Le OGR sono nate come uno dei più grandi progetti di rigenerazione industriale e culturale, poi nel tempo sono diventate un vero e proprio hub che unisce arte contemporanea e innovazione tecnologica. Un luogo dunque di networking, cultura, sperimentazione, condivisione, immaginazione e pratica. Uno spazio in cui osservare e allo stesso tempo costruire il futuro. Tutto, non a caso, nella nostra Torino. Abbiamo approfondito questi e altri argomenti con il presidente delle OGR Davide Canavesio.

Presidente, alla luce della vostra visione, come sta cambiando il concetto stesso di “spazio espositivo” e quale ruolo ha avuto la vostra presidenza per promuovere questa trasformazione?
«Le OGR sono nate dalla visione e dal coraggio della Fondazione CRT, che ha scelto di trasformare un’ex officina ferroviaria in un luogo capace di generare futuro. Oggi rappresentano un unicum in Europa: un hub in cui la cultura contemporanea convive con l’innovazione tecnologica, non come due mondi separati, ma come parti di un unico ecosistema vivo. Questo ha cambiato profondamente il significato stesso di “spazio espositivo”. Alle OGR non ci limitiamo a presentare opere, ma costruiamo un laboratorio urbano aperto a tutti, dove le mostre e la programmazione culturale in senso più ampio dialogano con ricerca scientifica, impresa e formazione. L’arte diventa un luogo di incontro, la tecnologia un motore di sperimentazione, e le persone il centro di tutto. Ci concentriamo su questo: consolidare l’identità delle OGR come spazio in cui il futuro si costruisce, rafforzando l’integrazione tra cultura e innovazione, e ampliando il nostro network nazionale e internazionale. Perché le OGR, come dicevamo, funzionano davvero quando diventano uno spazio di incontro e confronto: tra artisti e startup, famiglie e ricercatori, Torino e il mondo».

In un’epoca in cui la pratica artistica si confronta sempre più con l’intelligenza artificiale, i dati e le piattaforme digitali, quale direzione stanno prendendo le OGR per favorire progetti che esplorino questo confine? E come vede il rapporto tra esperienza fisica del pubblico e le nuove modalità di fruizione?
«Alle OGR crediamo che il rapporto tra arte e tecnologia non sia una frontiera da temere, ma un territorio da esplorare. Lo dimostrano le mostre in corso, che intrecciano i due ambiti: “Electric Dreams. Art & Technology Before the Internet”, organizzata in collaborazione con la Tate Modern di Londra, che ripercorre quarant’anni di sperimentazioni artistiche antecedenti la diffusione su larga scala di Internet, e “We Felt A Star Dying”, personale dell’artista francese Laure Prouvost, co-prodotta con LAS Art Foundation, che restituisce attraverso un’installazione multisensoriale temi attuali come la fisica quantistica e l’intelligenza artificiale. È in questo dialogo tra linguaggi diversi che le OGR trovano la loro identità più autentica. La nostra convinzione è semplice: in una realtà così complessa, ogni approccio confinato a una sola disciplina è inevitabilmente riduttivo. Serve uno spazio dove artisti, scienziati, ricercatori, startup e imprese possano incontrarsi e generare nuove connessioni. È questo che cerchiamo di costruire ogni giorno: un ecosistema che permetta all’arte di interrogare la tecnologia, e alla tecnologia di raccontarsi attraverso l’arte. L’ibridazione tra cultura e innovazione per noi non è una scommessa, ma la nostra quotidianità. Per quanto riguarda il pubblico, riconosciamo che oggi la fruizione culturale è ibrida: passa dai social, dai contenuti digitali, da modalità di accesso nuove e fluide. Ma il digitale può amplificare, non sostituire. L’esperienza trasformativa nasce dal contatto diretto con le opere, dagli spazi condivisi, dalla possibilità di vivere mostre, installazioni e performance in prima persona. Per questo alle OGR continuiamo a mettere al centro un’esperienza accessibile e coinvolgente, pensata per tutti: dai giovani alle famiglie, dagli studenti ai professionisti. È una scelta che rispecchia la nostra visione inclusiva: la cultura è un bene comune, un elemento essenziale per la crescita personale e collettiva. E deve essere vissuta, prima di tutto, insieme».

