A tre anni dall'esposizione di Vivian Maier, la Palazzina di Caccia di Stupinigi torna a ospitare vita e scatti di un’altra grande fotografa del Novecento: Lee Miller con la mostra intitolata Lee Miller: Photographer & Surrealist.
Lee Miller è stata una donna di straordinaria bellezza, cuoca estrosa, impavida corrispondente di guerra, fotografa di eccelsa bravura. L'esposizione ne ripercorre la vicenda umana e professionale approfondendone lo sguardo surrealista che diventa tratto peculiare della sua poetica, caratterizzata dall’uso di metafore, antitesi e paradossi visivi volti a rivelare la bellezza inconsueta della quotidianità.
100 gli scatti provenienti dall’Archivio Lee Miller che si suddividono in diverse aree tematiche:
- il lavoro in studio a Parigi, dove la fotografa lavora con sperimentazioni tecniche e compositive;
- il mondo della moda e della pubblicità nello studio di New York, dove la Miller esprime al meglio le sue capacità di ritrattista e di fotografa commerciale senza tralasciare il suo tratto surrealista (identificativo di questo periodo il suo autoritratto);
- le nature morte o i paesaggi scattate in Egitto mantengono la cifra surrealista, come nel caso di Portrait of Space – ritratto dello spazio – scattato verso il deserto;
- immortalati anche gli artisti più famosi dell’epoca, come Charlie Chaplin che posa con un candelabro in testa, il ritratto di Picasso e quello di Dora Maar, e ancora Mirò, Magritte, Cocteau, Ernst e, immancabilmente, Man Ray, di cui è stata musa, amante e prima di tutto collega, inventando con lui la tecnica della solarizzazione;
- la guerra, immortalata in tutte le sue sfaccettature, come Londra, devastata dai bombardamenti ma dove ancora resiste la vita quotidiana; Parigi, ormai liberata dalle truppe alleate, che Lee segue in prima linea diventando corrispondente per “Vogue” al fronte; l’orrore dai campi di concentramento di Buchenwald e di Dachau, in Germania, che Lee immortala a poco ore dalla loro liberazione.
