Spiegare cos’è la Fondazione Compagnia di San Paolo può sembrare perfino superfluo, ma se questa edizione Torino Sociale ci sta insegnando qualcosa, è che abbiamo più bisogno di quanto pensiamo di analizzare e ribadire molti aspetti della nostra società.

La Fondazione Compagnia di San Paolo è oggi una fondazione di origine bancaria, ma ha una storia antichissima, che affonda le sue radici nel XVI secolo, e fin dall’inizio una direzione precisa: il bene comune. Ufficialmente nasce il 25 gennaio 1563 (due settimane prima dello spostamento della capitale del Ducato di Savoia da Chambéry a Torino, ndr), con una vocazione sociale orientata fin da subito al contrasto alla povertà, al sostegno alle giovani indigenti, alla lotta all’usura. Operare per il “bene comune” è stato, nei secoli, il filo conduttore dell’attività di quella che è diventata uno dei più grandi enti filantropici europei: una fondazione con un forte legame con i suoi territori di riferimento (anzitutto Torino, Genova e il Nord Ovest) e, allo stesso tempo, con una crescente proiezione internazionale.
Le aree d’intervento della Fondazione oggi sono declinate dentro tre obiettivi: Culture, Persone e Pianeta. La Fondazione Compagnia di San Paolo, infatti, opera per promuovere il bene comune, sostenendo progetti capaci di generare sviluppo sociale, culturale, scientifico ed economico. Attraverso interventi nell’ambito della ricerca, dell’istruzione, della cultura, della salute, dell’innovazione e dell’inclusione sociale, la Fondazione accompagna la crescita sostenibile dei territori, con particolare attenzione al nostro Nord Ovest. L’obiettivo è ridurre le diseguaglianze e creare opportunità per le persone e le comunità, favorendo cambiamento, coesione e sviluppo duraturo.

I grandi progetti portati avanti da Fondazione Compagnia di San Paolo da una parte hanno segnato la trasformazione di Torino negli ultimi decenni, dall’altra raccontano, meglio di tante parole, la vocazione della fondazione stessa. Parliamo di iniziative capaci di generare sviluppo, innovazione e impatto sociale duraturo sul territorio. Torino è stata e continuerà a essere protagonista delle strategie della Fondazione, in coerenza con il Documento Programmatico Pluriennale 2025-2028, che pone al centro “Persone e Comunità”, promuovendo equità, innovazione e sviluppo sostenibile. Tra i principali progetti realizzati si ricordano il sostegno alla realizzazione del Campus Luigi Einaudi dell’Università di Torino e al raddoppio del Politecnico di Torino, interventi che hanno rafforzato il ruolo della città come polo internazionale della conoscenza, della ricerca e dell’innovazione. A questi si aggiungono la riconfigurazione e lo sviluppo del Museo Egizio, oggi tra le più importanti istituzioni museali al mondo, e la realizzazione del COES – Centro Oncologico ed Ematologico Subalpino, esempio di investimento strategico nella salute e nella ricerca scientifica. Fondamentale anche l’impegno sul fronte dell’inclusione e della rigenerazione urbana, attraverso gli interventi di housing sociale e il recupero dell’ex Villaggio Olimpico MOI, così come il lavoro quotidiano portato avanti dagli Enti Strumentali della Fondazione.

Un ventaglio di attività che descrive le evoluzioni più recenti della città e continua a farlo anche oggi attraverso i tantissimi progetti che stanno animando Torino. In particolare, va menzionata la riqualificazione della Cavallerizza Reale che dal 2027 ospiterà la nuova sede della Fondazione, e che diventerà anche un polo culturale al centro della città. Molto rilevante è anche l’intervento nel campo delle tecnologie avanzate con AI4I, all’interno del quale è stato creato il CSPIAS (Compagnia di San Paolo Institute for Advanced Study). Inoltre, è stato avviato un grande programma pluriennale per la ristrutturazione della GAM, la Galleria di Arte Moderna. Senza dimenticare la grande attenzione che la Compagnia dedica da sempre alle giovani generazioni, testimoniata, in particolare, dal progetto Città dell’Educazione (a cui abbiamo dedicato un box a parte, ndr).
Altri due progetti interessanti, sintomo di una spiccata cura della dimensione sociale: PAAS – Philanthropy as a Service, ovvero il programma con cui la Compagnia si propone di operare per la gestione di fondi filantropici derivanti da donazioni o lasciti; e Asset Building for Education, ideato per cercare di rimuovere (in collaborazione con Intesa Sanpaolo e con l’Ufficio Pio) gli ostacoli economici che impediscono a giovani di famiglie a basso reddito di intraprendere studi universitari.

