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Giovanni Quaglia

La Fondazione CRT e la Torino del futuro

di FRANCO MINICHELLI

Primavera 2018

IL PRESIDENTE DELLA FONDAZIONE CRT CI RACCONTA I PROGETTI A FAVORE DEL TERRITORIO E PONE L’ACCENTO SUGLI OBIETTIVI DA PERSEGUIRE PER LA SUA CRESCITA ECONOMICA, CULTURALE E SOCIALE. RIBADENDO COME LA PRESTIGIOSA REALTÀ CHE RAPPRESENTA DEBBA DIVENTARE UN PROPULSORE DI INNOVAZIONE E SPERIMENTAZIONE

Poco più di un anno fa, il professor Giovanni Quaglia è stato nominato all’unanimità nuovo presidente della Fondazione CRT. Cuneese classe 1947, laureato in Lettere e docente di Economia e Direzione delle Imprese all’Università degli Studi di Torino, oggi riveste numerosi e significativi incarichi in varie realtà. Ci accoglie con un sorriso cordiale illustrandoci la città del futuro, tra idee e progetti sostenuti dalla Fondazione CRT.

Quali sono i settori su cui la Fondazione pensa di poter investire di più?

«Gli obiettivi della Fondazione CRT sono la crescita e lo sviluppo economico, sociale e culturale del territorio di Torino, del Piemonte e della Valle d’Aosta in tre aree di intervento: arte e cultura, ricerca e istruzione, welfare e territorio. Questi obiettivi si traducono in progetti e azioni molto concreti, e sempre più essenziali, per la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio dei beni artistici: i monumenti-faro delle due regioni, il grande progetto Città e Cattedrali, il supporto alle istituzioni culturali, la promozione della ricerca scientifica e applicata, l’innovazione nei vari comparti scientifici e produttivi, la formazione dei giovani nelle scuole e nelle università, con un’attenzione particolare ai talenti. Sono i giovani promettenti le fondamenta da cui ripartire dopo ogni periodo di crisi, e continueremo a offrir loro l’opportunità di compiere esperienze in tutto il mondo, per poi tornare nel nostro paese: abbiamo già erogato oltre 5mila borse di studio e tirocinio ad altrettanti neodiplomati e neolaureati meritevoli. Nel campo del welfare, dove è importante passare da un welfare di primo livello a uno di secondo, comunitario o responsabile, metteremo sempre più al centro dei nostri interventi il sostegno all’imprenditoria sociale e alle fasce più fragili della popolazione, la salvaguardia dell’ambiente, il rafforzamento del sistema di protezione civile e di primo intervento. Il metodo è quello dell’ascolto del territorio e delle comunità, per individuarne esigenze e opportunità, lavorando in modo condiviso e facendo rete a tutti i livelli – locale, nazionale e internazionale – con una visione strategica che, in aggiunta alla tradizionale attività erogativa, sperimenti anche gli approcci più moderni della venture philanthropy e del social impact investing (filantropia 2.0, NDR)».

Con Samuel, Massimo Lapucci e Nicola Ricciardi © Filippo Alfero – Getty Images

Il futuro che spero e vedo per Torino è quello di una città che sia una grande 'officina delle idee', che abbia il coraggio di sperimentare, di innovare, di aprire nuove frontiere e nuovi orizzonti in molti campi, dall’arte al welfare

Una sua opinione sulla vision di Torino tra dieci anni: che città dovrebbe essere, con quali metropoli dovrebbe competere in Europa e su cosa dovrebbe puntare?

«Il futuro che spero e vedo per Torino è quello di una città che sia una grande ‘officina delle idee’, che abbia il coraggio di sperimentare, di innovare, di aprire nuove frontiere e nuovi orizzonti in molti campi, dall’arte al welfare. Una città capace di valorizzare al meglio le tante eccellenze culturali, artistiche, enogastronomiche, naturali e umane di cui è dotata. Credo sia utile mappare le realtà importanti su cui fare leva, alcune delle quali stiamo proponendo alle OGR. Le Officine Grandi Riparazioni, come suggerisce il nome stesso, sono dunque sintomatiche della grande ‘officina delle idee’ che possiamo costruire per Torino. Una città che non deve cedere alla tentazione di chiudersi, di ripiegarsi su se stessa, ma che si deve aprire sempre di più alla competizione con le altre realtà europee che innovano, come Lione, Berlino, Manchester ecc. Sono questi i soggetti con cui confrontarsi. Nel proprio DNA, Torino ha la vocazione all’innovazione, la stessa che dà vita alle OGR: un’anima che si rafforzerà nei prossimi mesi, con il nuovo Big Bang della Manica Sud dedicata alla ricerca, alle startup innovative e all’accelerazione d’impresa».

