Essendo cresciuti in città, con amici “cittadini”, abbiamo ben presente quel momento della vita in cui un po’ tutti ci siamo ritrovati a sondare la suggestione di una vita “campagnola”, lontana dalla frenesia metropolitana (almeno nella stereotipata visione idilliaca di gente cresciuta all’ombra della Mole). Così come, chi vive nei paesi, prima o poi sogna l’approdo nelle big cities, in cerca di opportunità e nuove strade da percorrere. Dove sta la verità? Probabilmente in una sana via di mezzo, perché città e campagna hanno entrambi, ieri come oggi, punti a favore e negativi (come è normale che sia). Già 3000 anni fa Esopo, in greco antico, narrava il confronto tra Il topo di città e il topo di campagna (anche se lui la sua scelta l’aveva fatta), e da allora non abbiamo mai smesso di parlarne… ma forse siamo ormai giunti a una sorta di “svolta”.
Nonostante oggi sia molto cool parlare di fuga dalle città, locus amenus, ricerca di una propria rinnovata interiorità in mezzo alla natura… i dati ci suggeriscono altre evidenze. E cioè che queste declinazioni abitudinarie sono prevalentemente in capo a una piccolissima quota di popolazione (spesso abbiente), perché la restante parte di umanità vivrà sempre di più nelle città. E non siamo noi a dirlo, ma il World Urbanization Prospects 2018 stilato dall’ONU nel tentativo di analizzare (e prevedere) l’evoluzione dei centri urbani durante le prossime decadi. Nel 2050, secondo il report, 2/3 della popolazione mondiale vivrà nelle città, con un tasso di urbanizzazione che sfiorerà il 70%. Una tendenza trainata in particolar modo da quei paesi in via di sviluppo – vedi India, Cina e Nigeria – densamente popolati e interessati da un processo di urbanizzazione impressionante.
Oggi il primato di città più abitata del mondo spetta a Tokyo, in Giappone (37 milioni di abitanti), ma il report indica Delhi come prossima megalopoli da record: si stima infatti che nel 2028 arriverà a contare circa 40 milioni di abitanti. Sono numeri imponenti, e la domanda sorge più o meno spontanea: sarà meglio o sarà peggio?
Nel 2050, secondo il report, 2/3 della popolazione mondiale vivrà nelle città, con un tasso di urbanizzazione che sfiorerà il 70%
John Wilmoth, direttore della divisione “popolazione” dell’ONU, per la verità ha commentato i risultati del report in chiave positiva, sostenendo che l’incremento dell’urbanizzazione possa essere un’importante occasione sia a livello economico che di qualità della vita, in quanto la crescente concentrazione di persone nelle città – secondo lui – permetterà di fornire servizi agli abitanti in maniera più economica, garantendo ad esempio miglior accesso ad assistenza sanitaria e istruzione, specie a chi viveva in aree rurali e “disconnesse”. Sicuramente quella di Wilmoth è una visione ottimistica, ma non serve scomodare Esopo per immaginarsi (anche solo istintivamente) quale grandissimo caos possa essere una Delhi da 40 milioni di abitanti…
Per approfondire l’argomento abbiamo chiacchierato con Luca Rollino, AD di Xori Group, realtà imprenditoriale specializzata in ingegneria e transizione energetica, eccellenza del nostro territorio da oltre 200 dipendenti, e operativa ormai un po’ in tutto il mondo.
I numeri del report cosa fanno pensare?
«Che c’è tanto lavoro da fare, e occorre affrontarlo nel modo migliore possibile».
Come si può gestire questo feroce processo di urbanizzazione?
«Serve prima di tutto pensare che il futuro di cui questi numeri parlano è dietro l’angolo. Già nel 2025 circa metà della popolazione globale vivrà nelle città, e ciò significa che i centri urbani devono ripensare il rapporto uomo/edificio/città. Dovranno essere più accoglienti e permettere agli individui di crescere, lavorare e divertirsi, soprattutto nel nostro Occidente».
Parola d’ordine?
«Ce ne sono diverse, se devo indicarne una dico “rigenerazione urbana”; che vuol dire tante cose, tutte però collegate alla missione di disegnare città ambientalmente e umanamente sostenibili».
Torino a che punto è?
«Torino è una città viva e vivace, che si sta trasformando e che sa accogliere chi la sceglie. Non a caso, pur dialogando con il mondo, abbiamo deciso di mantenere il nostro quartier generale qui, e continueremo a farlo».
