25 anni di Museo Nazionale del Cinema e altrettanti, anzi molti di più, ancora da vivere. Tra ampliamenti in programma, mostre rivoluzionarie, nuove tecnologie e uno sguardo sempre proiettato al futuro, la Mole Antonelliana continua a essere il cuore pulsante del cinema in città e oltre.
In un’edizione ampiamente dedicata alla settima arte, non potevano mancare i punti di vista di presidente e direttore del Museo Nazionale del Cinema: Enzo Ghigo e Carlo Chatrian.

ENZO GHIGO, PRESIDENTE DEL MUSEO NAZIONALE DEL CINEMA
Quest’anno il Museo compie 25 anni: cosa significa per lei e per Torino arrivare a questo traguardo?
«Ricordo come se fosse ieri il periodo antecedente all’inaugurazione. Il progetto, all’epoca, era stato accompagnato da non poche polemiche: trasformare il simbolo di Torino, la Mole Antonelliana, in un Museo del Cinema, non convinceva tutti. Ma avevamo fatto fronte comune, insieme al sindaco Castellani e all’assessore Ugo Perone. Così, il 20 luglio del 2000, giorno prescelto in funzione della disponibilità dell’allora ministro Giovanna Melandri, le porte della Mole si aprirono; grazie alla collaborazione con la Città di Torino, allo straordinario allestimento di François Confino e all’intuizione architettonica di Gianfranco Gritella, con la sua magnifica scala elicoidale che ci permette ancora oggi di vivere la cupola anche nella sua verticalità e di disporre di un ulteriore spazio espositivo davvero affascinante.
Col senno di poi, possiamo dire sia stata una scelta lungimirante e giusta. Se già Antonelli era stato un visionario, realizzando nella seconda metà del 1800 l’edificio in muratura più alto d’Europa, il Museo del Cinema ha raccolto questa visione guardando sempre avanti. Ma ovviamente nulla sarebbe stato possibile senza il “passato”, senza quell’eredità lasciata da Maria Adriana Prolo, a cui si deve molto del patrimonio storico del Museo, di cui una parte è esposta e una parte conservata con cura nei nostri depositi».

Come vede il ruolo del Museo oggi?
«Da quando il presidente della Regione, Alberto Cirio, mi invitò a ricoprire la carica di presidente del Museo, ho sempre avuto la volontà di dare nuovi spunti alla proposta culturale. È un aspetto che ha caratterizzato la mia intera vita professionale: non perdere mai il DNA del principio ma, allo stesso tempo, aggiungere elementi di novità seguendo l’evoluzione del tempo. È questa, tutt’oggi, la direzione intrapresa: l’offerta culturale deve necessariamente incontrare la domanda. Solo così il “fare cultura” diventa attraente e accessibile a tutte le fasce d’età.
Il cinema ha bisogno di essere divulgato affinché sempre più persone se ne appassionino. Noi, per veicolare questa bellezza, utilizziamo nuovi linguaggi, come la realtà virtuale, il gaming e altro ancora, senza mai perdere di vista il compito primario: raccontare la storia (e la mostra della prossima primavera su Orson Welles conferma questa volontà). Grazie ad allestitori particolarmente capaci riusciamo a declinare il linguaggio del cinema in modo che tutti possano comprenderlo. I numeri parlano chiaro: 820.000 visitatori nel 2024».

Anche le scuole rappresentano un pubblico importante per il Museo…
«Assolutamente: le attività didattiche coinvolgono 90mila studenti ogni anno e quest’anno crediamo si arriverà a superare questo record. La ristrutturazione in programma ci permetterà di aumentare ulteriormente la ricettività anche da questo punto di vista. D’altronde l’educazione dei nostri giovani deve essere una missione primaria per tutte le istituzioni, Museo compreso».
Ci sono dei lavori di ristrutturazione in calendario, dunque?
«“Abitare” nella Mole Antonelliana comporta una certezza: che, di tanto in tanto, siano necessari interventi di rinnovamento. Lo aveva già evidenziato il precedente direttore, Domenico De Gaetano – a cui va il mio plauso per l’intenso lavoro svolto – e ora, in occasione del festeggiamento dei 25 anni, siamo pronti a intervenire. Abbiamo un grande progetto di ristrutturazione del giardino e del piano interrato. La biglietteria verrà spostata nel giardino, in una sorta di agorà pensata per facilitare i flussi in entrata e in uscita. D’altronde, con tutti i weekend a biglietti esauriti, non possiamo che dare priorità a questo aspetto. Inoltre, verranno installati nuovi impianti di climatizzazione. Il ministro Giuli ha appena confermato l’impegno del Governo rispetto a questi lavori e quindi ci siamo: nel 2027 dovremmo avviare il cantiere che, rassicuro, non precluderà in alcun modo l’apertura e l’attività del Museo».

