Nella splendida location del Palazzo della Luce si è tenuto il primo appuntamento di Dialoghi Metropolitani, un format che parla delle città come luoghi in cui accadono le cose, dove nascono le idee e si creano le linee di tendenza che poi si diffondono nel resto del mondo. Organizzato con Kairos a Julius Baer Group company – grande società di gestione patrimoniale che ha recentemente aperto una sede a Torino, dopo quelle di Milano e Londra – l’evento propone un dialogo tra il direttore editoriale e il direttore responsabile di Torino Magazine, rispettivamente Andrea Cenni e Guido Barosio, con un ospite speciale: Guido Maria Brera, cofondatore e azionista di minoranza del Gruppo Kairos, Consigliere e Chief Investment Officer di Kairos Partners SGR e scrittore italiano di successo, conosciuto soprattutto per il suo Diavoli, romanzo da cui è stata tratta l’omonima serie televisiva su Sky.
Partendo dal suo ultimo libro Dimmi tu cosa vedi da lì, si sono affrontati diversi temi quali la finanza, Diavoli, la globalizzazione, le metropoli e il territorio.
Realizzare dei guadagni richiede lunghi momenti di inattività che non significa immobilità, ma concedersi il tempo di pensare, riflettere, scrivere, auto-analizzarsi. La scrittura è raccontare il proprio mondo. Scrivere e analizzare si possono considerare attività similari: una si concretizza in un libro, l’altra in un investimento. Cosa vuol dire quindi fare finanza? Vuol dire essere capaci di leggere la contemporaneità e di decidere di conseguenza, realizzando prodotti rispondenti alla realtà attuale.
Brera offre una lucida analisi socio-economica dei danni provocati dall’abbraccio dei Paesi occidentali nei confronti delle teorie iper liberiste ancorate a una visione conservatrice dell’economia. Dopo la pandemia, c’è bisogno di un nuovo inizio, di nuove teorie e strumenti che riconfigurino quelli vecchi. Il teorema dell’uno vale uno non funziona. Il lavoro collettivo è essenziale e bisogna partire dalla ricostruzione dell’Europa: i problemi globali possono essere affrontati solo da soluzioni globali, attraverso un sistema immunitario universale che protegga l’umanità e che subordini la ragione economica e politica a qualcosa di più importante.
“Fare” l’Europa non è semplice, ma si è iniziato con le aziende che si sono integrate, si sono unite creando una rete europea e muovendo l’economia in questo senso, e con le nuove generazioni il cui sentimento europeista prevale su quello individualista: le nuove generazioni, le aziende e l’economia reale sono più forti della distruzione provocata dagli ultimi politici.
Si dovrebbe spingere per un’Europa in cui il peso specifico degli Stati sia molto ridotto, ma in cui abbia rilevanza la forza potentissima della caratterizzazione territoriale delle città. Ripartendo da queste ultime, dalle qualità e dalle competenze di coloro che le vivono e che se ne occupano, si acquisisce un elemento vincente per il futuro, per poter rispondere con politiche globali a problemi globali.
Importante è quindi proprio ripartire dal territorio. Ed è quest’ultimo che si vuole continuare ad attenzionare anche nei prossimi incontri di Dialoghi Metropolitani poiché è nelle città che accadono le cose che poi si diffondono nel resto del mondo.