© Filippo Alfero – Getty Images

In questo senso, quale può essere il ruolo della Fondazione?

«La Fondazione può diventare un vero e proprio propulsore di innovazione e sperimentazione. Quindi, non più solo un mero ‘erogatore’ di contributi economici, per quanto questo ruolo sia stato e continui a essere importante: in 25 anni, la Fondazione CRT ha distribuito risorse per il territorio pari a 1,5 miliardi di euro, oltre ad aver consentito la realizzazione di oltre 37mila interventi. Vogliamo però che si trasformi in un soggetto-chiave per la costruzione di competenze, la ricerca di strumenti innovativi di intervento e lo scambio con esperienze internazionali. La sua autonomia e la flessibilità operativa consentono a una fondazione come la nostra di avere un ruolo complementare a quello del pubblico».

Con Sergio Mattarella

Esiste un modo nuovo di svolgere quest’attività di finanziamento/ridistribuzione degli utili del mondo bancario, dal punto di vista dei rapporti con le nuove povertà?

«La fragilità delle persone e dei territori è certamente una delle categorie interpretative del nostro tempo. Anche per questo la Fondazione CRT ha da sempre un ruolo forte nel contribuire a contrastare le tante fragilità e povertà con cui ci confrontiamo. In 25 anni abbiamo erogato risorse nel campo del welfare e territorio per 287 milioni di euro e nel 2018 ne prevediamo circa 17 milioni. Volendo citare alcuni esempi, penso a Iniziativa Lavoro, progetto rivolto a donne e uomini che hanno difficoltà ad accedere al mercato del lavoro: giovani entro i 29 anni in cerca del primo impiego; persone in condizione di disagio lavorativo senza vincoli di età e senza precedente collocazione professionale, specie se non inclusi in cassa integrazione o in liste di mobilità; persone interessate al rientro al lavoro dopo periodi senza ricerca attiva. Il progetto finora ha consentito di attivare circa 800 percorsi di inserimento lavorativo in Piemonte e Valle d’Aosta, e ammontano a circa 4 milioni di euro le risorse investite dalla Fondazione CRT negli ultimi tre anni e mezzo. A livello nazionale, invece, insieme a tutte le fondazioni di origine bancaria rappresentate da ACRI, abbiamo contribuito al fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, contribuendo con 24,5 milioni di euro. In poco più di un anno abbiamo già varato tre bandi rivolti alle organizzazioni del terzo settore e al mondo della scuola: bando Prima Infanzia (0-6 anni), Adolescenza (11-17 anni) e Nuove Generazioni (5-14 anni), quest’ultimo chiuso il 9 febbraio. Sempre nel campo del welfare, a livello nazionale e nel quadro di un’iniziativa europea, abbiamo promosso con altre sette fondazioni italiane il bando Never Alone, per potenziare e innovare le modalità di presa in carico dei minori stranieri non accompagnati. Tramite altri nostri enti strumentali, come Fondazione Sviluppo e Crescita CRT e REAM SGR, operiamo inoltre nell’area dell’housing e dell’edilizia sociale e abbiamo cominciato già da diversi anni a percorrere la strada della finanza sostenibile, esplorandone le potenzialità e cogliendone le opportunità anche a favore delle fasce più fragili della popolazione».

Cosa pensa di Torino al centro del Piemonte? È vero che può avere un ruolo attrattivo rispetto alla regione o sarà sempre difficile costruire un sistema integrato tra città metropolitana ed eccellenze piemontesi?

«Torino è e resterà certamente un attrattore rispetto al Piemonte per il suo patrimonio di storia, arte, cultura, ricerca e formazione. Basti pensare al Politecnico e all’Università degli Studi, che scalano le classifiche per qualità dei servizi offerti. La nostra regione ha bisogno certamente di un capoluogo forte e attrattivo, ma, al tempo stesso, Torino ha l’esigenza forte di contare su e collaborare con il resto del territorio, in particolare con quelle aree che, per identità, storia, capacità imprenditoriale e visione innovativa (come l’Università del Piemonte Orientale, quella della Valle d’Aosta e, in particolare, l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo), sono in grado di competere con altre aree forti dell’Europa e del mondo. D’altra parte, da soli si può correre, ma solo insieme si può andare lontano».

(Foto di MARCO CARULLI, ARCHIVIO GIOVANNI QUAGLIA e OGR)