A Nantes il progetto Le Voyage à Nantes trasforma la città in un museo a cielo aperto con installazioni d’arte contemporanea e altri eventi; un’iniziativa fortemente voluta da un’amministrazione comunale in cerca di una nuova identità cittadina (finalmente trovata). A Orvieto il Comune, ormai parecchi anni fa, ha sposato il mondo del jazz, attraverso un festival internazionale che ha posizionato una piccola cittadina umbra sulla mappa del mondo. Gent, grazie a un’amministrazione positivamente sui generis, è rinata come centro artistico e culturale, e oggi è decisamente la città più interessante del Belgio.
Questi sono solo alcuni esempi, lontani e vicini, di come le amministrazioni possano disegnare evoluzioni costruttive per le città di cui si dovrebbero prendere cura. Intuendo i cambiamenti e, all’occorrenza, edificando nuove vocazioni.
Insomma, i Comuni si devono prendere cura dei comuni, per dirla ridotta all’osso, ma allo stesso tempo devono comunicare i modi e le iniziative con cui portano avanti questa missione; non solo perché è cosa buona e giusta, ma anche per ribadire costantemente il proprio ruolo.
Il Comune di Torino, soprattutto negli ultimi tempi, ha messo in piedi una bella campagna di comunicazione, periodica, all’interno della quale racconta le svariate iniziative dedicate a cittadini e imprese del territorio. Questa estate abbiamo visto la guida alle “vetrine” della città, un’utile mappa per esplorare i luoghi d’acquisto torinesi e quindi scegliere di comprare a km zero, supportando le “casse” locali. Più avanti l’app dedicata ai mercati: uno strumento pensato per orientarsi nei mercati cittadini, privilegiando questo genere di acquisto rispetto ai supermercati in capo a grandi multinazionali straniere. Mentre questo autunno abbiamo osservato un’altra nuova campagna a sostegno di negozi e botteghe, promuovendo l’acquisto di prossimità e dando visibilità a un circuito di attività del territorio attraverso l’albo EPIC.
Uno dei claim che accomuna questi progetti è “Torino compra vicino”, non solo uno sprono economico, o un buon consiglio, ma l’indicazione verso una coscienza urbana che si prenda cura della propria community cittadina. Il messaggio è abbastanza intuibile: di fronte a una Torino sempre più rivolta a scenari internazionali (con grandi eventi, investimenti…), la città non deve dimenticarsi di sé stessa, ma anzi è fondamentale valorizzare quel senso di comunità che da sempre anima la nostra città.
Chiaro: sono i grandi progetti, anzi le visioni complete, a dare concretamente forma al futuro; ma è anche da queste “tappe” che passa il viaggio di Torino verso un domani rigoglioso.
