Cast Away: anno 2000, Robert Zemeckis e Tom Hanks tornano a collaborare per la seconda volta e firmano un cult assoluto, destinato a entrare nella memoria collettiva. Un personaggio su tutti però riesce a fare breccia nei cuori delle persone: Wilson, un pallone su cui Chuck (Tom Hanks) disegna con il proprio sangue un volto. Di lì in poi Wilson sarà l’unico amico e confidente del disperso Chuck.

Wilson e Tom Hanks chiacchierano, o meglio Chuck parla tra sé e sé, e in questo modo si conosce un po’ di più, come forse mai avrebbe fatto fuori da questa situazione estrema. Ecco, parliamo ancora con noi stessi? Non sembra. Ma come facciamo a capirci o banalmente a prendere delle decisioni se non ne parliamo prima con le altre parti di noi?
Ugo Fontanone ce lo ha detto: «Ogni tanto vengo qua e chiacchieriamo io e lui». Io e chi? «Io e il pupazzo della cantina»; che a guardarlo così sembra un po’ conte Parpaglia, un po’ giullare, un po’ chissà. Ma se i risultati di questi confronti sono i magici piatti della Taverna di Frà Fiusch, magari proviamo a farci una chiacchierata pure noi.
Signor pupazzo, come possiamo mangiare piatti succulenti e goduriosi nonostante questa temperatura proibitiva subtropicale, il cambiamento climatico, le mezze stagioni che non ci sono definitivamente più? «Basta allontanarsi un po’ dalla città, arrampicarsi sulla collina di Torino e scegliere i tavolini di Frà Fiusch». Fa un po’ la marchetta il pupazzo, comprensibile data l’ubicazione. Piatto preferito della stagione? «Pesche e porcini, come li fa Ugo solo lui». Sentiamo (ed è una sensazione particolare) di avere più cose in comune del previsto con questo giullare di pezza. In estate si mangia il risotto? «Certamente, con le ciliegie oppure con gamberi, caprino e zucchine». Non potremmo essere più d’accordo. E per dolce magari un semifreddo agli agrumi? «Assolutamente sì, fresco e limpido, l’unico modo possibile per concludere il pasto».

Parlando tra noi stessi, anzi con il pupazzo, ci siamo resi conto di una cosa: non abbiamo un’opinione su molti aspetti della vita, ma per le cose che amiamo, abbiamo giudizi nitidissimi. Viene in mente la prima volta che abbiamo scoperto pesche e porcini da Ugo… siamo tornati a casa e con orgoglio abbiamo affermato: «Pesche e porcini si possono mangiare insieme, anzi sono buonissimi insieme; da Frà Fiusch li fanno così da una vita e vengono persone appositamente per mangiare quel piatto!». Con una soddisfazione nel dirlo quasi incomprensibile, come se avessimo inventato noi la ricetta. Ecco, a distanza di anni, chiacchierando con Wilson, abbiamo capito il perché di quell’orgoglio.

Mettere insieme pesche e funghi è farla in barba a tutti i maniaci dell’ordine obbligato-immotivato; è una piccola, grande rivoluzione, un assalto all’ordine costituito del gusto; il manifesto gastronomico del si-può-fare di Gene Wilder in Frankenstein Junior. È esattamente come vogliamo vedere la cucina: identitaria, libera e priva di imbarazzi; come quelli che a volte ci hanno fatto rinunciare a un’utile chiacchierata con una palla o un pupazzo.