Con riferimento alla missione delle OGR di favorire “ricerca scientifica e tecnologica” accanto alla programmazione artistica, come integrate concretamente le tecnologie emergenti nella vostra progettazione e programmazione? Può fare qualche esempio significativo?
«La missione delle OGR è integrare la ricerca scientifica e tecnologica nell’ecosistema dell’innovazione di Torino, amplificando le potenzialità del territorio in un’ottica nazionale e internazionale. Lo facciamo in modo concreto attraverso le OGR Tech, 12.000 metri quadri dedicati alla ricerca applicata e all’accelerazione d’impresa: un innovation hub dove sperimentare tecnologie con un impatto reale sulla collettività. I 16 programmi di innovazione oggi attivi lavorano proprio in questa direzione, su verticali ad alto potenziale (dai big data all’intelligenza artificiale, dalla blockchain all’aerospazio, fino a edutech, gaming e lifescience). Ad esempio, con Impact Deal, ideato e realizzato insieme a Fondazione CRT, aiutiamo le imprese a usare dataset reali per affrontare sfide ambientali e sociali, mentre con ReAction, nato nell’ambito del progetto NODES, sosteniamo startup che lavorano sui temi della sostenibilità ambientale, dell’economia circolare e della mobilità sostenibile e urbana. Programmi come Techstars, Takeoff e NextEdu, portano a Torino competenze globali e startup internazionali attive nei campi delle smart cities, dell’aerospazio e dell’edutech. I risultati sono tangibili: dal 2019 a oggi, abbiamo catalizzato oltre 480 milioni di euro di investimenti a favore delle startup supportate, e ogni anno una media di 130 imprese è coinvolta nei nostri percorsi di innovazione. Alle OGR Tech hanno sede cinque centri di ricerca applicata, tra cui da quest’anno, grazie all’impegno della Fondazione CRT, anche AI4I, l’Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale per l’Industria, e possiamo contare su una rete di oltre 80 partner corporate e finanziari. La logica è sempre la stessa: costruire e mettere a disposizione un ecosistema in cui ricerca, impresa, tecnologia e creatività possano collaborare. Alle OGR l’innovazione non nasce in astratto, ma dall’incontro tra competenze e dalla possibilità di trasformare una soluzione in qualcosa che produca valore per le persone. È questo dialogo tra discipline a guidare la nostra progettazione e la nostra programmazione, in piena continuità con la visione della Fondazione CRT».

I progetti e le collaborazioni per favorire la crescita di startup e scaleup in diversi ambiti dell’innovazione, pensiamo alla mobilità urbana sostenibile – come nel caso della partnership con EIT Urban Mobility – mostrano l’importanza del ruolo delle OGR nell’ecosistema dell’innovazione nazionale e non solo. Ci racconta qualcosa?
«Le OGR sono oggi un hub riconosciuto in Italia e in Europa, capace di accompagnare le imprese nel loro lungo percorso di crescita, dalla venture building all’accelerazione, dai percorsi per PMI alle attività di open innovation. L’ampia rete di partner nazionali e internazionali, in costante espansione, permette di offrire mentorship dedicate, individuare opportunità di investimento e attivare collaborazioni strategiche con partner istituzionali e corporate. Un esempio significativo è la partnership con EIT Urban Mobility, che ci vede unico partner per l’Italia: insieme da un lato supportiamo startup italiane early-stage per entrare sul mercato internazionale, dall’altro facilitiamo l’ingresso nel mercato italiano di startup europee impegnate nella mobilità urbana sostenibile, offrendo supporto, connessioni e possibilità di testare soluzioni in contesti reali. Progetti come questo mostrano come le OGR offrano un’infrastruttura solida e un network internazionale a chi sviluppa tecnologie con impatto reale sulla società».

Guardando al futuro: in che modo intendete consolidare la dimensione internazionale delle OGR Torino e quali saranno le principali sfide e obiettivi nei prossimi anni?
«Nei prossimi anni vogliamo consolidare la dimensione internazionale delle OGR e rafforzarne il ruolo di hub dell’innovazione culturale e tecnologica. Con il sostegno della Fondazione CRT continueremo a lavorare per posizionarci come un punto di riferimento in Italia e in Europa, capace di attrarre talenti e investimenti. Sarà decisivo ampliare le collaborazioni con reti globali – come il nuovo progetto con Mind the Bridge, che costruisce nuovi ponti con la Silicon Valley e l’APAC – per offrire opportunità reali di crescita e confronto internazionale. Una sfida centrale sarà misurare con precisione il nostro impatto culturale, sociale ed economico, in linea con la missione della Fondazione CRT, che pone l’innovazione al servizio della collettività. In questo percorso vogliamo contribuire al posizionamento di Torino come uno dei principali ecosistemi dell’innovazione a livello globale, capace di unire storia industriale, ricerca, cultura e tecnologia in una visione condivisa di sviluppo».

(foto LUIGI DE PALMA, GIORGIO PEROTTINO e PAOLO PROPERZ)
