergenti selezionati tramite open call.
In questa edizione, il rispetto amplia il concetto di dialogo, invitando i partecipanti ad esplorare le dinamiche tra individuo, società e contesto. Interpretato in chiave personale e sociale, quindi, affronta tematiche come memoria, identità, corpo, trauma e vulnerabilità. Le opere – tra installazioni, video, fotografia e sperimentazioni audiovisive – offrono visioni diverse e intime: dal conflitto interiore alla percezione del corpo, dalla fragilità del tempo alla depressione.
Questa edizione conferma il successo della sinergia tra arte e design, invitando gli artisti emergenti provenienti dal mondo del design a sperimentare nuove forme espressive e a superare i confini disciplinari, immergendosi in un contesto artistico più ampio.
I sei selezionati hanno interpretato il tema con approcci diversi, ciascuno portando la propria sensibilità e il proprio linguaggio espressivo:
- Davide Racca, con AUTOMEDON (2024), propone un viaggio attraverso il conflitto interiore, raccontato attraverso un mix di video, performance, scultura e materiali cartacei; la sua opera è un processo evolutivo di ribellione e trasformazione identitaria, che si snoda tra tensione e liberazione;
- Chiara Vivalda, con S0M3WH3R3 B3TW33N TH3 P4551NG 0F T1M3 (2024), realizzato in collaborazione con John Bringwolves, trasporta in un flusso poetico di immagini e suoni; il suo video a tre canali esplora la fragilità del tempo e della memoria, sovrapponendo visioni e sensazioni in un racconto suggestivo;
- Martina Leone, con A Body (2025), affronta il tema delicato dell’auto-oggettificazione del corpo femminile; la sua fotografia, stampata su un tessuto trasparente che si muove con il passaggio dei visitatori, diventa una metafora della società e del modo in cui essa influenza la percezione del corpo;
- Debora Borsetta, con Trauma come forma d’arte (2025), dà voce a esperienze difficili attraverso il linguaggio del video; le storie di due donne si intrecciano in un racconto in cui il dolore si trasforma in espressione artistica, un tentativo di rendere visibile ciò che spesso le parole non riescono a raccontare;
- Beatrice Siviero, con Sotto la superficie (2025), accompagna in un universo visivo potente e disturbante; la sua serie fotografica esplora il sottile equilibrio tra innocenza e violenza, mettendo in discussione la vulnerabilità dell’infanzia di fronte alla brutalità del mondo;
- Vanessa Dagostino, con (Non) lo merito (2025), affronta il tema della depressione attraverso un racconto audiovisivo frammentato; il contrasto tra immagini e pensieri limitanti restituisce un ritratto intenso e crudo dell’esperienza interiore, aprendo un dialogo sul senso di indegnità e sulla fragilità della mente.
Dialogues non è solo una mostra, ma un invito a riflettere su ciò che significa davvero rispetto.