Il Torino Film Festival ha sempre avuto un legame speciale con il Museo: due parole sull’ultima edizione.
«Tra gli organizzatori e gli addetti ai lavori si avvertiva da qualche anno il desiderio di un cambiamento. La scelta di Giulio Base come direttore artistico – per una volta permettetemi di rivendicare questa nomina vincente, sostenuto ovviamente dal comitato – ha reso possibile il passaggio: abbiamo avuto così un festival più glamour e quindi più visibile, ma senza perdere l’aspetto della ricerca e quel mood cinefilo delle origini».
Guardando avanti, quali sono le opportunità più importanti per il Museo nel prossimo periodo?
«Oltre agli interventi descritti poc’anzi e ai progetti sui quali lascio la parola al direttore, è già stato acquisito il finanziamento per la realizzazione di un video mapping sulla cupola della Mole: un tassello importante in questa ottica di rinnovamento che conferma la volontà di instaurare un dialogo continuo con la Città e di raggiungere un pubblico sempre più ampio perché tutti possano imparare ad apprezzare il linguaggio della settima arte».
CARLO CHATRIAN, DIRETTORE DEL MUSEO NAZIONALE DEL CINEMA
Ci racconta la sua visione artistica riguardo al Museo?
«Nel corso dei suoi “primi 25 anni”, il Museo ha raccontato il cinema attraverso collezioni sempre più ricche; è anche cresciuto il suo appeal nei confronti della città e si sono ampliate le attività. È un museo che ha saputo essere molto più di un museo, come dimostrano iniziative quali il Torino Film Lab, che promuove ogni anno pellicole poi applaudite a Cannes o a Venezia. L’obiettivo oggi è continuare ad allargare il nostro ambito d’azione.
In questo senso, è appena stato inaugurato un progetto creativo che proseguirà nel 2026: abbiamo chiesto a registi non torinesi di utilizzare la nostra Mole come scenografia per i loro cortometraggi. La prima opera, “Ecce Mole”, di un regista tedesco, è già stata proiettata al New York City Festival, a Lisbona, a Roma e alla Viennale. Attraverso questi corti le nostre collezioni hanno la possibilità di viaggiare in tutto il mondo. In parallelo, siamo impegnati nella valorizzazione delle nostre collezioni di proprietà, altro punto molto importante del lavoro attuale. Ne sono due esempi la mostra che celebra Angelo Frontoni, “Pazza idea”, e quella dedicata ai Manifesti d’artista».

Qualche anticipazione per il 2026?
«C’è grande attesa per la prossima grande esposizione di primavera. Nelle ultime stagioni ci siamo concentrati sul cinema del presente: è il momento di tornare al passato con una mostra dedicata alla straordinaria figura di Orson Welles. Molti materiali arriveranno da Parigi, completati dalle nostre collezioni: un modo per far conoscere questo innovatore del cinema anche alle nuove generazioni».
In un mondo che cambia rapidamente, come può il Museo continuare a coinvolgere sia i giovani curiosi che gli appassionati di cinema?
«Da sempre cerchiamo di offrire proposte che possano rivolgersi a un pubblico diversificato, dagli 0 ai 90 anni, mi piace dire. È evidente che il Museo del Cinema si allontana dal modello tradizionale, dall’immagine di una serie di sale riempite di teche polverose D’altronde il cinema è l’arte del presente e così dobbiamo raccontarlo. Anche le tre sale del Cinema Massimo ci aiutano a coinvolgere il pubblico più giovane, con una programmazione che alterna film attuali ad altri meno noti. E non posso dimenticare l’impegno sui social, fondamentale per presentare il Museo a un pubblico internazionale. Dal momento che, per ragioni pratiche, solo il 5% delle nostre collezioni viene esposto, il web diventa un ulteriore canale per raccontare questo patrimonio inestimabile».

La magia del cinema viene portata anche fuori dalla Mole…
«Sempre di più: a partire dalla carrellata di immagini sulla cancellata storica della Mole – in questo momento dedicata al tema delle 500 al cinema – fino ad altri eventi, di diversa natura ma tutti significativi. Dalla mostra a Settimo sull’ultimo film di Garrone, “Io Capitano”, alla mostra alle Gallerie d’Italia, in cui sono riportate le immagini del libro realizzato per i 25 anni del Museo, “Mole. Il tempio del cinema”. Immagino la Mole Antonelliana come un faro: visibile da ogni angolo di Torino, ma anche come un’entità che irradia luce sul territorio, raccontando la sua arte fino a luoghi che apparentemente non hanno nulla a che fare con il cinema».
Un’ultima domanda. Torino e i festival del cinema.
«Da poco terminata l’ultima edizione, il Torino Film Festival è stato non solo un’occasione per far brillare la città con le stelle internazionali, ma anche una vetrina di lancio per nuovi talenti esordienti, che è poi la missione storica del festival. Tengo a sottolineare come il TFF sia solo uno dei grandi impegni del Museo, dato che da noi vengono organizzati anche il Lovers Film Festival e il Festival CinemaAmbiente, dedicati a temi di grandissima attualità. In qualità di hub del cinema e della cultura, è giusto ricordare come il Cinema Massimo ospiti inoltre almeno dieci festival ogni anno, tra cui Sottodiciotto e Seeyousound, a dimostrazione dell’incredibile fermento di questo “angolo” di Torino».

(foto MARCO CARULLI, MUSEO NAZIONALE DEL CINEMA e TFF)