Analizzati passato e presente della Fondazione, è inevitabile anche un excursus sul futuro della Compagnia, oggi a metà del percorso di attuazione del Piano Strategico 2025-2028: i progetti indicati sono spesso cantieri aperti (alcuni in senso letterale) che impegneranno la Fondazione nei prossimi anni e che in molti casi riguardano direttamente Torino. Iniziative portavoce di un nuovo modello di fondazione, incentrato sulla Public-Private-Philanthropic Partnership (4P). Un modello che tiene insieme fondi filantropici, investimenti “pazienti” e co-progettazione con attori pubblici e privati. Un modello incentrato su tre principi: fiducia, flessibilità e rischio. Fiducia per valorizzare sempre più la capacità operativa degli enti con cui la Fondazione opera, senza gravarli di adempimenti inutili. Flessibilità perché in un mondo in continua evoluzione la Compagnia vuole poter affrontare celermente i cambiamenti e anche eventuali crisi. Rischio perché una grande fondazione orientata allo sviluppo del territorio e aperta al mondo deve saper sperimentare, anche assumendosi rischi più elevati rispetto ad altri attori pubblici o privati.

All’interno di questo scenario c’è ovviamente anche l’evoluzione del concetto stesso di Terzo Settore che oggi ha e avrà un ruolo sempre più importante nell’assicurare la tenuta sociale delle nostre città. Accanto alla sfera dell’amministrazione pubblica e di quella del mercato, c’è un ampio mondo di associazioni e imprese sociali che si impegnano per soddisfare vecchi e nuovi bisogni di salute, assistenza, cultura ed educazione.
È il grande tema della “sussidiarietà orizzontale” – un concetto chiave per comprendere le dinamiche delle società moderne – che mette in rapporto gli enti pubblici con le fondazioni, il Terzo Settore e il privato sociale. In questi ambiti le fondazioni svolgono spesso sia un ruolo diretto sia un’indispensabile azione di sostegno a una pluralità di realtà sociali. In questo senso, non è certo casuale che il tema del prossimo Festival Internazionale dell’Economia (dal 22 al 25 ottobre 2026 a Torino) sarà proprio Salvare lo stato sociale.
Un appuntamento di rilevanza globale che sarà un’occasione importante anche per riflettere sul ruolo dell’associazionismo in ottica futura. Oggi l’associazionismo è infatti decisamente “diffuso”, o meglio attivo in molteplici campi, e una delle sfide più urgenti è riuscire a individuare le linee di sviluppo in qualche modo “prioritarie”. Tra queste sicuramente ci sono la capacità di leggere il cambiamento, di affiancare i soggetti pubblici e di intercettare i nuovi bisogni e le nuove sofferenze. Inoltre, sarà cruciale continuare a evolvere i modelli organizzativi, coltivando la consapevolezza che anche il non profit richiede efficienza ed efficacia. Non a caso, la Compagnia affianca questo processo con svariate iniziative, riunite sotto il cappello Next Generation You. In parallelo, la volontà è quella di non smarrire mai la propria “anima”, ricordando che nel volontariato sociale, la dimensione del dono, dell’altruismo, della ricerca di senso, del riconoscimento della dignità di tutte le persone è fondativa, e va quindi alimentata e rinnovata continuamente.

Tutto questo è il Terzo Settore: un grande universo, fatto di connessioni, progetti, impegni, evoluzioni, che influenza notevolmente identità e futuro dei territori stessi, e che quindi necessita di un rapporto particolare con uno Stato che, specialmente dal punto di vista degli aspetti normativi, ha grandi responsabilità. Nello specifico, dato che stiamo immaginando una Torino Sociale, proviamo a dipingere anche uno Stato “lungimirante”: ovvero consapevole del ruolo e delle funzioni del Terzo Settore, fondazioni incluse, che fa il possibile per sostenere queste realtà. Sicuramente vi è una possibile azione di snellimento burocratico, in modo da non gravare gli enti non profit di costi e burocrazia inutili. Ma allo stesso tempo, va incentivata la “cultura del dono”, che ha già un caposaldo nel 5xmille, ma che potrebbe anche vedere un ampliamento delle quote di detraibilità e deducibilità a beneficio dei cittadini. Altre strade potrebbero riguardare la formazione e il raccordo del mondo della scuola con quello del non profit, anche con un allargamento delle opportunità offerte dal Servizio Civile Universale. Ultimo ma non meno importante, il tema della sperimentazione di attività di co-programmazione e coprogettazione fra pubblica amministrazione ed enti del terzo settore: un punto chiave nell’ottica di una reale sinergia tra le parti in gioco.

Insomma, Fondazione Compagnia di San Paolo è una voce storica nel panorama “sociale” italiano ed europeo, un soggetto tanto influente quanto indispensabile, legato a filo doppio al proprio territorio alle sue necessità, alle imprescindibili iniziative da mettere in campo per delineare un bene comune concreto e sostenibile. Una Fondazione testimone di un impegno profondo e cruciale che si rinnova ogni giorno da quasi mezzo secolo.
(foto ANDREA GUERMANI – FONDAZIONE COMPAGNIA DI SAN PAOLO)
